Il gioco sviluppato in Italia ricorda da vicino alcune produzioni tipiche di Nintendo anche per un altro aspetto importante: lo sviluppo progressivo della mappa, conseguente all’ampliamento delle azioni a nostra disposizione. Se l’aggettivo internettiano “metroidvania” è ormai abusato, non possiamo negare come la gestione delle aree di gioco (richiamabili a schermo tramite la pressione del tasto dorsale) e la loro struttura a disvelamento non lineare ricordino molto da vicino proprio le avventure più classiche della cacciatrice di taglie interstellare Samus Aran: molto spesso ci troveremo a intravedere l’obiettivo del nostro peregrinare (che sia il rottame di un compagno robot accanto al quale giace l’ennesimo power up, piuttosto che la chiave di attivazione per determinati interruttori necessari per il proseguimento dell’avventura), senza però poterlo raggiungere. Almeno non immediatamente. Il backtracking “intelligente”, infatti, è parte integrate della struttura di gioco, con elementi dell’arsenale capaci di fornire al fruitore sempre nuove azioni man mano che la storia prosegue, grazie ai quali tornare in regioni magari già parzialmente affrontate solo per scoprire come sia ora possibile raggiungere nuove aree precedentemente inaccessibili.

Un altro elemento che in qualche modo, posta le differenza stilistica sul versante visivo, richiama poi Metroid è quello legato all’atmosfera desolata di un pianeta alieno abitato soltanto da creature ostili e da resti di quella che per noi potrebbe essere identificata come una civiltà similare al nostro avatar (fatta in questo caso non da Chozo ma da rottami di robot). Un tasto delicato, ma ben calibrato, capace di offrire un senso di desolazione ma non di banalità; di solitudine, ma non di noia. Probabilmente anche grazie all’ottima colonna sonora, poco invasiva ma assai curata proprio nell’essere accompagnamento rispettoso di questi scenari così estranei e al contempo conturbanti. Una sensazione piacevole, durante le sessioni di gioco, che si protraggono positivamente sia per brevi occasioni che per sedute più casalinghe. Proprio sul versante longevità, forse, anche grazie al piacere ludico e immersivo ricavabile dall’esperienza di gioco, possiamo lamentare qualche cosa: avremmo preferito che il gioco durasse di più, da quanto preziosa si è rivelata essere l’esperienza vissuta.

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In sintesi, forma.8 è un titolo indipendente dotato di grande qualità, sia dal punto di vista stilistico che ludico; risulta originale, ispirato, impegnativo senza mai diventare frustrante, adatto sia alle sessioni portatili che a quelle televisive da salotto, fornendo un intrattenimento certo lontano dai fasti cinematografici delle produzioni AAA, ma non per questo meno interessante. Anzi, l’approccio estetico minimalista, la colonna sonora di livello e l’atmosfera quasi intimista, unitamente a una giocabilità ermetica che vuole farsi scoprire dal vero appassionato, ne fanno una piccola perla italiana.

2 Commenti

  1. Preso l’altro giorno, ancora non ho avuto modo di approfondirlo ma due cose mi hanno fatto storcere il naso : ci sono molti caricamenti, anche abbastanza lunghi da una zona all’altra e inoltre é presente qualche rallentamento. Detto questo rimane un gioco che si apprezza al massimo con un paio di cuffie nel buio della vostra camera, consigliato!