Già, This War of Mine vi metterà in alcuni frangenti anche in situazioni di vera e propria “guerriglia”, non limitandosi a porvi davanti a situazioni di sopravvivenza dovuta al ritrovamento o alla gestione delle risorse: ma non fraintendete, il titolo non può in nessun modo essere definito né uno shooter, né un action. La vera essenza resta quella di un gestionale, fortemente intessuto di connotati narrativi, dove a farla da padrone saranno i personaggi (differenti a seconda delle fasi del racconto), gli obiettivi e l’aspetto manageriale di gestione dei beni a nostra disposizione. Protagonisti feriti, da curare con medicinali appositi; avatar affamati, da sfamare con razioni ritrovate e arrabattate senza fronzoli; aree apparentemente disabitate da saccheggiare e soltanto sporadicamente malintenzionati (o semplicemente altri poveri disperati come noi, soltanto “dall’altra parte della barricata”) da fronteggiare. Atmosfera e ritmo sono molto più vicini a quelli di un noir compassato, che non alle pellicole belliche di origine hollywoodiana.

Il trascorrere del tempo è solitamente scandito a giorni, con la possibilità di portare subito le lancette alla fase successiva, con scorribande notturne verso centri disabitati per recuperare (a nostro rischio e pericolo) risorse di inestimabile importanza (siano essi assi di legno per barricate, piuttosto che grimaldelli per aprire porte o lucchetti chiusi, riuscendo quindi ad accedere ad aree altrimenti precluse) alternate a fasi diurne fatte di minor pericolo, maggior dialogo e soprattutto esplorazione e gestione dei “nostri” avamposti. Ma il fulcro di ogni giornata può improvvisamente variare, come è lecito aspettarsi in una situazione tanto instabile quanto quella di un assedio militare in aree civili. Ed ecco quindi che all’improvviso dovremo spostarci, abbandonare aree pressoché stabili fino a pochi giorni prima, iniziare a seguire nuovi filoni narrativi dettati o dall’alternanza dei capitoli di gioco (e con essi dei protagonisti), o dall’arrivo di una nuova catastrofe. Perché non c’è limite, al peggio che la guerra è in grado di portare nelle vite di ciascuno di noi. Bussando alla nostra porta, abbattendola con le sue bombe e la sua violenza.

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Se ci sono degli aspetti che This War of Mine riesce a presentare in maniera egregia, sono da un lato il versante narrativo, proposto con l’alternanza di diversi capitoli, trame e personaggi capaci di farci vedere i mille volti della disperazione; dall’altro l’aspetto estetico, governato da un’ottima direzione artistica curata in ogni minimo particolare. Il bianco e nero preponderante, nelle tinte di ogni situazione, gestito in maniera cupa anche a fronte dell’introduzione di elementi cromatici, dal rosso del fuoco al verdastro delle fredde fonti luminose, tutte contribuisce a trasmettere un senso di miseria, grazie anche al sapiente utilizzo del tratto “disegnato”, capace di offrire un senso quasi di “cronaca nera” alle vicende messe in scena sullo schermo. Non un fenomeno dal punto di vista tecnico, quindi, il gioco indie qui proposto riesce però ad affascinare, rattristando il fruitore anche a livello puramente visivo. L’aggiunta di un tocco di realismo, grazie a foto e attori reali, capaci di impersonare i diversi protagonisti, aiuta in qualche modo ad avvicinarci alla misera disperazione di questa situazione bellica, gravante sulle spalle dei civili in tutto il suo squallore.

This War of Mine è un titolo particolare; a metà strada tra l’avventura narrativa a “capitoli” e il gestionale di limitate risorse, riesce con la sua carica emotiva, accompagnata dalla direzione artistica e dal macro arco narrativo, a portarci anche al di là di alcuni limiti ludici oggettivi (dati dalla macchinosità del sistema di gestione delle risorse, dalle animazioni legnose dei personaggi e da un livello di reazione agli input impartiti non propriamente brillante), facendoci emozionare.