Wheels of Aurelia

Una cartolina dall'Italia (e dell'Italia) degli anni '70.

Partiamo subito con un’informazione fondamentale, nonché possibile motivo d’orgoglio: Wheels of Aurelia è un titolo creato da Santa Ragione, team di sviluppo italiano (oltre ad essere pubblicato dall’altrettanto italiana MixedBag). Ma perché aprire questa recensione chiarendo questo punto a prima vista marginale? Semplicemente perché il gioco trasuda italianità da ogni poro, che sia lo stile grafico, la colonna sonora o le trame del tessuto narrativo cucite a doppio filo con un periodo storico quantomai complicato per l’Italia e gli Italiani.

Il titolo stesso tradisce questa provenienza, dato che deriva il nome dalla celebre via Aurelia. Per chi non fosse esperto di storia antica o toponomastica, essa è una via consolare di epoca romana che collegava Roma inizialmente solo alla non lontana Cerveteri, ma che col passare dei secoli è stata ampliata lungo tutto il litorale tirreno, fino a raggiungere attualmente la Francia. E proprio su questo sinuoso serpente di cemento si dipana la storia di Lella, una ragazza dalle apparenze ruvide e dal giubbotto di pelle nero. E’ una grande amante ed esperta di automobili e gare di automobilismo, quindi non deve sorprendere che nel gioco ci troviamo a guidare proprio lungo l’Aurelia, in compagnia della sua amica Olga. Sfortunatamente non si tratta di un viaggio di piacere, visto che entrambe devono vedersela con un fardello di non poco conto: Olga vuole abortire ma, dato che siamo nell’Italia degli anni ’70, l’unica soluzione è compiere l’operazione oltralpe; invece Lella, mentre cerca di aiutare l’amica, ha anche l’occasione buona per fare i conti con un passato indelebile (di cui non dico oltre per non rovinare la sorpresa).

Eppure, nonostante le premesse non proprio liete, l’atmosfera è ben bilanciata, in un susseguirsi di momenti leggeri dediti a chiacchiere più superficiali e fasi più tensive, in cui i toni si fanno decisamente più seri. In ogni caso, i dialoghi fra personaggi non difettano di una spiccata ironia, la quale aiuta a sottolineare ancora di più il divario fra le diverse situazioni in cui ci si imbatte durante il viaggio. A proposito di variabilità, gli sviluppatori definiscono questo gioco una fiction interattiva, richiamando da una parte il ruolo di spettatore (con la scelta di utilizzare un termine tipicamente italiano, rispetto ad un più tradizionale visual novel), dall’altra la possibilità di entrare a far parte della storia grazie alle nostre scelte. Infatti è possibile selezionare le linee di dialogo con cui proseguire la conversazione, avendo a disposizione ogni volta due possibili alternative, o restare in silenzio (con tutte le conseguenze del caso). E’ evidente come alcune scelte non abbiano delle ripercussioni effettive sulla prosecuzione della vicenda, ma a seconda di cosa si dice possiamo troncare sul nascere alcune chiacchiere non strettamente legate alla vicenda principale, ma comunque piacevoli, utili a costruire l’atmosfera e l’intesa fra i personaggi, oltre che a farci scoprire un po’ di più idee e costumi dell’epoca.

 

Nel nostro viaggio abbiamo anche la possibilità di aiutare alcuni autostoppisti a raggiungere una meta di strada, dandoci l’occasione di visitare nuove località e conoscere viaggiatori di tutti i tipi (e fedine penali). Possiamo trovare un prete che deve far visita alla madre ricoverata con il quale parlare di fede, crisi mistiche e anche politica (erano gli anni della Democrazia Cristiana). Possiamo trovare un ragazzo affetto da ritardo mentale con il quale riflettere sull’utilità effettiva dei manicomi (erano gli anni della Legge Basaglia). Possiamo trovare un delinquente fascista con il quale fare a gara sull’Aurelia, forte del suo menefreghismo nei confronti della legalità e dei crimini sanguinosi commessi (erano gli anni del terrificante massacro del Circeo). Possiamo trovare comuni cittadini tifosi della Juventus (erano gli anni di Antonio Cabrini) o sostenitori di ideologie politiche discutibili (erano gli anni delle Brigate Rosse e dell’affaire Moro). I temi trattati sono molti, forse a volte affrontati in maniera non molto estesa, ma mai superficialmente. Nonostante l’esiguità di tempo e spazio, il periodo storico viene rappresentato in maniera egregia partendo dal basso, evitando grandi nomi e personalità, ma andando tra la gente di un decennio nel quale era impossibile non schierarsi.

