Mettete insieme uno dei più famosi marchi di giocattoli al mondo e uno dei ritorni cinematografici più attesi degli ultimi anni. Il risultato non dovrebbe che essere un successo di livello planetario, no? Ebbene, LEGO Gli Incredibili riesce nella notevole impresa di prendere due brand potenzialmente esplosivi e a ridurli in un tiepido gioco senza infamia e senza lode.

Partiamo dal presupposto che la Warner Bros Interactive e TT Games sono ormai diventati il punto di riferimento per gli amanti delle trasposizioni videoludiche dei più grandi blockbuster al cinema in divertenti mattoncini. Nel corso degli anni si sono susseguite il restyling di Star WarsJurassic World, l’universo Marvel e un’infinità di altri titoli su licenza dalla qualità altalenante, spaziando da giochi ben sviluppati a prodotti piuttosto mediocri. Purtroppo, LEGO Gli Incredibili si va a posizionare nella seconda categoria.

Chi ha già avuto modo di provare un altro titolo della serie, ormai dovrebbe sapere abbastanza bene quello che il gioco ha da offrire. Ripercorrendo le avventure della famiglia Parr, ci sono 12 livelli che narrano a grandi linee dapprima il secondo capitolo della serie cinematografica, per poi tornare a raccontare gli esordi dell’incredibile famiglia americana. Senza fare troppi spoiler (sia per il videogioco, sia per il film), il nuovo nemico giurato è Screen Slaver, capace di fare il lavaggio del cervello e ipnotizzare degli indifesi sprovveduti manomettendo i dispositivi tecnologici di tutto il mondo. Le scene di intermezzo cercano di replicare, almeno in parte, le sensazioni di un lungometraggio vero e proprio, ma mi pare piuttosto evidente che la qualità visiva e di scrittura degli studi Pixar non possano essere riprodotti così facilmente (soprattutto quando un’intera costola della trama ruota attorno all’interazione fra personaggi. senza combattimenti di mezzo).

 

Quello che infatti salta (negativamente) agli occhi è un comparto tecnico davvero scarso, con moli poligonali e texture ridotte all’osso, oltre a vistosi e fastidiosi cali di frame rate che forse non compromettono la giocabilità, però minano significativamente l’esperienza (soprattutto in modalità portatile, quando i difetti si fanno ancora più marcati). Inoltre, non posso non segnalare i tempi di caricamento di durata biblica, con una lunga intro che non può essere saltata e, cronometro alla mano, poco meno di 2 minuti necessari per caricare la mappa di gioco. Certo, c’è da apprezzare la struttura ad open world, con le città di Municiberg e New Urbem accessibili senza caricamenti intermedi, però l’attesa si fa sentire notevolmente.