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Meglio invece la modalità “Sandbox” (al di là della scialba denominazione trovata dagli sviluppatori per definire il fulcro del prodotto): qui infatti possiamo quantomeno apprezzare la diversa natura di questo titolo rispetto agli altri già pubblicati in passato sotto etichetta Lego. Qui la palette di attrezzi a nostra disposizione è aperta ai nostri esperimenti sin da subito: tramite il mantenimento della pressione di un tasto frontale potremo con la leva analogica scorrere diverse tipologie di interazione con l’ambiente circostante. Che sia uno strumento di colorazione, piuttosto che di creazione, copia, eliminazione e via dicendo, una volta selezionato saremo in grado di attivare un ulteriore sotto menu da navigare principalmente con i tasti dorsali, per poi azionarli tutti tramite il tasto A. Imbracciato lo strumento, sarà ovviamente importante poi utilizzarlo nel modo più corretto, studiando il posizionamento dei nuovi pezzi nel mondo in maniera attenta, osservando la scena in sovrapposizione tra pezzi già depositati a terra e nuove aggiunte, anche tramite la rotazione della telecamera, adoperando diversi altri pulsanti per ruotare i mattoncini in attesa di essere depositati, piuttosto che per ampliarne la dimensione o variarne l’altezza. A conti fatti, il tutto risulta in realtà piuttosto macchinoso, non sfruttando né i sensori di movimento dei JoyCon né, in modalità portatile, il touch screen della console. La navigazione, dopo pochi tentativi, risulta anche gestibile, seppur non così intuitiva, ma la vera e propria fase di costruzione (cardine centrale dell’opera) appare un po’ limitata e castrata in termini di interfaccia utente, quasi fosse originariamente stata pensata per differenti schemi di controllo (che la versione PC, con mouse e tastiera, sia alla base del titolo multipiattaforma?).

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Sul versante tecnico il gioco non sfigira ma nemmeno brilla, quantomeno in relazione ad altri prodotti similari, della stessa saga. Meno brillante in termini di texture rispetto a City, ne condivide il frame rate non certosino e soprattutto i tempi di caricamento difficili da non notare (quantomeno in fase di apertura dei diversi mondi). Per questo nel complesso l’esperienza di gioco non può definirsi ottimale, anche se il colpo d’occhio in modalità portatile ristabilisce un po’ di interesse verso il prodotto. Resta confortante però la performance di Switch verso un prodotto di questa complessa natura, in cui generazione procedurale e libertà creativa assoluta senza dubbio mettono alla prova alcuni aspetti tecnici altrimenti non “stressati” da titoli Lego più semplici e lineari: il mantenimento di un livello tecnico comparabile ad esempio a Lego City aiuta a farsi un’idea più precisa della capacità della macchina nella gestione di elementi magari non prettamente più complessi, ma di diversa natura rispetto al solito. Sul prodotto specifico in sé, giusto per capire la cura quantomeno relativa profusa in questa occasione, qualora provaste a “separare” i JoyCon nel menu della console e a rientrare in gioco, premendo il tasto “+” sarà possibile effettuare lo split screen lanciando in tempo reale il multiplayer a due (anche in modalità “tavolino”) ma il sistema non riconoscerà il nuovo asseto dei controller: per muoversi, per intenderci, dovrete ancora tenere il controller singolo in senso verticale e molte azioni non saranno possibili. Questo perchè sostanzialmente il gioco si aspetta che vengano attivati altri due JoyCon, ricreando così due coppie di controller.

Lego Worlds è un titolo che sulla carta offre sia l’estrema libertà di costruzione di Minecraft che la familiarità di tutti quegli elementi compositivi tipici del giocattolo più famoso al mondo. E questa accoppiata di elementi di interesse è effettivamente presente nel titolo in questione, che permette la realizzazione di moltissimi scenari fantasiosi e interattivi. Purtroppo né la scintilla narrativa, né la comodità di interfaccia sono però presenti a supportare lo scheletro cruciale di questa produzione che finisce per risultare sì appassionante, ma allo stesso tempo anche piuttosto farraginosa. Copia sbiadita del suo stesso epigono, Worlds denota la superficialità di approccio tipica di TellTales, qui però non spalleggiata dai soliti elementi di interesse (quali le licenze di riferimento, l’arco narrativo, l consueta ironia).

4 Commenti

  1. Non mi è mai piaciuto Minecraft, se questo addirittura copia male quello pseudo gioco che ha dalla sua di aver fatto collassare la mente di molti (per me ancora inspiegabile il suo successo) chiaramente è un titolo da bocciare senza se e senza ma. Questo perché ci han abituati a cose ben migliori e qui avevano la possibilità di far scomparire Minecraft vista la fama dei mattoncini lego…ed invece…! Mah…?! Speriamo non proseguano con questa strada ma ritornino sui loro passi cercando di rinfrescare il loro genere collaudato (con Lego City undercover c’eran riusciti…perché non tentare un seguito ? )