Ogni partita dura intorno alla ventina di minuti, ma la rigiocabilità è garantita da ben 16 finali differenti. Le trame si snodano come le uscite dell’Aurelia, in maniera più o meno metaforica: infatti, a seconda delle scelte prese ai bivi presenti lungo il percorso, gli incontri e i dialoghi subiscono una variazione, portandoci inevitabilmente ad un epilogo differente (che si conclude sempre con due schermate che ci raccontano brevemente alcuni momenti futuri della vita dei protagonisti). L’idea, tipica del genere, è ottima, anche se di fatto sbloccare tutte le linee narrative è davvero complicato, essendoci diversi criteri da rispettare (autostop, bivi, dialoghi, tempistiche, abilità alla guida). Se si decide di giocare in relax scoprendo solo i finali che ci vengono più “naturali”, il problema non si pone, ma se uno è curioso di vedere tutte le alternative, una guida online diventa un elemento praticamente indispensabile. Fortunatamente vi è la possibilità di ripartire da alcune tappe intermedie che fungono da una sorta di checkpoint, anche se alcuni spezzoni di conversazione non possono essere saltati, costringendoci a dover aspettare l’arrivo dei dialoghi su cui abbiamo facoltà di scelta. Altro fattore da tener conto è il fatto che alla lunga gli argomenti di conversazione iniziano a ripetersi, e sebbene si abbia la possibilità di interagire diversamente ogni volta, dopo meno di una decina di giri le chiacchiere diventano trite e ritrite.

 

Fortunatamente ci si può distrarre pensando alla guida della nostra auto, che rimane comunque opzionale. Se vogliamo concentrarci sui dialoghi, il pilota automatico ci permette di proseguire più o meno linearmente senza rischiare troppi incidenti, mentre se invece abbiamo necessità di macinare chilometri velocemente, basta premere l’acceleratore (tasto B) per schizzare nel traffico assumendo il controllo del veicolo. Essendo primariamente una fiction interattiva e non un titolo simulativo, non bisogna aspettarsi dinamiche particolarmente realistiche: è impossibile causare incidenti a noi o agli altri, con il risultato che è consentito fare carambola fra i due guardrail come se fossimo in un flipper. Ciò non significa però che la nostra guida non abbia delle conseguenze dal punto di vista narrativo (una corsa in ospedale può mutare le sorti di Lella e Olga). Inoltre, considerando la gentaglia che incontriamo durante il viaggio, possiamo anche essere coinvolti in corse clandestine fra le curve dell’Aurelia oppure in inseguimenti a tavoletta, sia nel ruolo di inseguitori che in quello di inseguiti (a sottolineare ancora di più le contraddizioni del periodo storico).

Ad accompagnare i tragitti c’è una colonna sonora riuscitissima, con un numero di tracce non esorbitante, ma davvero di ottima fattura. Alcuni sono brani strumentali, mentre altri sono anche cantati, con testi completamente in italiano ben scritti e dall’inconfondibile gusto anni ’70. Anche lo stile grafico adottato è gradevole, con estese campiture di colori molto vividi, che siano le vaste colline toscane o l’azzurro mar Tirreno. Forse potrà far storcere un po’ il naso a chi cerca paesaggi particolareggiati, moli esagerate di poligoni e riproduzioni fedeli delle cittadine visitate, ma in quel caso entrano in gioco fattori soggettivi sui quali è difficile sindacare (pur non incontrando il mio favore). Per quanto riguarda i personaggi, le illustrazioni ricordano i fumetti tipici della ricca e gloriosa produzione italiana, senza troppi fronzoli ma comunque caratterizzanti.

Sicuramente Wheels of Aurelia è un titolo a prima vista piuttosto grezzo, con un sistema di guida che poteva essere sviluppato in maniera più approfondita e alcune lacune dal punto di vista della narrazione. Ciononostante rimane un’ottima esperienza-gioco che tenta nella sua semplicità di ricostruire il clima di fermento che si respirava nel nostro Paese in un decennio denso di eventi. Senza dubbio un titolo non adatto a tutti i palati, ma un viaggio che vale il prezzo della benzina.

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