L’immensa offerta che possiamo trovare in generale nel panorama videoludico e più nello specifico su Switch permette davvero a chiunque di trovare un qualcosa che lo soddisfi. C’è chi si appassiona con le grandi avventure per giocatore singolo, chi invece ha bisogno di competere contro qualcun altro. Magari altri invece considerano il gioco online come un elemento imprescindibile per ritenersi davvero contenti. Pur senza disdegnare tutte le modalità sopra elencate, nulla però mi gratifica di più di una bella serata passata con gli amici sul divano divertendoci assieme, ancor meglio se con un gioco che richiede di collaborare come una squadra. Da questo punto di vista, Keep Talking and Nobody Explodes rappresenta un esempio illustre che rompe gli schemi tradizionali dell’esperienza in multigiocatore.

Letteralmente il titolo può essere tradotto in “continua a parlare e nessuno esploderà”, richiamando le tipiche frasi che potremmo sentire durante la visione di un B-movie d’azione. In realtà la situazione in cui i giocatori si ritrovano richiama anche una delle scene cruciali di questa categoria di film nella quale il protagonista deve disinnescare un ordigno esplosivo (e mettere in salvo la vita di donne, vecchi e bambini). C’è un piccolo problema: il salvatore della patria non ha la più pallida idea di come bloccare la bomba. Ce l’ha davanti ai suoi occhi, saprebbe descriverla, ma non ne capisce nulla di fili da tagliare, pulsanti da premere e dispositivi simili. Fortunatamente può mettersi in contatto all’esterno con un artificiere che possiede il manuale con le indicazioni per bonificare l’ordigno ad orologeria. Per ricapitolare: chi vede la bomba non ha le istruzioni, chi ha il manuale non può vedere la bomba.

Ecco perché bisogna continuare a parlarsi. La comunicazione è l’elemento su cui si basa l’intero gameplay, offrendo una meccanica di gioco asimmetrico immediata e ben calibrata. La portabilità di Switch consente ai due giocatori persino di sedersi uno di fronte all’altro (o di schiena) evitando così di dover ricorrere a sistemazioni funamboliche per scongiurare sbirciate indiscrete. Certo, la compatibilità con il visore di VR disponibile su altre piattaforme renderebbe il tutto ancora più facile e immersivo, ma la giocabilità non è minata da questa mancanza, dato che il cuore del gameplay rimane comunque la risoluzione di puzzle presenti sotto forma di moduli. La valigetta esplosiva è infatti costituita da diverse celle (sei per facciata), ognuna delle quali richiede un intervento specifico. Ad esempio, immaginiamo 4 cavi colorati, nell’ordine: rosso, giallo, blu, giallo. Il compito dello sventurato è descrivere la situazione all’artificiere che invece deve seguire quanto detto nel manuale, aprendolo al capitolo cavi, sotto-caso con quattro fili. Legge allora quanto indicato: “se c’è più di un cavo rosso, taglia l’ultimo cavo rosso”, ma non è questo il caso, dato che noi ne abbiamo solo uno. Allora prosegue: “altrimenti, se l’ultimo cavo è giallo e non ci sono cavi rossi…” STOP! Qui c’è un filo rosso, quindi bisogna proseguire: “se c’è solo un cavo blu, allora taglia il primo filo”. Ecco quindi che la soluzione per neutralizzare questo modulo è: taglia il primo cavo (rosso, in questo caso).

Oppure possono esserci dei simboli strani da far capire all’artificiere che non li vede: una A con la terza gamba, un ragno che tocca un muro e un serpente con le corna sono solo alcuni esempi di descrizioni che mi sono sentito dire personalmente. Il gioco può in effetti sembrare davvero tosto le prime volte, ma bomba dopo bomba si crea tutto un sistema di comunicazione e un linguaggio in codice personalizzati per velocizzare le procedure. Così anche l’interpretazione dell’alfabeto Morse o la memorizzazione dei colori in una sorta di Simon says diventano sempre più intuitivi e meno macchinosi, complice anche un manuale chiaro e ben strutturato che spiega perfettamente la concatenazione logica necessaria a risolvere la dozzina di enigmi possibili. Ci sono solo due possibili inconvenienti: il primo è che il suddetto manuale deve essere stampato, dato che la consultazione su dispositivo informatico di oltre 20 pagine diverrebbe un ostacolo; il secondo è che è esclusivamente in lingua inglese. Esistono delle traduzioni in italiano ma, oltre a non essere ufficiali, sono purtroppo approssimative e poco curate. Fortunatamente, il livello di conoscenza della lingua straniera necessario non è eccessivamente elevato, rendendo il gioco accessibile anche a chi lo mastica in maniera elementare.

