Se dico Odissea, con ogni probabilità la mente di molti si proietterà giustamente su Super Mario (Odyssey, ya see!), ma ai classicisti che frequentano questo sito farà piacere sapere che la razione di gesta epiche non è terminata con l’idraulico baffuto. Direttamente dall’isola di Itaca, arriva su Switch il saettante The Next Penelope: Race to Odysseus, pronto a combattere per non naufragare tra la marea di titoli che affolla l’eShop della “nuova” console di Nintendo.

Aurélien Régard, unico sviluppatore dietro alla creazione della versione per PC (convertita per Switch da Seaven Studio), ha deciso di trarre ispirazione dai miti classici, proponendo una versione inedita dell’opera omerica ambientata in un futuro ipertecnologico. Come dice il titolo stesso, vestiamo i panni della bella Penelope, compagna del valoroso Ulisse, partito in guerra e non più tornato. A differenza di quanto narrato dagli aedi, questa volta siamo noi in prima persona a metterci alla ricerca del combattente disperso dopo aver ricevuto le minacce del mostruoso Poseidone, irato dall’uccisione della sua prole, i Ciclopi, per mano di Odisseo. L’atmosfera è quella di un periodo di guerra, come anche evidenziato dalle cicatrici sul corpo martoriato di Penelope, che da placida tessitrice diventa lei stessa guerriera per salvare la sua patria. L’unica possibilità è quindi quella di partire sulla sua nave spaziale e ripercorrere i passi del marito. Una rivisitazione davvero ispirata che funge perfettamente da collante fra un livello di gioco e l’altro.

Attraverso la mappa principale è possibile accedere ai diversi livelli, raggruppati a serie di tre secondo la difficoltà e una tematica comune. Sebbene potenzialmente si avrebbe piena libertà di scelta sull’ordine di gioco, è altamente consigliato seguire la naturale progressione della difficoltà, considerando che il titolo tende già di per sé ad essere particolarmente ostico. Fortunatamente la prima trina di livelli è quella dei Proci, rappresentati come viscidi uomini che si contendono la mano di Penelope. Ci viene così presentata per la prima volta la struttura replicata ad ogni tris: c’è un primo livello in solitaria dove fare la conoscenza di un nuovo equipaggiamento (ad esempio, nel tutorial è il boost), un secondo nel quale poter mettere in pratica quanto imparato in una corsa a 5 su un tracciato a tema, per concludere con un boss finale ispirato alle diverse creature incontrate da Ulisse nel suo viaggio. Giusto per fare un esempio, il Minotauro si è trasformato in una testa di toro robotica volante da abbattere facendo attenzione a non finire KO contro raggi laser letali. Una volta sconfitto il nemico, ci si guadagna il diritto di utilizzare le diverse armi anche nei livelli successivi, con un arsenale in continua crescita e il cui funzionamento è associato ai tasti classici del Joy-con destro.

Già da questa breve spiegazione avrete capito che The Next Penelope non è un gioco di corse, o almeno, non è solo quello. Il primo impatto potrebbe rimandare immediatamente a F-Zero, con il quale condivide senz’altro l’ambientazione futuristica, ma ben presto ci si accorge che in realtà nelle vene scorre una componente che fa deviare il tutto più sul versante action. Emblematica la presenza di numerose armi (mine, laser, arpioni…), che non possono essere certamente assimilate a banane, gusci o quant’altro. Anche il loro utilizzo risponde a canoni che lo allontanano dallo standard classico dei racing game: il nostro velivolo, infatti, ha una barra dell’energia che si consuma, ovviamente, urtando contro i guardrail laterali della pista, ma anche facendo uso proprio dell’equipaggiamento. Questo sistema bilancia perfettamente un arsenale che altrimenti sarebbe davvero troppo potente se utilizzato a proprio piacimento. Ci si trova invece a dover gestire il nostro livello di energia lungo i giri di pista o durante uno scontro con un boss, con la necessità di avere un atteggiamento offensivo e propositivo, ma dovendo fare i conti con i limiti strutturali del velivolo.

