Octopath Traveler è uscito in esclusiva per Nintendo Switch nel mese di luglio. Sono passati ormai ben 3 mesi, e come promesso nel nostro ultimo editoriale, Switchitalia torna sulle orme del titolo Square-Enix per capire insieme a voi se la il titolo mantiene il suo interesse anche lontano dal “day one”. Siete pronti quindi a intraprendere il viaggio assieme a Olberic, Primrose, H’aanit e a tutti gli altri protagonisti di questo sguardo su un futuro passato dei classici JRPG? Allora preparatevi, l’avventura ha inizio…

Il gioco Square-Enix ha incarnato sin dal primo evento di presentazione di Switch un titolo di grande interesse per l’utenza della console ibrida della casa di Kyoto: gioco di ruolo in esclusiva, erede spirituale della saga Bravely Default, esempio di quell’incontro tra mondo portatile e home tanto simboleggiato dalla natura stessa dell’hardware di riferimento, sia in termini di innalzamento della qualità degli asset di sviluppo rispetto al mondo 3DS che di maggior supporto dalle terze parti rispetto al Wii U, trovando nel suo mix di classicità e rinnovamento il punto di incontro perfetto per le due nature precedentemente separate delle console Nintendo. Già il trailer d’annuncio seppe scuotere le coscienze di molti, per poi continuare ad innalzare l’interesse a ogni piè sospinto, fino alla scoperta dell’utilizzo dell’Unreal Engine 4 per la creazione di questo particolare look, definito dagli stessi sviluppatori come HD-2D: ancora una volta, passato e futuro che si incontrano, questa volta sul tavolo dello stile. L’aiuto di Nintendo nella promozione del gioco ha poi sancito definitivamente la luce dei riflettori sullo sviluppo, con partecipazioni multiple a diversi Direct, il rilascio di ben DUE demo di gioco sull’eShop, rese ancor più interessanti da due fattori: il sondaggio per migliorare lo sviluppo, conseguente alla prima versione di prova, e la possibilità di trasferire i salvataggi nella versione finale del gioco, per quanto riguarda la seconda demo. Insomma, tutto, prima del lancio, ha guidato il pubblico di Switch verso un acquisto ad occhi sicuri e a scatola chiusa, visto l’ottimo confezionamento pre lancio operato dalle due case di produzione. Gioco alla mano, la fiducia era ben riposta.

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L’impostazione del progetto è quella di ricalcare le orme dei classici del genere, rinfrescandone alcuni aspetti non solo grafici, mirando a un pubblico più nostalgico che giovane, in piena sintonia con i primi 18 mesi di vita di Switch sul mercato (in attesa forse di Pokémon prima e di un riposizionamento di prezzo del modello base della console, poi): ecco quindi tornare esplorazione non-open world, ma piuttosto libera nell’approccio all’overworld e ai dungeon disseminati sulla mappa; scontri casuali, ma gestiti con un ritmo di gioco senza dubbio non pedante; personaggi e ambienti 2D ma reinterpretati con un approccio tecnico di grande impatto per l’effetto di parallasse, l’illuminazione e le superfici riflettenti. Il tutto farcito da toni e narrazione epici ma sommessi, struggenti ma “educati”, privi di quella pomposo prosopopea tanto cara a molte produzioni moderne e capace di trasmettere un senso di feudale medioevalità al progetto nel suo insieme e nel suo complesso. Davvero un titolo di grande atmosfera, prima di tutto, grazie alla direzione scelta sia sul versante artistico che ludico, ulteriormente rafforzato e impreziosito da una colonna sonora  di altri tempi. In senso buono, ovviamente.

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