The Flame in the Flood

Se riuscirete a sopravvivere, la vita (e il gioco) vi sembreranno meravigliosi

Va detto che, al di là della chiara ed esplicita volontà dei creatori di immedesimarci all’interno di questo tipo di struttura di gioco, esistono anche alcuni elementi “extra-diegetici” non propriamente studiati al meglio delle loro possibilità, che in qualche modo rendono il tutto forse più pedante di quanto già non sarebbe (correttamente) potuto essere con uno studio più approfondito delle interfacce di gioco. La navigazione tra menu e il loro utilizzo, entrambi fondamentali per la raccolta, la catalogazione e soprattutto l’utilizzo dei diversi materiali raccolti nel mondo di gioco a noi presentato si riveleranno cruciali per la sopravvivenza del nostro avatar e il loro studio non sembra propriamente all’altezza del duro compito a loro affidato.  Vero è che nemmeno nella vita reale sarebbe così semplice potersi avvantaggiare in maniera efficace di oggetti sparsi così variegati e difficilmente integrabili tra loro, ma allo stesso tempo il titolo resta pur sempre un videogioco e riteniamo che, contrariamente ad altri elementi, questo aspetto non sia in grado di svolgere al meglio la sua funzione. Il resto della produzione invece si comporta egregiamente, con un motore grafico in grado di fare giustizia all’interessante direzione artistica scelta dal game director, proponendo per altro un’ottima pulizia visiva e un frame rate sempre piuttosto fluido sia in modalità TV che portatile (dove, forse grazie a un calo della risoluzione, il sistema di illuminazione sembra persino migliore e più affascinante). Il punto più alto della produzione, però, resta sul versante sonoro: ottime le atmosfere proposte in questo scenario da America del Sud post alluvione, con un pizzico di abbandono e nostalgia perfettamente evidenziate dall’accompagnamento musicale, a cavallo tra la miseria della musica country e la malinconia del blues. Note che toccano l’anima a ogni passo, rendendo arduo il compito di spegnere la console a fine partita.

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The Flame in the Flood è un titolo particolare: il suo approccio “survival” lo rende un’esperienza tesa, un po’ per la complessità delle interfacce di gioco, ma tanto per scelta del game designer che ci propone un viaggio in cui il senso di urgenza e precarietà del nostro avatar ci accompagnano con un senso di immedesimazione davvero profondo. Alcuni frangenti si possono rivelare davvero tediosi o sfiancanti, ma per chi avrà la forza d’animo di non arrendersi, il titolo appare carico di poesia, con una progressione esplorativa quasi procedurale da “endless runner”, ma sostenuta da un canovaccio realmente narrativo per i temerari che riusciranno a sopravvivere abbastanza a lungo da scoprirne gli snodi narrativi. Il tutto, senza dimenticare come questa produzione sia manna dal cielo per i nostalgici amanti del rock di una volta e delle uggiose terre del Sud Carolina.

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