Toby: The Secret Mine si affaccia nell’affollato mondo delle produzioni indie per l’eShop di Nintendo Switch con un forte carico stilistico e una giocabilità affine ai gusti degli amanti della casa di Kyoto, ma basteranno questi elementi per risplendere a sufficienza per attirare l’attenzione del pubblico? Scendiamo insieme nelle profondità di questa miniera per scoprirlo…

Il gioco si presenta come un puzzle adventure a scorrimento orizzontale, infarcito da elementi platform misti alla risoluzione di enigmi ambientali legati alla necessità/obbligo di avanzamento nei mondi di gioco. Il personaggio protagonista, dal design piuttosto bizzarro, dovrà continuare il suo percorso alla ricerca di altri esseri simili da liberare, rincorrendo un suo simile malvagio che ha intrappolato numerosi altre creature lungo il suo cammino. Muovendosi lungo i quadri che compongono il mondo di gioco, dovremo prendere controllo dell’avatar per esplorare gli ambienti, muoverci all’interno delle aree e risolvere grattacapi di varia natura per poter permettere al personaggio di proseguire e all’inquadratura di continuare a scorrere. Niente di nuovo sotto il…soffitto della miniera, insomma, visto come l’intera avventura di base si svolga proprio in un ambiente di questo tipo, tra carrelli e leve, casse e pietre, in un’ambentazione claustrofobica dove le dinamiche ludiche di interazione sopra descritte prendono corpo.

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L’elemento più distintivo e rappresentativo del titolo, infatti, risiede proprio nel mondo di gioco, più che nella giocabilità. Le immagini presentate si muovono tono su tono con molte tonalità del medesimo colore cardine di ogni schermata, spesso giostrata su insiemi di grigio, con l’avatar rappresentato da un’ombra in movimento su sfondi scuri, fiocamente illuminati. Un universo racchiuso e claustrofobico, tetro e triste, capace di trasmettere un forte senso di malinconia e disturbo. Un quadro pittorico, però, che richiama fortemente Limbo, anche troppo da vicino. Il senso di dejà-vu è infatti davvero molto forte, per un tratto stilistico che finisce davvero per essere ombra, ma non di sé stesso quanto di altri, venuti prima di lui. Più che una fonte di ispirazione, infatti, la famosa produzione Playdead sembra essere terra di saccheggio, per un titolo poco originale anche sul versante grafico, in sostanza.