I Pokémon sono tornati, più agguerriti che mai: dopo l’esordio felice su Wii U (un milione di copie vendute nel mondo nonostante le difficoltà commerciali della vecchia console della casa di Kyoto) ecco tornare il picchiaduro sviluppato da Bandai Namco ambientato nel mondo dei mostri tascabili più famosi di sempre: Pokkén Tournament Dx. Una versione riveduta e corretta che, oltre a riproporre ai nuovi scenari d’uso offerti da Switch tutti i contenuti precedentemente sviluppati, va ad arricchirsi integrando anche il supporto post lancio che la The Pokémon Company aveva dedicato soltanto alla versione arcade (che il sottoscritto ha anche avuto la fortuna di provare in quel di Tokyo!). Titolo perfetto per incarnare l’anima multiplayer globale che la nuova ammiraglia di Kyoto sta spingendo con tutte le sue forze, dall’ottimo Mario Kart 8 DX passando per ARMS e Splatoon, perfetto trait-d’union tra l’ondata di giochi arcade estivi e l’ormai prossimo arrivo di titoli sportivi capitanati da FIFA 18 e completati da NBA 2k18 e WWE 2k18. Preparate dunque polsi e polpastrelli e cimentatevi nella sacra arte delle…botte mostruose!

Pokkén Tournament DX, come il predecessore, è un picchiaduro con protagonisti alcuni dei più amati Pokémon di sempre, parzialmente ispirato a Tekken (da cui deriva il suffisso “ken”, che significa “pugno”), probabilmente a causa del team di sviluppo capitanato da Harada, capace di rendere famoso in tutto il mondo il brand di lotta targato Bandai Namco. Il gioco per altro possiede un posizionamento di telecamera dal lato che ripercorre da vicino le dinamiche del famoso titolo di arti marziali, con spostamento laterali sulla bi-dimensione dei lottatori e una struttura di parate, counter e prese ripartita secondo le principali caratteristiche dei diversi combattenti, per un discreto livello di analisi e strategia durante gli scontri. La particolarità strutturale però è che il titolo alterna questa visuale a un’altra, con la telecamera posizionata alle spalle del lottatore, per un movimento libero nella tridimensionalità all’interno di un’area delimitata dell’arena, come fanno molti picchiaduro ispirati a famosi anime giapponesi (Naruto, in particolare). Il passaggio da una visuale all’altra è denominato “cambio di fase” e interviene a fronte di attacchi particolarmente efficaci portati a segno da uno dei due lottatori, introducendo una discreta varietà situazionale agli scontri. In fase “2D”, infatti, il movimento è meno libero e la distanza tra combattenti accorciata; è qui che gli sfidanti più portati ad attacchi potenti a corto raggio possono dare il meglio di sé. Al contrario, nella fase “3D”, velocità e rapidità di esecuzione, piuttosto che un raggio d’attacco più ampio, potranno avere la meglio. Importante quindi sarà gestire al meglio le fasi più o meno affini alle caratteristiche di ciascun lottatore, considerando anche l’astuto e strategico utilizzo dei Pokémon di supporto: caricando una specifica barra di energia, infatti, sarà possibile chiamare l’intervento di un mostriciattolo secondario al nostro fianco, ciascuno in grado di effettuare un’azione particolare. Che siano più dediti all’attacco nei confronti del nemico, piuttosto che alla difesa del nostro avatar o capaci di modificare le variazioni di stato dei lottatori nell’arena, sarà importante chiamare in nostro soccorso l’aiutante al momento giusto, a seconda delle situazioni. Organizzati in coppie, i Pokémon di supporto erano già in discreta quantità nella versione originale, e si arricchiscono in questa riproposizione DX di ulteriori coppie (come Litten e Popplio), aumentando il livello di varietà e di strategia.

L’aggiunta più importante però in termini di personaggi è ovviamente quella che riguarda il roster di Pokémon selezionabili per le battaglie tramite un controllo diretto: se infatti dovevamo trovare un difetto al capitolo originario era proprio quello di avere un numero limitato di lottatori, soprattutto selezionabili dal principio (le due versioni di Mewtwo infatti erano da sbloccare tramite la modalità Storia, denominata Lega Ferrum). Il gioco per Switch migliora non di poco la situazione, passando da 16 a un totale di 21 personaggio, con un notevole incremento percentuale rispetto al roster iniziale, permettendo per di più di selezionare tutti i mostri disponibili sin dall’inizio. La sensazione è decisamente diversa, con un senso di ampiezza, varietà e completezza maggiore, dando la possibilità a tutti di poter sperimentare con un discreto numero di lottatori i diversi approcci possibili alle diverse modalità, migliorando soprattutto l’immediatezza della modalità multiplayer locale. Nel dettaglio, i nuovi Pokémon aggiunti, derivanti dalla versione arcade i cui contenuti sono finalmente stati integrati anche nella versione da casa, sono: Scizor, Darkrai, Croagunk, Empoleon e Decidueye. La cosa migliore è che tutti sono ragionevolmente differenziati e la sensazione trasmessa è quella di freschezza nell’utilizzo di ciascuno. Ovviamente, rispetto agli oltre 700 Pokémon esistenti, la selezione risulta ancora un po’ troppo contenuta, ma allo stesso tempo per essere sostanzialmente una nuova IP nell’ambito di questo particolare genere, potendo accedere dal primo avvio anche ai due Mewtwo, non possiamo lamentarci: ciascuno avrà di che testare per trovare il proprio mostro tascabile preferito per queste lotte all’ultima mossa.