Per quanto possa sembrare un genere potenzialmente di nicchia (soprattutto se comparato alle grandi produzioni di titoli d’azione e d’avventura), i giochi musicali appassionano una fetta non indifferente di giocatori. Anche conosciuti come rhythm ‘n’ game, lo scopo principale è interagire in maniere differenti rimanendo a tempo con la traccia musicale sottostante. A partire da Dance Dance Revolution, per arrivare a Taiko no Tastujin, passando per l’immancabile serie Rhythm Paradise sviluppata da Nintendo, le diverse declinazioni del genere richiedono praticamente sempre di seguire uno schema di comandi derivanti da diversi input: frecce direzionali, tamburi colorati o giapponeserie varie che siano. Gal Metal scardina questo caposaldo per offrire un gameplay originale che lascia ai giocatori la libertà di esprimersi come preferiscono.

Ma prima di analizzare le meccaniche di gioco, partiamo dal contorno. La modalità avventura, ideale per apprendere le basi, racconta le vicende di un gruppo metal composto da cinque studentesse che si ritrovano invischiate in una guerra intergalattica. Un civiltà aliena dalle fattezze polipesche ha infatti deciso di invadere la Terra dopo che la loro popolazione è stata decimata dalla musica prodotta sul nostro pianeta: il ritmo incalzante del metal portava infatti i polipalieni a muovere la testa freneticamente avanti e indietro (headbanging), provocando una morìa fra i poveri molluschi. Le sorti della Terra dipendono da due studenti che, tramite un marchingegno alieno, vengono fusi in un unico essere dalle sembianze di lei, ma con il corpo controllato da lui. L’unica maniera per fermare gli invasori è combattere a suon di musica, aiutando lui-lei a diventare un batterista provetto.

Questa folle storia decisamente sopra le righe è raccontata attraverso delle vignette animate a mo’ di manga, sia per stile di disegno (minimale, ma comunque piacevole) che per ordine di lettura (da destra a sinistra). Dopo un’introduzione abbastanza articolata, questi simpatici siparietti fungono da collante fra un’esibizione e l’altra, portando avanti la trama come se fosse una storia a puntate vera e propria. Ma per quanto possa risultare simpatica, la trama è solo un pretesto per il gameplay.

Come vi dicevo, il nostro alter ego è la batterista di un complesso metal tutto al femminile, ma a causa dello scambio di identità, ci tocca imparare di nuovo tutto da capo. Per combattere gli alieni dobbiamo metter su delle esibizioni convincenti eseguendo in sequenza alcuni schemi ritmici e, benché ci sia piena libertà di scelta, una lista di movimenti può aiutare i giocatori meno avvezzi alle percussioni. Questa lista è divisa per stili (Metal, Abyss, Rage, Beast, Splash e Chaos), ognuno pensato per diversi ritmi e intensità, così da poter adattare ogni volta i movimenti in base alle atmosfere del brano da interpretare. Sempre per venire incontro ai dilettanti, il gioco offre una selezione di alcuni schemi base (nella sezione Hot) pensati appositamente per il livello successivo, così da potersi allenare nel tentativo di riprodurli. Il risultato è una grande libertà concessa per i veterani della batteria che incoraggia invece i meno esperti a sperimentare nuove concatenazioni ed evitare di ripetere all’infinito i soliti tre o quattro pattern più elementari.