[La recensione contiene immagini non adatte a persone impressionabili dalla presenza di sangue e parti anatomiche interne]

Surgeon Simulator è una titolo del 2013 sviluppato dai ragazzi di Bossa Studios, i quali crearono il primo prototipo del gioco in appena 48 ore durante uno di quei convegni-raduni di sviluppatori che si danno due giorni di tempo per progettare e realizzare nuove idee. Avventurandosi in un sottogenere decisamente di nicchia, hanno quindi pensato di creare quello che poi sarebbe diventato uno dei più noti simulatori di operazioni chirurgiche, reso celebre soprattutto nella comunità online da video su video di youtuber alle prese con i bisturi. Dopo parecchi anni, la serie approda anche su Switch con Surgeon Simulator CPR e la domanda è: il gioco merita la fama acquisita?

Mettiamo subito una cosa in chiaro: il gioco non ha nessuna pretesa di essere verosimile o rispecchiare anche solo lontanamente ciò che avviene in una sala operatoria. Anche confrontandolo con altri esponenti del genere (ad esempio la serie Trauma Center), benché sia impensabile proporre un’esperienza realistica e fedele, in questo caso la situazione diventa esponenzialmente più farsesca. Giusto per capirci: non so in quanti ospedali si operi utilizzando martelli, seghe da falegname o estintori (fortunatamente). Ma io ho dei forti dubbi anche sul percorso accademico del chirurgo che impersoniamo, visto che per effettuare i diversi trapianti richiesti è sufficiente togliere i vecchi organi e rimpiazzarli con quelli nuovi disposti alla bell’e meglio.

Per fare di nuovo un esempio pratico: il nostro primo compito è effettuare un trapianto di cuore. Abbiamo il nostro paziente sdraiato supino sul lettino davanti a noi con la cassa toracica in bella vista. A questo punto, l’unica strada percorribile è chiaramente quella di frantumare tutte le costole per accedere alle parti molli del fortunatissimo paziente, le quali ovviamente possono essere brutalmente eliminate in nome della scienza: via polmoni e fegato, sono solo d’intralcio! Ora possiamo tagliare qualche arteria per eliminare il cuore non funzionante, estrarre dalla cassetta il nuovo cuore e posizionarlo all’incirca dove dovrebbe stare, senza preoccuparsi di rimettere il resto a suo posto, anzi, soddisfatti del risultato raggiunto. Tutto questo probabilmente in mezzo a flutti e schizzi di sangue un po’ ovunque. Questo dovrebbe bastare a far capire perché il titolo non sia dunque consigliato a persone facilmente impressionabili, anche se a tratti diventa difficile consigliarlo in generale.

L’aspetto che infatti fa storcere il naso maggiormente sono i comandi, contorti e difficili da gestire, entrambi fattori volutamente inclusi dagli sviluppatori. Fin dal suo esordio su PC, infatti, il gioco è sempre stato caratterizzato da controlli quasi impossibili da padroneggiare, ponendolo come elemento chiave dell’intera esperienza di gioco. Su Switch funzionano in questa maniera: la posizione della mano svolazzante può essere modificata con la levetta analogica sinistra, mentre con quella destra si comanda la sua torsione di polso e avambraccio. I due tasti dorsali servono invece a muovere l’arto sull’asse verticale (senza però la possibilità di fissare una posizione intermedia se non premendo e rilasciando continuamente il pulsante corrispondente) e a chiudere la mano per impugnare i diversi oggetti. Infine, per movimenti di precisione, è possibile comandare la chiusura di ogni singolo dito con la pulsantiera ABXY. A differenza di come si dice di solito, è tanto complicato a leggersi quanto a farsi. L’ostacolo maggiore è rappresentato dal’impossibilità di compiere i movimenti come si vorrebbe, fatto che inizialmente potrebbe anche generare un certo grado di ilarità, ma che presto si trasforma in pura frustrazione.

 

Dopo un po’ di tentativi falliti, mi son detto se forse non fosse il caso di attivare allora i controlli di movimento, per scoprire immediatamente che le mie speranze erano vane. Infatti il giroscopio del Joy-Con permette solo di compiere il movimento di torsione, delegando il resto all’azione dei vari pulsanti come descritto sopra. La situazione, se mai possibile, è persino peggiorata, convincendomi a tornare alle impostazioni standard. Il mio paziente continuava però a morire dissanguato: ogni poveretto che finisce sotto i nostri bisturi possiede infatti uno stock di sangue che si riduce ad ogni azione avventata, ma non solo, visto che i colpi più violenti producono delle ferite che causano una perdita continua di fluidi, ogni secondo che passa. Arrivavo quindi a dover collocare i reni con il contatore che correva all’impazzata senza aver tempo a sufficienza, causando il game over. Certamente mi avrebbe fatto piacere sapere fin dall’inizio che una siringa sul tavolo permette di anestetizzare e ridurre i millilitri di sangue al secondo sparsi in giro, peccato che il gioco non me ne avesse  minimamente parlato, costringendomi a ripetere per decine di volte lo stesso livello ignaro di un’utile informazione.

Dal punto di vista dei contenuti, questa versione contiene svariate espansioni e contenuti inediti che complicano ancora di più la situazione. Se infatti avevate avuto problemi a trapiantare un cervello nella sala operatoria, figuratevi a farlo su un’ambulanza in corsa con tutta la strumentazione che salta di qua e di là ad ogni corsa oppure nello spazio, dove l’assenza di gravità fa fluttuare ogni cosa nel’aria. Questa versione implementa anche l’utilizzo del Rumble HD che, bisogna ammettere, trasferisce la sensazione di ogni incisione, colpo, schizzo e battito di cuore. Infine, il sottotitolo CPR sta per co-op ready, il che significa che bastano i due Joy-Con in dotazione per poter operare in coppia con un vostro amico, ciascuno controllando una mano. La storia però è sempre la stessa: controlli complessi, risate per la confusione che si viene inevitabilmente a creare, tentativi su tentativi e, infine, frustrazione. Perché se i comandi erano impossibili da soli, giocando in coppia la situazione purtroppo non cambia.

Come non cambia il fatto che resta comunque uno dei fenomeni di culto degli ultimi anni. La mia spiegazione è che si tratti di un gioco più divertente a vedersi che a giocarsi. Vedere impazzire qualcuno che cerca in tutti i modi di impugnare un bisturi può effettivamente essere motivo di ilarità, ma quando sei dall’altra parte dello schermo, a volte per evitare di buttare tutto all’aria e desistere si deve essere pazienti. E visto come vanno le cose, possibilmente non quelli che disgraziatamente sono stesi sul lettino.