Se i vari premi e kermesse significano veramente qualcosa, vincere un premio BAFTA come miglior giovane sviluppatore a soli 18 anni rende Dan Smith un soggetto da tenere sott’occhio. Dopo una gestazione che è durata praticamente un quarto della vita del suo creatore e la collaborazione con Ripstone per sviluppare appieno le potenzialità del prototipo vincente, i giocatori possono ora avventurarsi nei corridoi labirintici di The Spectrum Retreat.

Il protagonista, di cui non vediamo le sembianze essendo il gioco in prima persona, si risveglia in una camera d’albergo senza ricordi sul suo arrivo o del perché si trovi in quel luogo. Dopo un leggero smarrimento, iniziamo a fare la conoscenza con il Penrose, un elegante hotel arredato in stile art déco. Il colpo d’occhio è sicuramente affascinante: dopo aver percorso un po’ di corridoi, ci ritroviamo in una lussuosa hall con marmi e grandi finestre che illuminano l’ambiente. Peccato che a rovinare l’idillio ci siano un po’ di dettagli quantomeno bizzarri. Ci accorgiamo infatti di essere gli unici ospiti presenti e che l’intero personale è costituito da figure senza volto che hanno tutta l’aria di essere robot. Ma c’è un aspetto ancora più inquietante: dirigendoci verso la porta girevole nell’ingresso, scopriamo che non c’è via d’uscita e che siamo costretti a tornare alla hall.

RIPSTONE_TheSpectrumRetreat_Lobby_02.pngFortunatamente viene in nostro soccorso una donna di nome Cooper o, per essere più precisi, la sua voce. Tramite un particolare telefono cellulare dalla forma circolare, questa figura misteriosa può mettersi in contatto con noi, promettendo che ci aiuterà a scappare da questa luccicante trappola. La tentazione di darvi ulteriori dettagli è forte, ma per evitare di rovinare possibili sorprese, mi limiterò a dire che, sotto la guida di Cooper, scopriremo che dietro a quest’aura di perfezione che aleggia al Penrose si nascondono segreti decisamente più oscuri. Ad esempio, il fatto che all’arredamento in stile inizio Novecento si contrapponga una sezione nascosta iper-tecnologica nella quale si svolgono delle intense sezioni di rompicapo. Questi momenti vengono chiamati “sfide di autenticazione”, dato che il loro superamento permette di accedere ai diversi piani dell’hotel.

RIPSTONE_TheSpectrumRetreat_Puzzle_01.pngLe meccaniche di gioco ruotano attorno ai colori (così come lascia intendere lo spectrum del titolo). Il particolare cellulare in nostro possesso ci permette infatti di “risucchiare” i colori da alcuni cubi speciali presenti nei diversi livelli. Ad esempio, se di fronte a noi abbiamo un cubo di coloro rosso, possiamo azionare il congegno e assorbire il suo colore, che rimane comodamente visibile sul display del telefono in un angolo dello schermo. Dopo questa operazione, il cubo diventa bianco, a meno che noi non decidiamo di rilasciare nuovamente il colore e riportarlo allo stato originale (così da tornare anche noi allo stato neutro). Ma è possibile trasferire l’energia cromatica anche ad altri cubi, ricordando però che è possibile interagire solamente con forme che hanno un colore differente (se noi siamo già rossi, non possiamo assorbire altro colore della stessa tonalità). Queste manovre sono mirate a sorpassare alcune barriere che possono essere attraversate solamente quando il nostro stato attuale coincide con il colore della parete stessa.