Ultra Hyperball

Ovvero di come basta un pulsante per diventare campioni di uno sport strampalato.

In questi primi mesi di vita del neonato Switch, uno dei punti cardine della strategia di marketing di Nintendo (oltre alla sua peculiare portabilità) è stata la possibilità di partite con gli amici appena tirata fuori la console dalla scatola. La presenza dei due Joy-con permette sfide immediate fra due giocatori, soprattutto per quei giochi che non richiedono un eccessivo utilizzo di complesse combinazioni di pulsanti. Non c’è quindi da stupirsi che la libreria dell’eShop (ma anche l’offerta retail) possa contare su numerosi titoli che riescono a dare il meglio di sé proprio in esperienze multigiocatore, soprattutto se seduti tutti insieme su un divano. Ultra Hyperball si va a piazzare perfettamente in questa sezione, con il pregio di offrire un gameplay efficace anche se giocato in solitario.

La prima cosa che colpisce il giocatore è sicuramente la presentazione generale, con uno stile retro tutto pixel che è ovviamente una scorciatoia per lo sviluppatore, ma che tuttavia calza a pennello con l’atmosfera del gioco che ricorda tanto i pomeriggi passati in sala giochi con i vecchi cabinati arcade. In particolare, i fondali sono vari e ben caratterizzati, nonostante la grana fisiologicamente grossa. Il comparto sonoro è altrettanto curato, con tracce chiptune che si adattano alla perfezione e che accompagnano il giocatore durante i molti tentativi che si rivelano necessari per affinare la propria tecnica. Infatti, per quanto basilari possano essere le azioni da compiere, sono richiesti un po’ di minuti per prenderci la mano e diventare effettivamente competitivi. Ma una volta preso il ritmo, sarà difficile staccare le mani dai controller.

 

Probabilmente, l’unica cosa che possa far riposare le falangi per qualche decina di secondi sono delle scenette molto semplici che fungono da intermezzo, grazie ad una trama simpatica che non si prende troppo sul serio. I giocatori vestono i panni di un ragazzo di 17 anni che, stanco di gestire il ristorante di noodle di famiglia, decide di provare ad intraprendere la carriera sportiva da giocatore di Hyperball. Proseguendo nell’avventura, lo si può vedere alle prese con gli allenamenti per culminare il suo sogno di vincere il campionato di questa sorta di sport nazionale (con anche colpi di scena degni di un anime degli anni ‘80). L’aspetto positivo è che i brevi dialoghi sono tutti tradotti in italiano (e pure in un italiano più che decente), così come i menu e le poche istruzioni necessarie per iniziare a giocare: uno sforzo davvero lodevole per un titolo indie dal budget sicuramente ridotto. Anzi, sarebbero meglio utilizzare il neologismo Nindie, visto che si tratta di un’esclusiva per Nintendo Switch.

Ma in cosa consiste questo fantomatico Hyperball? Si tratta di una specie di tiro al volano ovvero, per dirla in soldoni, bisogna far rimbalzare una pallina facendola rimbalzare sulla testa. Detta così non sembra un’attività così divertente, eppure è un’idea talmente semplice che funziona perfettamente. Il primo livello ci vede nel cortile del ristorante di spaghetti a fianco di un enorme metro in legno che rappresenta l’altezza da raggiungere col volano per superare il livello. Ma affinché esso voli in alto, è necessario saltare col giusto tempismo, in modo tale da colpirlo nel punto di massima sospensione da terra. E, come già detto in precedenza, le prime volte non è affatto una sciocchezza. Anche perché dopo un po’ di colpi, il volano uscirà dall’inquadratura durante la fase di discesa, con solamente due frecce ad indicarci l’avvicinamento del bersaglio (il video di gameplay del nostro caro Contra è perfetto per capire le meccaniche di base). Il salto è associato al pulsante in basso del Joy-con, quindi nei primi cinque livelli non dovremo far altro che premere ripetutamente B (oppure A, se giochiamo con un singolo Joy-con). L’unica differenza sta nel numero di colpi e l’altezza da raggiungere, entrambi crescenti.

