L’epopea di Stoic Studio, iniziata ormai anni addietro su Kickstarter, vede la tanto agognata fine con il terzo epico capitolo, qui preso in esame. Forte del contributo di talentuosi sviluppatori provenienti da realtà ben più impegnative di quelle della scena indie, particolarmente esperte proprio in ambito RPG, The Banner Saga 3 porta a compimento un viaggio lungo tre titoli e parecchie ore, con moltissimi intrecci (narrativi e ludici) derivati dai due precedenti capitoli, con un’eredità importante rispetto a quanto già narrato (e giocato) in precedenza. Ma addentriamoci con decisione e timore nei meandri di questo racconto, che solo i più forti sapranno superare.

Il gioco riprende esattamente da dove si era interrotto il titolo precedente, secondo quella struttura di continuità tipica della saga; come tra il secondo e il terzo episodio, sarà persino possibile trasportare i dati di salvataggio per poter continuare davvero la storia come se stessimo affrontando “soltanto” un nuovo paragrafo del medesimo racconto, cosa per altro enfatizzata anche dalla numerazione dei diversi “livelli” di gioco presenti, capaci di susseguirsi sotto un unico macro arco narrativo. E’ possibile godersi il prodotto anche senza aver fruito delle precedenti avventure, ma ovviamente ci si perderebbero moltissimi elementi legati a personaggi e situazioni, soprattutto per quanto riguarda le conseguenze a livello di canovaccio determinate dalle diverse scelte compiute dal giocatore anche nei titoli antecedenti a quello preso ora in esame. Insomma, The Banner Saga resta davvero una saga, anche se tripartita, dove ogni elemento è fortemente intrecciato al precedente, per un risultato a tratti spiazzante e confusionario, soprattutto a causa dell’enormità del cast messo in scena dagli sviluppatori.

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Più semplice risulta seguire invece il dipanarsi della vicenda durante le fasi di combattimento, che rappresentano sostanzialmente buona parte del gioco al di fuori dei dialoghi “gestionali” (comunque come detto piuttosto preponderanti, non tanto in termini di rapporto ore di gioco, quanto nelle loro conseguenze profonde sull’avventura e sulla composizione del “party”): qui il sistema di battaglia già visto in precedenza torna a farsi protagonista con il suo spessore qualitativo. Impegno e divertimento si fondono, in un intreccio di livelli di fruizione ampio, variegato, stratificato ma mai tediante (contrariamente ad alcuni eccessi di cattiveria nel punire scelte narrative sbagliate). Mantenendo i pilastri legati alla tipologia di razze e guerrieri e alle possibili opzioni di attacchi e difese su avversari o armature, il gioco continua a offrire un ottimo livello propriamente ludico, capace di soddisfare anche i palati più raffinati sotto il profilo strategico.

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