Beholder: Complete edition è un gioco davvero particolare. Tratta di tematiche importanti, legato ai regimi totalitari ma anche più in generale al controllo esercitato dai governi di tutto il mondo sul singolo cittadino, elemento individuale oppresso dalle dinamiche di massa e di omogeneizzazione in atto anche in ambito occidentale, tramite il processo di globalizzazione ormai più che decennale, attraverso due elementi principali: l’utilizzo della tecnologia e la complicità di alcuni cittadini, individui anch’essi, ma inglobati come ingranaggio nel sistema di controllo, tramite un processo di connivenza che sta da sempre alla base di qualsivoglia crimine organizzato. Eppure, lo fa variando non di poco il punto di vista, con effetti stranianti e disturbanti, soprattutto grazie alla loro capacità di risultare…divertenti. Ma andiamo con ordine.

Nel titolo in questione vivremo nei panni di un cittadino inserito all’interno di un regime totalitario che viene indicato dal governo come nuovo amministratore di un complesso condominiale piuttosto grande. Il nostro compito, come viene spiegato nel primo breve capitolo introduttivo, sarà quello di servire il “Grande Fratello” pubblico tramite un filo comunicativo diretto con rappresentanti delle forze dell’ordine. Ordine, in pratica, è la parola d’ordine del gioco, infatti: attraverso tutti i mezzi messi a disposizione del nostro ruolo istituzionale, dovremo controllare tutto quello che accade all’interno della costruzione e, in caso di particolari violazioni delle regole (condominiali ma soprattutto governative) denunciare il tutto alle autorità. Siano queste regole scritte o, spesso, non scritte. Il dilemma morale prende subito piede, poiché appare chiarissimo sin da subito come il sistema in cui siamo inseriti abbia una scala di valori umani  ribaltati, se non assenti, rispetto al buon senso comune e, allo stesso tempo, di come gli obiettivi videoludici del nostro avatar possano trovare realizzazione soltanto aderendo al concetto del fine con ogni mezzo, senza filtri morali di sorta.

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Obiettivo del gioco, infatti, è trarre profitto per la posizione del nostro personaggio agli occhi del governo, senza porsi scrupoli, arrivando persino a farsi fautori di un sinistro doppio gioco agli occhi del Grande Fratello, tra tangenti, favori e mazzette, qualora i nostri piccoli sotterfugi o guadagni estemporanei non vadano a danneggiare il “bene più grande”, che ovviamente è quello del “partito”, o dell’ordine prestabilito. In pratica, saremo spinti non soltanto a fare la spia, a estorcere o ricattare PER le forze dell’ordine, ma anche a ingannare le regole più insignificanti teoricamente imposte dei nostri stessi datori di lavoro per raggiungere un guadagno (economico o di potere) maggiore, restando sul filo del rasoio dell’omertà implicita a questo tipo di corruzione. Un punto di vista, come detto, senza dubbio originale, anche se a tratti piuttosto inquietante.