Se siete videogiocatori che cercano un po’ di varietà e originalità, è molto probabile che vi sia capitato di guardare ad alcune grandi produzioni con uno sconfortante senso di déjà-vu: magari una volta c’è il sedano mentre un’altra c’è la carota, ma rimane pur sempre la solita minestra riscaldata (se va bene). In mezzo a questa cortina di banalità, un gioco che cerca di svincolarsi dai soliti stilemi è ossigeno puro e, come sempre più spesso avviene ormai, spesso questa nuova linfa arriva direttamente dal cosiddetto panorama indie. Questo discorso si applica perfettamente per Yoku’s Island Express, pronto a spazzare via la polvere rotolando a tutta velocità sui vostri Switch.

Partiamo subito dal primo elemento che mi ha colpito immediatamente: uno stile grafico colorato e originalissimo, con ambienti disegnati a mano che ricordano le illustrazioni di un libro di favole. Non per nulla tutti i bellissimi personaggi che incontriamo sull’isola di Mokumana sono animali più o meno antropomorfi caratterizzati alla perfezione, sopratutto dal punto di vista estetico. A partire dal protagonista: mai avrei pensato di potermi far intenerire così tanto da uno scarabeo stercorario. Inseparabile dalla sua palla/perla, arriva su questa lussureggiante isola tropicale in qualità di nuovo postino, anche se probabilmente non si aspettava che evadere gli ordini arretrati sarebbe stato l’ultimo dei suoi problemi. Dalle zampe di un piccolo insetto passa infatti il destino dell’intera isola minacciata da una creatura malvagia che sta uccidendo le divinità dell’isola una dietro l’altra.

 

La trama è piacevole e offre anche (senza strafare) alcuni spunti coinvolgenti e dialoghi (in ottimo italiano) ben scritti, ma è il gameplay il vero punto forte del gioco. Si tratta infatti di un miracoloso incrocio fra metroidvania e flipper, un accostamento ardito ma assolutamente vincente. Nella nostra avventura si alternano fasi di esplorazione dell’isola, rigorosamente spingendo la nostra palla al piede (letteralmente), ben consci dei limiti fisici di un animaletto. Non aspettatevi dunque salti acrobatici o arrampicate estreme: possiamo semplicemente far rotolare la sfera da un punto all’altro. Ecco però inserirsi le meccaniche da pinball: per tutta Mokumana sono sparse leve e piattaforme colorate che possono essere attivate con i tasti dorsali dei Joy-Con. Basta un clic per essere catapultati in aria e raggiungere livelli sopraelevati altrimenti inarrivabili. I limiti fisici del protagonista servono proprio a far risaltare ancora di più la differenza fra le fasi a terra e le sezioni aeree altamente scenografiche.

Risultati immagini per yoku's island expressMa se l’esplorazione è una parte fondamentale del gameplay, ci sono comunque numerosi segmenti basati esclusivamente sulle meccaniche del flipper, con le due tradizionali alette da attivare, altrettanto tradizionalmente, sul fondo del quadro. Almeno all’inizio, perché proseguendo si devono superare tavoli più impegnativi con diversi schemi concatenati, pinne multiple posizionate un po’ ovunque e percorsi più intricati. In questa prospettiva, assolutamente promossi i comandi precisi, naturali e realistici (grazie anche all’implementazione dell’HD Rumble). Tutto funziona come dovrebbe e benché il livello di difficoltà sia generalmente medio-basso, si deve comunque essere reattivi nelle numerose fasi nelle quali sbloccare alcuni portali collezionando amuleti magici sparsi sul terreno di gioco. Allo stesso modo, fra un colpo e l’altro, è anche bene collezionare tutta la frutta tropicale che possiamo: ananas, mango o papaya, sono necessarie carambole precise per attivare congegni tipici da flipper e raccogliere succose carambole. Questa macedonia può essere utilizzata come moneta di scambio per ottenere bonus o sbloccare nuove piattaforme con cui aprire strade alternative.

