Gli sviluppatori hanno deciso di proporre un gioco dal respiro più ampio, alternando fasi di scavo (più o meno tradizionali) e sezioni platform inedite per la serie. Proprio per questa ragione, il mondo di gioco non è più generato proceduralmente, bensì segue i contorni di un level design molto più curato e ispirato. Lungo tutte le caverne principali sono nascoste altre grotte da esplorare nelle quali vengono introdotti anche enigmi ambientali che fungono da ottimo diversivo, pur non essendo così complessi da rompere il ritmo degli scavi. Il risultato è un mondo ancora più vasto e ancora meno lineare, con tre ambientazioni distinte dal punto di vista spaziale e stilistico, ognuna con i suoi mostri (dei quali è presente una buona varietà) e le sue peculiarità, che sia lava incandescente, acido corrosivo o pozze velenose. In un particolare momento della storia, entreremo persino in una realtà informatica grazie all’aiuto di Fen, la nostra inseparabile fiammella cibernetica. E’ necessaria una certa dose di adattamento, considerando che ogni zona deve essere affrontata con le cautele richieste dalla particolare morfologia del terreno.

 

Viste le dimensioni maggiori, la mappa su schermo risulterà uno strumento indispensabile da consultare con regolarità. Succede infatti che inizialmente alcune aree non siano accessibili e che solo ottenendo una determinata abilità si possa superare un ostacolo invalicabile in precedenza (ad esempio, uno strato di roccia dura da rompere con un pugno pneumatico). Questa nuova sfumatura fa virare il genere verso un vero e proprio metroidvania, senza però rinunciare ad una ulteriore componente RPG (molto blanda) con punti esperienza da acquisire sconfiggendo nemici e raggiungendo gli obiettivi della storia. Man mano che Dorothy cresce di livello, si dipana davanti a noi una personalizzazione vastissima del proprio arsenale bellico, con abilità da sbloccare sotto pagamento di denaro e collezionabili (fattore che sprona all’esplorazione di ogni singolo anfratto). Si possono migliorare le prestazioni del proprio piccone o aumentare le dimensioni dello zaino come avveniva già in passato, oppure attivare potenziamenti inediti che vi aiuteranno nella raccolta di minerali, nello scontro con i nemici o nell’esplorazione delle caverne. Per quanto uno possa essere certosino nella ricerca, è praticamente impossibile trovare al primo colpo tutti gli ingranaggi nascosti necessari (alcuni non possono nemmeno essere raccolti subito, proprio come in ogni buon metroidvania che si rispetti, mentre altri sono celati in una delle numerosissime aree segrete), dunque sta al giocatore decidere quali siano le abilità più utili da sbloccare, il che consente di personalizzare il gameplay secondo il proprio stile di gioco. Dato che gli ingranaggi possono essere riassegnati, si è incentivati a provare diverse combinazioni, magari a seconda della zona specifica che stiamo attraversando.

Inoltre, sparse qua e là per il mondo di gioco, ci sono delle specie di camere iperbariche che concedono a Dorothy nuove abilità. L’aspetto interessante è che non tutti questi strumenti sono necessari per proseguire, anche se scovarli tutti significa semplificarsi molto la vita nelle ultime fasi di gioco, le quali propongono un’esplorazione molto più dinamica rispetto alle prime fasi, che invece ricalcano più da vicino il primo episodio. Infine, è possibile modificare la difficoltà in maniera molto intelligente attivando o meno alcuni bonus che permettono di guadagnare più soldi o punti exp, ma che al contempo propongono sfide più impegnative. Anche solo il fatto di non aver segnalato sulla mappa la posizione del prossimo obiettivo da raggiungere può trasformare una piacevole passeggiata in un vero e proprio inferno per giocatori hardcore. Anche senza voler strafare, la modalità standard propone comunque un tasso di difficoltà non indifferente, senza sfociare tuttavia in sessioni snervanti, se non per un paio di picchi pronti all’agguato (qualcuno ha detto robot indemoniati?). Per concludere l’avventura mi ci sono volute 9 ore, con un approccio abbastanza puntiglioso nella raccolta dei materiali e nell’esplorazione delle aree bonus, oltre ad alcune sessioni sporadiche di backtracking. Ciononostante, molti segreti mi stanno ancora aspettando una volta finito di scrivere questa recensione.

La mia versione era in lingua inglese, ma gli sviluppatori ci hanno assicurato che una patch contenente anche l’italiano è in arrivo poco dopo il lancio, se non già all’uscita stessa. La notizia è ottima, visto che i ragazzi di Image & Form sono celebri per essere dei mattacchioni patentati. La trama avrebbe tutto il necessario per creare un’atmosfera continua di tensione, eppure i dialoghi ironici dei tanti robot (e non solo) che si incontriamo lungo il cammino sdrammatizzano la situazione, con tanti giochi di parole a tema meccanico – sono curioso di vedere come hanno adattato alcune battute – e tormentoni presi dalla cultura pop. Persino la descrizione delle armi e dei collezionabili trasudano meme da ogni poro.

 

Insomma, ormai avrete capito che gli sviluppatori sono riusciti a riprendere un loro grande successo senza cadere nella tentazione di proporne una copia spiccicata. A delle meccaniche che creavano già dipendenza di loro sono state apportate diverse migliorie che hanno reso il gioco ancora più maestoso. La cura nella progettazione dei livelli è andata di pari passo con un miglioramento sensibile del comparto visivo e sonoro (gli effetti del piccone sulla roccia o il rumore del terreno che si sgretola sono più che mai immersivi). Permane forse l’annoso problema di una longevità che potrebbe far storcere il naso a qualcuno con un po’ troppa fretta nell’avanzare, ma il lavoro svolto non può che incuriosire su che cosa abbiano in mente gli sviluppatori per il prossimo progetto ambientato nel loro universo steampunk impossibile da non amare.