Le azioni di Super Mario, quindi, sono studiate benissimo, di semplice esecuzione ma di ricca varietà, con un sistema di controllo intuitivo, animazioni a dir poco sublimi e un’originalità di fondo davvero invidiabile. Ma non sarebbero niente, se non fossero contestualizzate in un mondo di gioco adeguatamente strutturato per metterle in mostra e sfruttarne i punti di forza. E ovviamente, questo è proprio il secondo principio cardine di Odyssey: gli scenari di gioco sono innanzitutto freschi nella loro originale varietà, non più ancorata ai tradizionali canoni del Mushroom Kingdom, nonché splendidamente sviluppati in termini di puro level design. Le aree di gioco hanno ispirazioni contenutistiche diverse dagli ultimi capitoli “3D”, con una direzione artistica forse non così coerentemente amalgamata come in Galaxy, ma al contempo senza dubbio ricca e moderna. Dal deserto ghiacciato (un divertente ossimoro che solo a Kyoto potevano immaginarsi) alle terre subacquee dei Laghi, passando per la bizzarra ma nostalgica e irriverente New Donk City, ogni paesaggio sa spiazzare anche gli appassionati di più lunga data, con ambienti e situazioni meno classiche e più libere di esprimere la fantasia degli sviluppatori, senza dubbio meno vincolata, dato il contesto di gioco più originale. Ma non è solo la direzione generale dei diversi scenari a garantire il risultato, bensì lo studio dettagliato della loro composizione non più artistica, ma ludica. Ogni mondo, ottimamente gestito da una chiara e comoda mappa, con tanto di punti di teletrasporto rapido simboleggiati dalle classiche bandierine di checkpoint, ha davvero tanto da offrire. Al posto delle solite stelle, dovremo qui raccogliere spicchi di luna, che serviranno come carburante per la nostra particolare nave trasporto: per poter accedere ai mondi successivi all’attuale, dovremo ovviamente raccogliere un tot di carburante, arrivando quindi a uno specifico livello di esplorazione e completamento di ogni quadro per poter progredire. Il numero complessivo è esorbitante, aggirandosi attorno alle oltre 800 lune: chiariamoci, molte di queste saranno quasi accessorie o facilmente raccoglibili semplicemente esplorando le aree di gioco quasi senza accorgersene. Altre, al contrario, saranno incubo per i più e manna dal cielo per i “completazionisti”, quelli che adorano collezionare ogni singolo elemento, anche il più astrusamente nascosto. Nel mezzo, moltissime Lune da raccogliere anche seguendo un percorso platform più guidato, mirato alla “semplice” raccolta finalizzata alla progressione della storia e allo sblocco del mondo successivo: nell’insieme, gli elementi collezionabili restano comunque per lo più legati all’esplorazione del mondo di gioco (seguendo suggerimenti ambientali sparsi nel livello, anche tramite un sapiente uso dell’HD rumble, piuttosto che quelli testuali offerti dagli NPC), piuttosto che a una vera e propria abilità di salto. Le maggiori sfide platformistiche, un po’ come in Sunshine, sono riservate ad alcuni sotto-quadri specifici, spesso nascosti e difficili da raggiungere, quasi fossero riservati a palati più fini e mani più esperte. Una struttura-mondo quindi ampia (anche se divisa in “Regni”), con molti elementi nascosti da scoprire esplorando, mettendo in pratica le numerose mosse a disposizione dell’idraulico baffuto, del suo magico cappello e dei numerosi corpi da possedere; una sotto-struttura di micro-livelli platform per i più esperti; nel mezzo una reinterpretazione degli scenari di gioco che ancorano il prodotto nella tradizione ma allo stesso tempo lo liberano dalle catene del passato, permettendogli di esprimere una concezione nuova, fresca e più moderna del franchise, pur restando fedele alla radici dello stesso. Una definizione che, a buon intenditor, suonerà di certo familiare: sì, perchè Odyssey è il Breath of the Wild del Regno dei Funghi, con i Santuari rimpiazzati dai micro-livelli platform o dalle micro-sezioni 2D sparse a mo’ di murales dove meno ce lo aspetteremmo; l’Hyrule open world post calamità Ganon sostituita dai nuovi mondi da cap-turare inventati dagli sviluppatori di Odyssey; il sistema di combattimento migliore di sempre per uno Zelda pareggiato dall’ampio e variegato parco mosse di Super Mario. Un parallelismo che trova poi la sua massima espressione soprattutto in una cosa: il puro piacere di gioco, garantito da un livello qualitativo complessivo a dir poco sbalorditivo.

