Nel corso del Direct dedicato a Switch avvenuto lo scorso aprile, i possessori della console Nintendo hanno potuto gioire di un paio di sorprese provenienti dalle terze parti. Una di queste è stato senza dubbio l’annuncio di Fate/EXTELLA da parte di Marvelous, che ha deciso di portare Umbral Star anche sull’ammiraglia di casa Nintendo. Titolo d’azione, di chiara ispirazione giapponese, si prepara a offrire un’esperienza di gioco incentrata su determinate caratteristiche tipiche di alcune produzioni del Sol Levante, come la realizzazione di personaggi femminili prorompenti, grandi dosi di dialogo a tratti anche equivoci, un comparto tecnico non di primissimo piano e un divertimento sano, anche se a tratti ripetitivo. Ma andiamo con ordine.

Il titolo poggia su una forte componente narrativa, piuttosto complessa e articolata, tanto da apparire persino un po’ arzigogolata. Degno di ogni anime che si rispetti (cosa a cui la serie Fate chiaramente mira), ci sono in gioco giovani ragazze alle prese con un pericolo così grande da mettere a repentaglio l’esistenza stessa del mondo intero. Questa volta in particolare tutto si basa sulla scoperta di un essere senziente, seppur artificiale, sulla Luna. Il Moon Cell Automaton è un computer dotato di anima che esiste sul satellite terrestre e che è in grado di soddisfare qualsiasi desiderio. Questa AI ha generato un mondo virtuale permanente, chiamato SE.RA.PH. dove Servitori e i Maestri (virtualizzazioni di esseri umani reali che vivono sulla terra) che li controllano combattono per il controllo dell’Automaton, durante il conflitto conosciuto come Guerra del Sacro Graal. Il gioco inizia con il protagonista, Master del Servitore conosciuto come Nero, che ha vinto il conflitto, ottenendo l’anello conosciuto come Regalia, capace di provare il controllo sul mondo virtuale di SE.RA.PH., ma il nostro avatar sembra aver perso la memoria durante lo scontro. Anche per questo, alcuni avvenimenti non sono del tutto chiari, soprattutto quando ci rendiamo conto di come il mondo del Moon Cell sia in continuo mutamento e soggetto a continui attacchi nonostante la nostra comprovata sovranità. Sovranità messa in forte discussione già al termine del primo livello di gioco, al comparire di un altro Servitore, accompagnato da un Master molto particolare, dotato per altro di un altro anello del potere.

Quello che non convince moltissimo del titolo è come tutto questo canovaccio, intricato ma a tratti anche intrigante, venga presentato con muri di testo a scorrimento piuttosto lento, privo di animazioni, al massimo nella migliore delle ipotesi affiancato da artwork mezzo busto dei personaggi in fase di dialogo. Una presentazione davvero statica, a tratti persino povera, che non rende giustizia all’impalcatura narrativa evidentemente profonda, seppur strampalata, né ovviamente alla modernità dell’hardware di riferimento che godrebbe di filmati animati per quanto concerne la fruizione dell’utente finale. Passi per l’approccio al gioco in modalità portatile, restano più dubbi sull’interazione a schermo tv: dal punto di vista qualitativo e del ritmo, la fase iniziale soprattutto è davvero ostica, purtroppo. Un peccato, considerando come, al di là del gusto personale in merito al character design, senza dubbio i personaggi appaiano dotati di un discreto carisma e di una buona caratterizzazione, capace di distinguerne chiaramente le classi di appartenenza e le relative caratteristiche di combattimento e personalità. Stereotipati, forse; eccessive nella morbosità di alcuni passaggi equivoci, senza dubbio. Ma quantomeno non noiosi, tanto da spingerci a desiderare la fine di questi interminabili dialoghi scritti a scorrimento, per poter apprezzare i modelli 3D dei combattenti, le loro armi e armature e, al più presto, prenderne il controllo per combattere sul campo di battaglia.