Eccoci al secondo appuntamento della rubrica di pensieri sparsi e flusso di coscienza del sottoscritto, sfogo libero delle sensazioni personali del vostro giocatore malinconico nei confronti del mondo dei videogame targato Nintendo. Ci siamo lasciati l’ultima volta con la sensazione positiva delle potenzialità d’uso dell’ammiraglia della grande N offerta dal primo mese di convivenza. Ma quale modo migliore di testare un rapporto se non un viaggio di nozze? Ed eccomi infatti qui a testimoniare la felicità di un possessore di Switch alle prese con trasferte di lavoro contraddistinte da voli intercontinentali. Per motivi operativi mi sono infatti visto costretto a visitare la Cina, con un volo sulla tratta Milano-Hong Kong dell’invidiabile durata di 12 ore circa. Andata + ritorno. In Economy. Non il più comodo degli spostamenti, ma niente paura: a farmi compagnia, oltre ai (sinceramente) bei film in anteprima offerti dalla Cathay Pacific, avevo anche l’ultima nata in quel di Kyoto.  E mi posso ritenere fortunato, come vedrete.

Dopo i controlli del caso salgo sull’aereo, prendo posto, mi metto comodo e aspetto il decollo. Tutto procede al meglio, volo in perfetto orario, ed ecco arrivare l’avviso di potersi mettere comodi: sistemo il tavolino della mia postazione e come prima cosa preparo la mia console in modalità…tavolino appunto. Allargo il cavalletto, posiziono l’hardware davanti a me e mi appresto, cuffiato, a giocare a Zelda Breath of the Wild. Perso nel meraviglioso mondo di Hyrule mi passano le prime due ore circa di volo: esploro il vasto mondo di gioco, mi dirigo verso qualche Sacrario sparso qua e là, completamente rapito dalla bellezza di questo splendido titolo. Batteria consumata di parecchio e stanchezza previsionale (data dal cambio di fuso orario), mi spingono a godere del pasto servito guardando un film, dopo il quale mi costringo faticosamente a schiacciare un pisolino. Passo molte delle ore rimanenti in questo stato di dormiveglia apatico, uscendo dalle nebbie del volo soltanto per la colazione buttata giù a forza seguendo la decima stagione di Big Bang Theory, per poi prepararmi all’atterraggio. Il ricordo migliore del viaggio d’andata è senza dubbio proprio Zelda, goduto a fondo come se fossi sul divano di casa mia.

Atterrato a Hong Kong, frastornato dal cambio di clima più che di orario, mi accingo a prendere treni, metropolitane e taxi per giungere in albergo: check-in senza problemi ma la camera sarà disponibile solo dopo…6 ore dal mio arrivo. Stanco e un po’ scoraggiato, mi accingo a girovagare per l’umida e caldissima metropoli, senza una meta precisa. Vado a pranzo in un ristorante giapponese all-you-can-eat bevendo…coca cola; passeggio sul lungo mare della baia, osservando da lontano l’Isola, con il suo paesaggio di grattacieli “cinematografici”; visito il Museo di Storia che ospita una bellissima mostra di Giocattoli, con tanto di passerella dedicata agli Storm Trooper di Star Wars. Poi, spinto dal mio istinto nerd, prendo la metropolitana alla volta di Mong Kok, alla ricerca del Golden Arcade Center. Una specie di palazzone (assolutamente lontano dal concetto di “centro commerciale”) sito alla periferia nord del quartiere turistico dello shopping, fatti di vari piani e tantissimi, piccolissimi micro banchetti pieni zeppi, come uova, dei prodotti di elettronica più disparati. Spinto da un ricordo sbiadito, fatico a trovarlo, quando all’improvviso un cartellone pubblicitario enorme ad altezza strada di Mario Kart 8 Deluxe attira la mia attenzione: ho trovato il Golden Arcade. All’interno, tantissimi prodotti di tutte le ere videoludiche, ma la mia attenzione va alla situazione Switch: sarà anche Hong Kong vittima dell’isteria che sta caratterizzando il lancio del nuovo prodotto Nintendo? Una rapida occhiata sembrerebbe rispondere positivamente al quesito: nell’ora scarsa passata all’interno del Center ho visto una decina di persone acquistare la console o interessarsi ad essa nei vari micro negozietti, magari comprando un titolo o un accessorio. Personalmente, deluso dall’assenza (“Sold out, sold out”, mi rispondevano i venditori) degli amiibo di Breath of the Wild (introvabili anche dall’altra parte del mondo!) mi sono buttato sulle statuette NFC di Monster Hunter Stories (bellissime!). Stanco ma inebriato dal livello di nerdismo respirato, esco dal Golden Arcade e mi dirigo verso l’;albergo, agognando il letto della mia stanza, ma prima di crollare: caffè.

Da buon cosmopolita occidentale figlio del consumismo globalizzato, l’ultima tappa dell’epopea pre-albergo è uno Starbucks in zona Tsim Sha Tsui, vicino al mio alloggio e agli uffici che andrò a visitare il giorno seguente. Ordino rigorosamente espresso italiano, mi siedo al mio tavolino e non resisto alla tentazione: tiro fuori la mia Switch e mi sparo un torneo a Mario Kart 8 Deluxe. Livello hipster: più di 9.000, direi! Ma la cosa migliore è che mi sono davvero divertito giocandoci, alla faccia della stanchezza e del fuso orario, del volo e del caldo. Sono riuscito a entrare nel mondo di gioco, a farmi rapire dalla sua frenesia arcade e a trascorrere l’ultima mezzora di libertà metropolitana prima di fiondarmi sotto la doccia. Il ricordo più bello del soggiorno a Hong Kong? Il respiro internazionale della città, che non visitavo da qualche anno. Ma, in seconda posizione: le partite a Mario Kart, tra un impegno lavorativo e l’altro.

Nintendo Switch è una manna dal cielo per chi, come me, si trova a vivere situazioni lavorative di questo tipo, con lunghi spostamenti internazionali come quello che mi appresto ad affrontare a fine mese, questa volta in direzione: Tokyo. Siamo in pochi, probabilmente, nel computo statistico di massa degli acquirenti di console, ma chi se ne frega: io penso a me, e a quanto Switch si stia rivelando capace di soddisfare i miei bisogni e le mie esigenze di amante dei videogame. Avanti così.

5 Commenti

  1. Non avevo avuto il tempo di leggerlo, commento molto oltre tempo massimo.
    Anche a me capita spesso di dover prendere l’aereo e credo che Switch sostituirá il mio fidato 3ds per questo genere di sessioni. Giá di recente mi é capitato di provare la console in “table top mode” e, sembra una cosa stupida, ma tenere in mano il controller anziché averlo agganciato ai lati dá un feeling totalmente diverso da quello di una console poratile “pura”.
    Piuttosto, avevo sentito delle voci che spiegavano come in modalitá aereo i joycon non funzionassero se non ataccati alla console, non hai avuto problemi in tal senso?

    • Ciao! I Joycon funzionano separati dalla console anche in modalità aereo. Però è vero che esiste la funzione per disattivare le comunicazioni bluetooth, e quindi i joycon separati dalla console. Onestamente non so se la cosa potesse creare problemi di sicurezza al volo 😀
      Ho giocato in table top mode coi joycon separati nelle due mani senza problemi! 🙂