La guerra è brutta. Fredda, sporca. Triste. E quella di Sarajevo e dei Balcani lo è stata forse più di altre, almeno per noi italiani, data l’estrema vicinanza geografica e la copertura mediatica dell’epoca, tra le prime “in tempo reale”, mostrandone gli orrori quasi in diretta. In This War of Mine potremo rivivere questo desolante scenario, vissuto davvero dall’interno, dal punto di vista delle vittime, persone normali ritrovatesi all’improvviso al centro dell’orrore, senza casa, sotto il rumore dei bombardamenti, a lottare per la sopravvivenza, giorno dopo giorno. Passo dopo passo. Morso dopo morso.

This War of Mine non è un gioco facile: non lo è dal punto di vista estetico, non lo è sotto il profilo della struttura ludica, non lo è a livello di tematiche. Con il suo approccio rischia di allontanare molti, restando lontano lui stesso anni luce da tutti quelli che ormai oggi sono considerati i crismi di qualsiasi prodotto commerciale; ma è evidente come il team di sviluppo se ne infischi: vogliono raccontare una storia, attraverso tutti gli elementi messi loro a disposizione dal medium videoludico, indipendentemente da quello che sarà l’anelito delle vendite di questo titolo. Che chiamare gioco è a tratti riduttivo, visto l’impegno “politico”, ma in realtà umanamente antropologico, della produzione in oggetto. Al di là di tutto, quindi, un plauso a chi si è trovato dietro una tastiera a programmare quello che vuole essere in fondo un grido di denuncia, il “System of a Down” del panorama “indie” dell’eShop. 

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Il prodotto qui analizzato vi metterà nei panni di diversi personaggi, durante l’assedio bellico alla città al centro dello scontro; inizialmente, i 3 protagonisti (ritratti nelle loro schede profilo anche con foto di attori reali e ciascuno con un proprio background narrativo alle spalle) si trovano a vivacchiare in un’abitazione disagiata, parzialmente crollata sotto gli attacchi dell’esercito, in condizioni difficili. La costruzione è pericolante, le risorse pressoché nulle sia a livello di viveri che di beni di prima necessità, piuttosto urgenti per altro visto lo stato di salute cagionevole di alcuni degli abitanti. Il primo capitolo si struttura sostanzialmente come un tutorial, durante il quale prendere confidenza con il sistema di controllo e le azioni basiche a disposizione di tutti i protagonisti. Interessante il sistema di “swapping” tra un personaggio e l’altro, studiato per poter impersonare tutti gli elementi del gruppo, dando loro diversi ordini da eseguire, mentre gli altri portano a compimento diverse azioni. Ecco così che, mentre uno degli “eroi” sarà alle prese con un cumulo di macerie piuttosto impegnativo da spostare, gli altri potranno recuperare viveri o oggetti utili a rimpolpare l’equipaggiamento in altre aree del “livello”. Livelli o quadri che si compongono prevalentemente di singole aree di gioco, case o costruzioni più o meno ampie e strutturate, da esplorare per recuperare elementi atti a rinvigorire le nostre energie o aumentare il potenziale bellico (difensivo o offensivo) a nostra disposizione. Sì, perchè la fame e la malattia non saranno gli unici nemici a mettere a repentaglio la nostra sopravvivenza.