Warner Bros. non lesina supporto in salsa Lego su Nintendo Switch, questo è sicuro. Per primo è arrivato il porting di Lego City Undercover di stampo Wii U, dopodiché sono stati confermati sia Lego Marvel Heroes 2 che Lego Ninjago. Ma per certi aspetti il titolo di maggior interesse è Lego World, qui analizzato. Perchè la sua natura di sand box procedurale senza dubbio mette sotto sforzo il motore sotto il “cofano” della Switch in maniera significativa, testando in qualche modo limiti e performance dell’ammiraglia di Nintendo. Il risultato è a tratti confortante, a tratti deludente: Switch sembra cavarsela adeguatamente, ma le sue peculiarità (che avrebbero potuto offrire discreti vantaggi in termini di QoL) vengono poco sfruttate. Più promossa la console che il titolo, insomma.

Lego Worlds è in pratica quello che tutti pensammo davanti ai primi barlumi di successo registrati da Minecraft: il famoso gioco ormai proprietà di Microsoft, infatti, sostanzialmente traslava la giocabilità con cui miliardi di persone sono cresciute nel mondo reale all’interno di una realtà virtuale. La costruzione di interi mondi a partire da piccoli elementi costruttivi e costitutivi infatti è da sempre il marchio di fabbrica di Lego, intesa come casa di produzione di giocattoli: la famosa marca danese infatti da sempre propone una grandissima libertà interpretativa capace di spingere i limiti della fantasia individuale nella costruzione di veicoli, abitazioni e oggetti tra i più disparati a partire da un singolo mattoncino. Minecraft ha avuto l’accortezza programmatica di insistere sullo stesso tasto, su quella medesima irrisolta febbre di creazione insita in molti esseri umani, arricchendola delle potenzialità teoricamente infinite garantite dall’ambiente di sviluppo di PC e console, arrivando non a caso a un successo planetario senza confini. Come non aspettarsi, allora, un epigono (paradossale, ovviamente) del titolo Mojang in salsa Lego? In fondo, la compagnia di giocattoli ha da anni siglato un accordo commerciale con Warner Bros. e nello specifico con gli sviluppatori di Tell Tale Games proprio per la trasposizione videoludica delle proprie creazioni; accordo in linea di massima maggiormente concentrato su titoli a licenza incrociata, come Batman, Marvel o Lord of the Rings, ma non per questo privo di IP specifiche proprietarie direttamente della compagnia danese: Lego City è forse l’esempio più riuscito, ma non dimentichiamo anche il progetto legato al Lego Movie o i diversi titoli basati su Chima o NinjaGO. Ed ora ecco affiancarsi Lego Worlds, che più di ogni altra precedente produzione sembra voler incarnare quell’evidente deriva “leghistica” iniziata da Minecraft in ambito virtuale ma dal Lego stesso in termini di creazione ludica.

Il gioco si divide nettamente in due modalità principali, entrambe affrontabili anche in modalità cooperativa a due giocatori: la modalità “Sandbox” e quella “Avventura”. In quest’ultima, la sensazione di gioco è molto vicina a quella di altri titoli della serie realizzati da TellTale, con un incedere piuttosto semplice e lineare, fatto di molta esplorazione e collezione e poca abilità interattiva. All’interno di diversi sistemi interplanetari tematizzati ciascuno in maniera individuale (il mondo dei pirati, quello preistorico e via dicendo) ci troveremo davanti a un susseguirsi di missioni per conto di NPC attraverso le quali saremo spinti sia alla ricerca degli anfratti che compongono le diverse aree di gioco, che contestualmente delle dinamiche che soggiaciono allo schema di comandi e alle possibilità di controllo e interazione col mondo. Priva di grande mordente soprattutto narrativo, questa modalità sembra piuttosto un grande tutorial tramite il quale iniziare a padroneggiare le diverse tecniche di costruzione (copia, sposta, ingrandisci, trasporta e via dicendo) che ci serviranno poi nell’altra faccia del gioco, pilastro ovviamente più caratterizzante di questo titolo specifico. Complice un ritmo blando mutuato dalla classicità di queste produzioni ma, contrariamente a quanto succede di solito nei prodotti Lego, privato al contempo sia dei richiami di canovaccio a licenza (che siano gli eroi DC o Marvel poco cambia: l’attrattiva esercitata dagli universi finzionali di riferimento è sempre al centro dei titoli TellTale) sia della consueta ironia interpretativa (che in City ha probabilmente raggiunto il suo apice), il gioco fatica veramente a decollare all’interno della modalità Avventura.

4 Commenti

  1. Non mi è mai piaciuto Minecraft, se questo addirittura copia male quello pseudo gioco che ha dalla sua di aver fatto collassare la mente di molti (per me ancora inspiegabile il suo successo) chiaramente è un titolo da bocciare senza se e senza ma. Questo perché ci han abituati a cose ben migliori e qui avevano la possibilità di far scomparire Minecraft vista la fama dei mattoncini lego…ed invece…! Mah…?! Speriamo non proseguano con questa strada ma ritornino sui loro passi cercando di rinfrescare il loro genere collaudato (con Lego City undercover c’eran riusciti…perché non tentare un seguito ? )