A tal proposito, un elemento imprescindibile di ogni metroidvania che si rispetti è l’apprendimento di abilità con cui valicare barriere che ostacolano il nostro cammino: che sia la capacità di nuotare sott’acqua grazie a pesciolini speciali, batuffoli neri fuligginosi – evidente l’ispirazione allo Studio Ghibli – con cui aggrapparsi in sospensione a fiori speciali o lumache esplosive pronte a disintegrare massi enormi, questi poteri permettono in primis di proseguire nell’avventura, ma anche di velocizzare gli spostamenti grazie a percorsi alternativi. Infatti, per quanto inizialmente l’isola dia l’impressione di non essere eccessivamente estesa, c’è da riportare tutto in scala considerando le dimensioni ridotte del nostro alter ego. Quella che quindi potrebbe sembrare un’isoletta minuscola è in realtà un mondo vastissimo da esplorare fra giungle, caverne, ghiacciai e altri ambienti uno più bello dell’altro. La controindicazione è che, soprattutto nelle fasi iniziali, gli spostamenti in zone già esplorate tendono ad essere a volte lenti, benché nel proseguo della storia si sblocchi un mezzo di trasporto tanto buffo, quanto utile per percorrere grandi distanze. E in più, abbiamo assoluta libertà di movimento, dato che possiamo scegliere a nostra completa discrezione l’ordine nel quale affrontare le diverse sfide ed eventuali scontri con personaggi ben poco pacifici…

 

L’elemento che mi ha fatto storcere maggiormente il naso è stata però la mappa di gioco, a tratti poco leggibile (anche per l’assenza dei nomi delle varie località) e a volte imprecisa nella rendicontazione dei tesori già scovati. Perché se per completare l’avventura principale ci vogliono 5-6 ore (molto variabili a seconda di quanto ci si voglia perdere fra i meandri di Mokumana), ci sono tante missioni extra da completare e collezionabili da raccogliere: pacchi da consegnare, cassette della posta da riempire, decorazioni della palla da sbloccare e totem da attivare, che costituiscono ancora un mistero da svelare, per quanto mi riguarda. Come anche un misterioso rilevatore che sembra tener conto di tutti i nostri fallimenti: infatti, far cadere la pallina fra i due respingenti non comporta la perdita di vite (del tutto assenti), bensì la sottrazione di preziosa frutta e il procedere di questo oscuro contatore che voglio assolutamente capire cosa celi. Il che costituisce anche solo un’ottima scusa per tornare a giocare accompagnati dalla bella OST dalle sonorità caraibiche che ricordano le produzioni di David Wise nei suoi Donkey Kong.

Ma Yoku’s Island Express non ha bisogno di tanti pretesti per farsi amare. Un gameplay tanto originale quanto coinvolgente che diverte in tutta la sua freschezza, accostando due generi difficili da immaginare insieme, ma che invece sono stati amalgamati alla perfezione dagli sviluppatori di Villa Gorilla. Un’isola bellissima da esplorare fino all’ultimo centimetro in compagnia di un tenerissimo scarabeo in una delle avventure meglio riuscite su Switch.

3 Commenti

  1. Sono corso a leggere non appena visto il tuo commento. Gran bella recensione Marco, come sempre 🙂 Mi trovi d’accordo su tutto. Personalmente io ho trovato un po’ frustranti le parti da superare agganciando i fiori viola. Il gioco mi stava prendendo tantissimo e l’ho finito con estremo piacere, ma quei fiori viola mi hanno fatto passare la voglia di inseguire il 100%. Io che è un peccato, perché la storia dei totem e dell’uovo è parecchio intrippante.

    • Grazie Ugo!
      In effetti quei fiori possono far tribolare un po’, però non lungo il percorso principale. Ammetto di aver penato anch’io in alcune sezioni, ma già di suo il gioco non è complicatissimo, almeno questo mette un po’ alla prova i completisti.
      E voglio assolutamente scoprire pur’io cosa caspita sono quei totem!!! >.<