Gli sviluppatori hanno cercato di aiutare i giocatori ad entrare in confidenza con le meccaniche proponendo una modalità strutturata con bombe costituite da moduli predeterminati, anche se ogni volta leggermente diversi, ad esempio modificando la strada da percorrere in una specie di labirinto con le pareti invisibili (ed esplosive) per chi maneggia la bomba. Partendo da compiti relativamente accessibili, questa modalità è suddivisa in sezioni che aggiungono ogni volta una difficoltà nuova, che sia un nuovo tipo di enigma o i cosiddetti “needy modules”: essi consistono in alcuni moduli che non possono essere disinnescati in maniera definitiva, bensì richiedono una continua attenzione durante l’intero round. C’è ad esempio una leva da premere per evitare che la temperatura della bomba superi il limite massimo oppure un quadrante con una domanda cui rispondere “yes” o “no” (con il rischio di esplodere se non viene data la risposta corretta entro il tempo limite). Se poi i 5 minuti canonici vengono ridotti a 3, i due errori concessi lasciano il posto al “se sbagli, esplodi” e ogni tanto la corrente salta senza farci vedere più nulla, la malvagità non ha confini.

Per fortuna i comandi rispondono perfettamente agli input inseriti, che sia selezionare il modulo con lo stick sinistro o ruotare la valigetta alla ricerca di batterie, uscite SCART o indicatori luminosi (sempre come spiegato nel manuale) con la levetta destra. E se dopo aver superato la trentina di livelli di difficoltà crescente proposti dagli sviluppatori aveste voglia di continuare, c’è anche una modalità libera nella quale scegliere noi stessi le impostazioni della bomba: numero di moduli, tempo a disposizione, errori concessi, presenza di “needy” e altro ancora, con annesso indicatore di difficoltà per farci un’idea in anticipo delle energie mentali ed emotive richieste dalla sfida. Perché non è scontato riuscire a mantenere la calma con un ticchettio costante che ti ricorda che il tempo scorre inesorabile, con annesse crisi di panico e urla selvagge (anche queste sperimentate in prima persona). I due ruoli richiedono un livello di concentrazione alto, anche se di diverso tipo, considerate le diverse mansioni assegnate. Tra l’altro, nulla vieta di allargare il gruppo a più di due giocatori, magari con più di un artificiere in possesso del manuale per semplificare la faccenda, oppure inventando staffette a proprio piacimento.

Risultati immagini per keep talking and nobody explodes 

Di certo, già solo le regole standard di Keep Talking and Nobody Explodes sono più che sufficienti per generare il caos in salotto (o ovunque vogliate, dato che non è necessaria alcuna connessione internet). La creazione procedurale delle bombe garantisce una longevità praticamente infinita e la personalizzazione degli elementi di difficoltà consente veramente a tutti di approcciarsi al gioco, che siate esperti di puzzle o meno. E’ un party game esplosivo e unico nel suo genere che mette alla prova le capacità comunicative delle persone: nel 2018 un videogioco nel quale si deve parlare tra persone rappresenta un approccio talmente antiquato da divenire il suo vero punto di forza.

[Ringrazio gli amici che si sono prestati a disinnescare bombe con me e a urlare come disperati nel tentativo di non farmi finire in mille pezzi]

4 Commenti

  1. Avevo visto dei gameplay e concordo sul definire la traduzione “approssimativa”, è un becero Google translate e non si capisce il senso delle frasi. Anche quelli che ci giocavano dopo un po’ tornarono alle istruzioni in inglese.
    Per me e per molti altri non è un problema, ma avete fatto bene a sottolinearlo.
    Comunque sembra molto divertente, potendolo giocare in coppia credo che prima o poi lo prenderò.