Ma quando il pericolo della ripetitività sembra in agguato dietro l’angolo, gli sviluppatori stravolgono il gameplay proponendo varianti sempre più complesse. Ad esempio, nella cinquina successiva il salto avverrà premendo sul touchscreen della console, con inoltre più personaggi e volani da dover gestire contemporaneamente. Fra tutte le versioni, questa è sicuramente quella che richiede una maggior concentrazione e bravura nella gestione dei diversi personaggi, spingendoci ogni volta a modificare il nostro stile di gioco. Nelle serie successive si aggiungeranno altri fattori, come lo spostamento laterale tramite levetta analogica o addirittura inclinando il controller, sfruttando il giroscopio al suo interno. In caso di colpi scentrati, il nostro bersaglio inizierà a svirgolare all’impazzata da una parte del campo all’altra. Questo è esattamente quello che dovevano fare gli sviluppatori per mantenere vivo l’interesse senza dare a noia delle meccaniche che altrimenti si sarebbero rivelate ben presto stancanti.

 

Sebbene le belle parole spese finora, ci sono tuttavia dei difetti che non si può non tenere in considerazione. Come richiede un gioco così elementare (nel senso positivo del termine), i comandi sono precisi e reattivi, senza lag di sorta che andrebbero a compromettere irrimediabilmente un gioco in cui la precisione è tutto. Ciononostante, nei livelli in cui bisogna inclinare i Joy-con, capita spesso che i movimenti siano imprecisi (soprattutto nella modalità portatile), richiedendo spesso una ricalibrazione tramite il pulsante dorsale sinistro: operazione rapida e per lo più indolore, anche se c’è da capire se la colpa sia da affibbiare agli sviluppatori o a dei Joy-con non sempre affidabili.

 

L’altro fattore non esaltante è la longevità. La modalità storia si conclude in un’oretta di gioco, anche se la vera sfida (in pieno stile arcade) non è tanto quello di “superare” i livelli e basta, quanto invece conquistare la medaglia d’oro superando il punteggio prestabilito (fissato poco al di sotto del record di un’artista che ha partecipato alla realizzazione del gioco, quindi c’è da faticare parecchio). Oltre alla soddisfazione, raggiungendo determinati obiettivi, si sbloccheranno nuovi personaggi da utilizzare, tutti quanti con le stesse identiche abilità, ma uno più bello dell’altro (e ce ne sono quasi una cinquantina tutti diversi!). Ma a prolungare il divertimento ci pensano 15 livelli in co-op nei quali bisogna superare una sfida tutti insieme (data dalla somma delle altezze raggiunte, dai colpi effettuati o dal tempo di sopravvivenza). Fino a quattro giocatori si possono divertire insieme cercando di collaborare, e se si può ottenere il bronzo anche senza essere dei campioni, ottenere la medaglia iridata richiede uno sforzo collettivo mica da ridere. Non esistendo una difficoltà regolabile a priori, gli sviluppatori sono riusciti a creare una progressione che permette di divertirsi anche senza essere giocatori incalliti, lasciando la possibilità di godersi una serata in compagnia anche dei nostri amici meno esperti.

Le modalità per giocatore singolo e in cooperativa vi occuperanno in totale sulle tre ore, senza contare però tutto il lavoro di rifinitura nel caso voleste aggiudicarvi più ori possibili (la vera sfida offerta dal gioco). Tuttavia, gli sviluppatori hanno inserito anche una modalità battaglia dalla longevità potenzialmente infinita. Quattro diversi tipi di scontri (dal tiro in alto standard fino alla versione definitiva con i sensori di movimento) per decretare il vero campione di Hyperball. E sebbene alcune regole forse potrebbero essere riviste, la frenesia per saltare meglio dei tuoi avversari è davvero coinvolgente (e snervante (e divertente)). Quindi, sebbene una mole di contenuti che per alcuni potrebbe sembrare ridotta (soprattutto se non si ha possibilità di giocare in compagnia), Ultra Hyperball mostra come un’idea semplice possa essere declinata in un gioco elegante e che crea facilmente dipendenza.