Donkey Kong Country: Tropical Freeze è un platform meraviglioso, da molti considerato tra i migliori di sempre, quantomeno nell’ambito di quelli a scorrimento orizzontale (siano essi puri 2D o 2.5D come l’opera Retro Studios), ma al contempo è un gioco sfortunato. Annunciato per una console difficile, accolta poco e male dal mercato e dalla critica, in un momento in cui si sarebbe voluto un altro segnale dalla casa madre, finì per essere tacciato di “non-essere” (Metroid), anziché di “essere” (un capolavoro). Oggi, subisce ancora una volta un destino beffardo perché paradossalmente, pur essendo stato giocato da pochi (possessori di Wii U), agli occhi degli appassionati sembra quasi essere il simbolo di un primo semestre più soft del previsto per Switch dal punto di vista software, con svariate produzioni “ereditate” da altre piattaforme e pochi titoli del calibro di quelli visti nel corso del primo anno di vita. Ebbene, se è vero che il gioco non ha moltissimo da offrire di nuovo per chi lo avesse già fruito negli anni passati (se ovviamente non si vuole considerare interessante il lato portatile dell’ammiraglia ibrida di Nintendo), allo stesso tempo è un prodotto di altissima qualità e sarebbe un peccato non approfittare di questo rilascio per allargarne la fruizione a un pubblico più ampio. Per cui, anticipato l’esito dell’analisi, se non lo avete già giocato su Wii U, correte a comprarlo.

Donkey Kong Country Tropical Freeze è uno platform a scorrimento laterale, con sezioni più classiche alternate ad altre più dinamiche legate all’utilizzo di particolari mezzi di trasporto, siano essi animali da cavalcare piuttosto che carrellini da minatore. Il ritmo di gioco è molto sostenuto, assolutamente non compassato come potrebbe capitare in Kirby o Yoshi, con un livello di difficoltà piuttosto elevato, anche se inferiore a quanto sperimentato nel primo capitolo della saga Return su Wii (o 3DS). Alla base del progetto, sotto il profilo ludico e di interazione, soggiace un approccio molto ritmico, che soprattutto in certi livelli ci porterà a imparare a memoria o quasi i pattern di movimento dei nostri nemici e degli ostacoli ambientali (soprattutto per i livelli movimentati dai mezzi di trasporto), come a ricordarci che i gorilla hanno il ritmo nel sangue (come sa bene chi ha giocato il mitico Donkey Konga per GameCube!). Il gioco non scade mai nella frustrazione, anche se i boss possono sicuramente innalzare l’asticina della sfida, ma al contrario premia con soddisfazione il giusto impegno profuso. In questa ottica, però, è da accogliere con piacere l’aggiunta di un nuovo personaggio (Funky Kong) che, grazie alle sue peculiarità, propone sostanzialmente un livello di accessibilità più adatto ad un pubblico allargato. Se infatti ciascuno degli scimmioni giocabili (mutuati dalla precedente versione per Wii U) propone punti di forza e di debolezza, il nuovo arrivato mette insieme sia la possibilità di evitare danni contestuali grazie alla tavola da surf, che la possibilità di doppio salto, senza dimenticare quella di poter planare più a lungo. Un approccio facilitato, quindi, che si presta anche al piacere di rigiocabilità di chi avesse già superato le insidie offerte da Retro Studio qualche anno fa sulla precedente console.

L’altra grande novità risiede ovviamente nella possibilità di fruire il titolo Retro nei vari modi consentiti dalla nuova console di Nintendo: nonostante l’estrema precisione e tempistica richiesta dal gioco per poter essere goduto appieno, tutti i metodi di input superano la prova egregiamente. I JoyCon separati o uniti, innanzitutto, configurabili nelle assegnazioni dei tasti dorsali, con o senza sensori di movimento; il Controller Pro, ovviamente. Ma anche il JoyCon singolo, perfetto ovviamente come soluzione “out of the box” per il multiplayer locale, modalità confermata anche in questo porting e che vista la varietà dei personaggi, il livello di difficoltà e la natura intrinsecamente votata alla condivisione della stessa Switch si rivela perfetta. Nessuno dei metodi qui riportati fa registrare latenze pericolose o particolari mancanze, diciamo in parte sopperite nella modalità single JoyCon dalla presenza di un alleato: il lavoro è in ogni caso certosino, nel garantire il massimo controllo sul nostro avatar consentendoci di continuare ad avanzare nei livelli a patto…di essere abbastanza bravi! La struttura dei livelli con i suoi check point e il salvataggio automatico alla fine di ogni quadro, inoltre, rende il gioco pienamente fruibile anche per sessioni mordi & fuggi più brevi, spesso tipiche delle console portatili. Insomma, non c’è che dire: Donkey Kong Tropical Freeze è un titolo davvero perfetto anche su Switch.

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