L’ultimo versante che rende l’esperienza di gioco davvero ottima è poi il comparto tecnico-artistico. La direzione grafica come detto non ha forse lo spunto centrale di un Galaxy e conseguentemente una declinazione così omogenea come il vecchio capitolo Wii, ma nell’insieme riesce a trasmettere un raffinato senso estetico molto gradevole. Il tutto arricchito inoltre da una grandissima varietà, che si esprime per altro in numerosi particolari: ciascun Regno ha non solo i suoi nemici e le sue strutture, ma anche i suoi NPC e la sua moneta locale. Ogni area, in pratica, offre quel grado di immedesimazione nel mondo di gioco che trovammo sull’Isola Delfina di Sunshine, per intenderci. Il tutto moltiplicato però per tutti i numerosi quadri che compongono la mappa di gioco. In ciascuna area sarà poi presente un negozio (di vestiti e, ovviamente, cappelli) che Mario potrà acquistare con appunto i soldi raccolti nella specifica area (mentre al contrario le classiche monete d’oro sono universali, ma consentono l’accesso a power up onestamente meno originali). La cosa divertente è soprattutto la varietà ottenibile per il vestiario di Mario, più che una particolare crescita delle statistiche di gioco, sostanzialmente assenti (come in ogni platform che si rispetti). A rifinire la definizione artistica di ogni quadro, poi, interviene l’ottimo accompagnamento musicale, mariachi per l’area desertica, jazz per quella metropolitana e così via, in un assieme ispirato, variegato e di elevata qualità: speriamo che la OST venga resa presto disponibile, infatti! Sul versante puramente tecnico, poi, notiamo ancora una volta la maestria dei team di casa Nintendo a programmare sull’hardware proprietario. Il titolo offre una risoluzione dinamica variabile a seconda che si giochi sulla TV piuttosto che in modalità portatile (900p vs 720p), con però una costante, fondamentale in un gioco di questo tipo: i 60fps apparentemente sempre costanti durante tutta la durata del titolo. Questo aspetto di estrema fluidità, unito alle animazioni di Super Mario, che calcolando l’ampiezza del suo move set possiamo annoverare sicuramente nel gotha dell’intrattenimento videoludico, nonché la semplice intuitività del sistema di controllo garantiscono un’esperienza di gioco a dir poco sublime, forse oggi senza pari nel panorama globale e non soltanto su Switch.

Super Mario Odyssey è un capolavoro. Offre qualità e quantità come forse mai prima per un Mario 3D, riuscendo a sorprendere anche i fan di più vecchia data con la reinterpretazione di un classico schema a metà tra adventure e platform puro, per un’esperienza di gioco che è gioia e divertimento. Ma anche classe, sia estetica che tecnica, ai suoi massimi livelli. La natura non propriamente guidata della maggior parte delle sessioni di gioco porta sì a un diluirsi dell’azione puramente platform e per alcuni questo può essere un difetto, così come lo sviluppo primario dei sensori di movimento per il sistema di controllo, che può portare ad alcune piccole difficoltà nel completamento di sporadiche Lune in modalità portatile (il gioco è assolutamente godibile in tutti gli schemi di interfaccia presentati da Nintendo, dai JoyCon uniti fino al controller Pro, passando per le sessioni di fruizione direttamente dalla console stessa, ma alcune azioni fra le tante disponibili sono molto più semplici da eseguire o addirittura appannaggio esclusivo del setting studiato con i JoyCon separati, così da rendere più difficile il raggiungimento di alcuni luoghi e dei loro conseguenti collezionabili in situazioni di interfaccia diverse). Ma sono piccolissime sbavature in un quadro altrimenti perfetto, che presentano l’ennesima esclusiva di peso per Nintendo Switch. Onestamente, con l’uscita del bundle (con tanto di JoyCon rosso fuoco dedicati alla mascotte di Kyoto), non sappiamo quale situazione migliore possa esserci per accaparrarsi la console, magari come regalo di Natale.

8 Commenti

    • Da un certo punto di vista sì, disorienta un po’, perchè lascia più libertà. Ma niente di preoccupante, onestamente. Hanno fatto un sapiente lavoro di programmazione sotto tutti i punti di vista.

  1. Adoro sia i Mario “lineari” per il senso di sfida che quelli 3D per l’esplorazione e la fantasia. C’è poco da fare, ho giocato i primi 3 mondi e non riesco a spegnere la console, ci resto davanti finché non sono stanco morto. Perla. Questa console mi creerà serie difficoltà economiche, se continua così.

  2. Preso a prezzo ridotto, ho iniziato a giocarci ieri… Un unico appunto alla moda di dire che è il capitolo più sorprendente da Mario 64 e Sunshine. Ho amato alla follia i Galaxy i capitoli per N64 non mi hanno mai appassionato. Questo capitolo me lo guarderò con calma, e sembra molto gustoso…. Ma non mi ha dato il senso di meraviglia iniziale che i Galaxy mi hanno dato. Ovviamente parlo solo di impatto iniziale, la qualità del gioco è indiscussa.

    Concordo le critiche sulla portabilità del gioco che si mangiano il punteggio perfetto. Il gioco è piacevole anche in portatile coi joycon collegati ai fianchi, ma è necessario riimparare a giocare, manca proprio quella immediatezza che ha invece Zelda (o Mario Kart).