Puntuale come il Natale, ecco arrivare un altro editoriale, dedicato al bilancio dell’anno 2018 per noi appassionati di Nintendo. Articolo ovviamente del tutto individuale e soggettivo, ci mancherebbe, ma che chissà…magari riuscirà a specchiare il pensiero di molti tra voi lettori. Oppure no: nel caso siete liberi di commentare!

Bilancio che parte da un assunto molto chiaro: ormai il 3DS è alle spalle, come lo è stato per il sottoscritto praticamente durante tutto l’arco dell’anno. L’attenzione mediatica, degli sviluppatori e del mercato è tutta sull’ammiraglia ibrida di Nintendo, e ancor di più lo è a livello personale: il mio tempo di gioco sulla ormai piccola e vecchia console a due schermi è precipitato rovinosamente nel corso di quest’anno, e non sembra destinata a riprendersi. Giusto così, per un vero e proprio portatile che ha saputo fare il fatto suo, offrendomi diversi titoli di grande richiamo e interesse e tenendomi occupato (divertendomi) davvero per diverse ore della mia vita negli ultimi anni. Ma per l’encomio del doppio schermo stereoscopico ci sarà tempo. Perché è (ancora) di Switch che vorrei parlare, sotto l’albero di Natale, tra le luci ed il presepe.

Nintendo Switch è un successo commerciale importante, davvero notevole se si pensa alle enormi difficoltà registrate da Nintendo con il Wii U e, in parte, con il 3DS. Se da un lato la vecchia home console semplicemente non ha venduto, la seconda ha presentato soprattutto in occidente un rapporto di vendite software molto basso, rispetto alle console piazzate nelle case degli appassionati. Switch sta invece risolvendo entrambi i problemi, con un ritmo di penetrazione hardware complessivamente davvero elevato (inferiore a quello del precedente portatile a due schermi in Giappone, ma comunque davvero sostenuto, superiore anche a quello del Wii) e con vendite software pazzesche (sono già numerosissimi i million seller first party, con grandi successi nel mondo indie e un buon numero di publisher “minori” o inaspettati pienamente soddisfatti. In sostanza, al di là dei semplicistici calcoli di “portatile + home console”, la verità è che con Switch Nintendo sta registrando ampie vendite, aumentando la sua brand awareness e incassando utili a dir poco significativi.

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Detto questo, per noi appassionati il discorso è parzialmente un altro; parzialmente perché il successo del prodotto non può che portare benefici a noi fruitori: le vendite di DOOM hanno confermato l’arrivo del seguito; il successo di Disgaea 5 Complete ha convinto NIS a investire praticamente tutto sull’ammiraglia della casa di Kyoto; l’ottima ricezione di Dragon Ball Xenoverse 2 ha facilitato l’ottimo porting di Dragon Ball FighterZ; la calda accoglienza riservata su eShop a moltissime produzioni permette l’arrivo di decine e decine di progetti interessantissimi sullo store digitale e così via. Senza considerare come ovviamente anche in casa Nintendo l’efficacia del progetto Switch nel suo insieme stia permettendo di pianificare risorse e investimenti in modo da poter continuare a supportare l’ibrida in questione per lungo tempo e, si spera, con un flusso continuo e costante di prodotti interessanti.

Eppure per certi versi, il 2018 non è stato tutto rose e fiori, soprattutto da questo punto di vista. I titoli veramente inediti presentati da Nintendo è forse diminuito rispetto allo scorso anno, forse anche solo in termini di percezione agli occhi di noi appassionati. L’insuccesso di Wii U si sta paradossalmente riflettendo in negativo proprio sulle spalle di quei pochi (come noi) che in quella console avevano creduto, considerando quanto l’arrivo di giochi come Hyrule Warriors o Captain Toad ovviamente non possa apparire allettante quanto per un nuovo fruitore. E se, ammettiamolo, rigiocare Bayonetta 1 e 2 in modalità portatile può rivelarsi interessante anche per me, altre produzioni lasciano di più il tempo che trovano. Ciò nonostante, è inutile recriminare: di produzioni inedite ce ne sono state comunque, e non poche. Forse il “tono” di un Kirby ricco e ben bilanciato o di un comunque variegato e migliorato Mario Tennis, senza tirare in ballo forse il miglior capitolo di Mario Party degli ultimi 10 anni, non è lo stesso di un Odyssey o di un Breath of the Wild, questo è vero. Ma certi prodotti non sono per nulla così frequenti, in nessuna casa di sviluppo, né sarebbe corretto pensare che si possano presentare sempre e solo produzioni verso il medesimo target. Se pensiamo poi che, oltre a uno Smash Bros. senza precedenti e a un Pokémon leggero ma ben più che apprezzabile come primo esperimento ufficiale, la casa di Kyoto si sia spesa anche nel sostegno e nella promozione di Octopath Traveler di Square-Enix e nell’offerta ampiamente sottovalutata di Torna: The Golden Country, ci ritroviamo davanti a un anno più che apprezzabile.

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Il tutto, ovviamente, se verranno mantenute le promesse e le premesse per il 2019: sono già ufficialmente annunciati in arrivo sia un Pokèmon “main”, che un Animal Crossing che un Luigi’s Mansion 3, che un Fire Emblem Three Houses che un nuovo inedito Yoshi. Il tutto senza contare né Metroid Prime 4, né Bayonetta 3, che non hanno ancora una finestra di lancio. Ma nemmeno gli ovvi titoli ancora non annunciati, che arrivano ogni volta ormai quasi nemmeno più a sorpresa. O prodotti esclusivi in cui la casa di Kyoto ha offerto ben più di una mano, come Daemon ex Machina o Travis Strikes Again. Insomma: ben venga dopo lo stellare 2017 anche il buon 2018, se il 2019 si preannuncia col botto!

6 Commenti

  1. Alla fine più che una riflessione personale stavolta ne è uscito un editorialone sull’anno Nintendo.
    Personalmente, ma non è una sorpresa, sono rimasto soddisfatto dal 2018 soprattutto grazie alla gran quantità e qualità di produzioni indipendenti arrivate su Switch.

  2. Sotto certi aspetti la cosa che più mi ha sorpreso è stato l’arrivo di tutti quei final fantasy che mai avrei creduto possibile. Forse il successo di octopath ha avuto un suo ruolo nel far prendere quella decisione a square, e spero che in futuro arriveranno altri titoli, magari originali e in esclusiva (bravely default 3, ad esempio).