Negli ultimi anni sta prendendo piede nell’ambiente videoludico l’espressione “film interattivo”, spesso utilizzata con valore spregiativo per indicare quei titoloni che puntano più su un impatto cinematografico che su un gameplay ben studiato. Premettendo che ognuno è libero di giocare a quello che vuole, è indubbia la tendenza di certi sviluppatori a portare agli estremi questa ricerca spasmodica di reazioni che si accostano più all’ambiente hollywoodiano che alla concezione classica (e forse ormai desueta) di videogiochi. Spesso viene da chiedersi se forse non valga la pena vedersi direttamente un film, a questo punto. Ma se proprio sentite l’esigenza di accendere la vostra console, allora Late Shift può essere il giusto compromesso.

Se un giocatore ignaro avviasse il gioco senza sapere nulla al riguardo, la sua reazione sarebbe probabilmente quella di spaesamento, visto che ad attenderlo ci sarebbero le riprese aeree reali di una Londra notturna. E non è tutto, visto che da lì a pochi secondi iniziano a comparire persone in carne ed ossa: non modelli ultra-realistici dalle fattezze umane creati al computer, ma veri e propri uomini e donne riprese per strada o in metropolitana. Si tratta infatti di un FMV (full motion video), ovvero un gioco che include al suo interno delle scene filmate dal vivo, con attori professionisti a svolgere il ruolo di un personaggio qualsiasi all’interno di un videogioco qualunque. E’ un genere particolarmente di nicchia che sembra stia rivivendo un nuovo periodo di interesse diffuso, probabilmente grazie anche a successi come l’eccellente Her Story.

La storia viene narrata dal punto di vista di Matt, un giovane studente che svolge dei lavoretti part-time per permettersi la carriera universitaria. Dopo una breve introduzione, ci ritroviamo all’interno di un parcheggio sotterraneo privato, pronti a cominciare il nostro turno notturno (in inglese, late shift) come custodi. Peccato che la serata prende ben presto una piega inattesa, trascinandoci contro la nostro volontà in un vortice di eventi ben lontani dalla nostra quotidianità. Senza svelare troppo, basti sapere che le vicende si tingeranno di thriller con bande criminali, furti da milioni di sterline e persino la mafia cinese. Forse non una trama particolarmente originale, ma sicuramente avvincente, anche nei suoi risvolti più maturi, che gli valgono un bel PEGI 18 (non mancano violenza fisica e verbale).

 

Sta di fatto che, volenti o nolenti, ci ritroviamo invischiati fino al collo nei loschi traffici della malavita, ma ciò non significa che non possiamo essere partecipanti attivi. Si tratta pur sempre di un “film interattivo”, quindi la fruizione dell’esperienza passa anche dalla volontà del videogiocatore. In determinati momenti ci viene infatti proposta una scelta: a schermo appaiono due opzioni che propongono due scenari solitamente opposti. A seconda della nostra selezione, Matt compierà un’azione differente: stare in silenzio o reagire, sottostare alle minacce o tentare la fuga, difendere qualcuno o tradirlo. Il tempo per effettuare la scelta è limitato – siamo intorno ai 5 secondi – in un meccanismo che induce naturalmente a quell’adrenalina tipica delle situazioni d’emergenza che mettono con le spalle al muro. E sebbene l’intervallo sia limitato, non mi è mai successo che il gioco mi prendesse in contropiede senza lasciarmi il tempo materiale per reagire. Il bello è che non vi è una netta distinzione fra fase di gioco e cutscene, proponendo un’azione fluida senza alcuna soluzione di continuità: niente loop a ripetizione degli stessi movimenti, ma un’unica sequenza che ingloba in maniera perfettamente naturale la nostra scelta. Certo, a volte mi sarebbe piaciuto poter ponderare meglio la mia scelta, ma la reattività richiesta rispecchia la presenza di spirito necessaria in condizioni critiche: una prontezza che può fare la differenza tra la vita e la morte.

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