Gorogoa è un titolo unico. Non chiedetemi di descriverlo con un’appartenenza di genere, anche se ovviamente il puzzle game è la sua famiglia. Vi basti sapere che è stato realizzato sostanzialmente da un’unica persona, nell’arco degli ultimi sei anni: sì, perchè la sua struttura è fortemente sia logica che artistica e niente, poteva essere lasciato al caso. Senza contare come sia stato creato tutto a mano, con splendidi artwork 2D di altissima fattura sia tecnica che artistica. Vi ho incuriosito? Bene, perché Gorogoa merita tutta la vostra attenzione.

Come dicevamo, il titolo è un puzzle game: per proseguire nell’avventura narrata con delicatezza dal gioco dovremo risolvere diversi enigmi, capaci di svelare nuovi elementi, creare nuovi scenari e interazioni e, così facendo, permettere al protagonista della storia di andare avanti lungo il suo percorso. Sì perchè il gioco è sorretto da un racconto, piuttosto misterioso e sul quale non vogliamo svelarvi alcunché, ma che saprà intrigarvi a ogni piccolo tassello nuovo inserito nella sua trama. Una strana creatura infatti si muove tra le mura della città dove vive il ragazzo protagonista che, incuriosito da questo particolare essere vivente, inizia una ricerca che lo porterà sempre più vicino a scoprire la natura di questo essere, lungo percorsi piuttosto arzigogolati. Sospinto da un libro e dalla necessità di raccogliere diversi elementi per poter completare un quadro fitto di intrighi e misteri, il nostro giovane sarà guidato dalla nostra capacità di analisi e deduzione lungo il sentiero che lo condurrà in prossimità di questa fantastica bestia e dei segreti che essa racchiude.

Ma come si articola, a livello ludico, questo puzzle game? Ebbene, è in questo aspetto, oltre che nella sua veste grafica, che si insidia l’originalità di Gorogoa: il gioco infatti propone diversi enigmi logici, basati tutti però su concatenazioni visive. Lo schermo sarà diviso in quattro riquadri: in ciascuna area prenderà vita una scena animata, splendidamente disegnata in bidimensionalità con giochi di parallasse. Ogni mini scenario sarà ultra particolareggiato, con artwork davvero apprezzabili non solo per il valore artistico, ma anche per quello tecnico, capace di infarcire il tutto di un numero impressionante di piccoli dettagli, apprezzabili nel più piccolo particolare grazie alla singolare dinamica di gioco. Per poter analizzare il tutto, infatti, nonché per proseguire nel gioco vero e proprio, potremo e dovremo sfruttare a fondo la tecnica dello zoom (in ma anche out), per riuscire a trovare la corretta inquadratura d’insieme o, al contrario, il corretto minimo particolare necessario per concatenare logicamente un quadro con il successivo. Un lavoro impossibile, se non fosse appunto per l’estrema cura di ogni più piccolo elemento a schermo, in ciascuna delle sequenze mostrate. Un lavoro impressionante, se pensiamo come sia stato fatto a mano da un’unica persona. Senza contare l’elevato contenuto artistico, che arricchisce ancora di più il tutto. 

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