L’azione è fluida e veloce, senza particolari pecche dal punto di vista tecnico (se si escludono un paio di occasioni nel quale si è reso necessario riavviare la gara per problemi legati all’individuazione della posizione in classifica). Il gioco è godibile sia su TV, sia sullo schermo di Switch, grazie ad uno stile grafico pulito, ma estremamente colorato e di carattere. Anche i comandi rispondono perfettamente, con l’accelerazione della vettura in automatico e lo sterzo affidato alle frecce laterali del Joy-con sinistro (o in alternativa, i due tasti dorsali ZL e ZR). Inizialmente l’impossibilità di regolare a piacere la velocità può risultare spiazzante, ma una volta presa un po’ la mano, ci si rende conto che questo approccio costringe volutamente a movimenti rapidi, derapate spettacolari e un ritmo piacevolmente incalzante (seppure forse non accessibile a chiunque per la sua particolare spietatezza), ulteriormente enfatizzato da una colonna sonora elettronica coinvolgente creata anch’essa dal tuttofare Aurélien Régard.

 

Superando le varie sfide è anche possibile acquisire punti esperienza da assegnare a determinati tratti caratteriali di Penelope, cui corrispondono nuove abilità da sbloccare: ad esempio, puntando sulla “sconsideratezza” possiamo aumentare la velocità massima del velivolo, facendo leva sulla “aggressività” attiviamo attacchi speciali extra, mentre lo sviluppo della “lucidità” permette di avvalersi di un’inquadratura più ampia (utile ad evitare collisioni o cadute poco gradite). Inoltre i punti XP possono essere riassegnati in qualsiasi momento, consentendo di personalizzare il mezzo di trasporto a seconda della missione da affrontare. Ad esempio, in alcuni scontri con i boss ci si ritrova all’interno di arene circolari nelle quali la velocità non è tutto, anzi, avere dei freni sarebbe davvero utile. Una buona strategia sarebbe allora quella di puntare più sulla manovrabilità, per una maggiore libertà di movimento durante gli impegnativi scontri.

L’unico difetto che si può trovare a questo gioco è la longevità. L’avventura principale può essere completate in meno di 3 ore, al seguito delle quali si sbloccano alcune missioni extra di rilevanza secondaria e di stampo più arcade (senza la possibilità, tuttavia, di confrontare il proprio punteggio con quello di amici o giocatori in giro per il mondo). Si fa sentire la natura più action del gioco, data l’assenza di elementi tipici del genere di corse, come un campionato che possa spingere ad avviare il gioco qualche volta in più. E lo stesso vale per la componente multigiocatore, anch’essa afflitta dalla mancanza di corse vere e proprie. L’unica modalità consiste in battaglie fino a 4 giocatori (in locale) nelle quali ogni pilota può scegliere una delle armi a disposizione per infastidire, rallentare o persino abbattere gli avversari. Inoltre si perde la sfida anche quando si esce dalla schermata che si restringe inesorabilmente, fino a tagliare fuori i ritardatari, dato che l’inquadratura segue il pilota in testa. Si guadagna un punto quando si rimane l’unico superstite e il primo ad arrivare a cinque si aggiudica la partita. Di per sé il meccanismo funziona, grazie anche ad una discreta varietà di tracciati con caratteristiche differenti, ma una certa ripetitività fa presto capolino, oltre ad essere particolarmente penalizzante per i principianti, i quali si vedono tagliati fuori dopo un paio di curve.

The Next Penelope dà il meglio di sé nella modalità per giocatore singolo, con una storia di derivazione mitologica divertente e tradotta in italiano (seppure con qualche traballamento qua e là). Le meccaniche di gioco sono ben studiate, soprattutto l’analisi costi-benefici delle armi, così come i controlli di gioco, sempre all’altezza dell’estrema velocità. E sebbene ogni tanto sembri perdere l’orientamento come Ulisse tra una durata non entusiasmante e la mancanza di una modalità multiplayer come si deve, questo rimane sicuramente un viaggio memorabile da intraprendere.