Il mondo di gioco che ci troveremo ad affrontare è la rappresentazione malata e distorta di un viaggio etico e mentale del protagonista, una persona comune affetta da un improvviso quanto letale problema di salute, alla quale verrà presentata la possibilità di sottoporsi a un programma sperimentale alternativo per affrontare la malattia. Senza addentrarsi troppo nei dettagli di una narrazione per flashback piuttosto interessante, diciamo soltanto che la scelta dell’arco narrativo fa da corollario e cornice a un contesto fantasioso capace di illustrare un universo finzionale pittoresco ma accattivante. A livello ludico il tutto si estrinseca in diversi livelli di gioco, infarciti di differenti nemici e arricchiti da un difficilissimo boss di fine quadro. Le aree di gioco, per fortuna, nel corso dello sviluppo sono passate da quelle generate proceduralmente tipiche dei rough like, dove ogni morte comporta la necessità di ricominciare da capo perdendo qualsiasi tipo di progressione guadagnata fino al momento del decesso, a quelle finemente programmate di un action adventure, dove la presenza di checkpoint lungo il percorso garantisce un senso di continuità all’avventura, dotando di significato anche la crescita progressiva delle caratteristiche di combattimento del protagonista. Il difetto più grande all’interno dei quadri risulta pertanto forse quello delle frequenti aree-trappola, cioè delle piccole arene delimitate da ostacoli temporanei non oltrepassabili, fintanto che non avremo ripulito l’area da tutti i nemici presenti. Un espediente già visto, necessario forse per allungare la longevità del titolo, spingendo la difficoltà verso il limite della frustrazione, dato l’elevato numero di mostri in continua generazione all’interno di questi recinti forzati che, per altro, data l’ampiezza limitata delle loro dimensioni tendono anche a rendere difficoltoso l’uso della mossa di evasione.

In ultima analisi, non possiamo che rendere omaggio al comparto audio visivo del prodotto. Il nostro approccio non tecnico evita di analizzare risoluzione e frame rate con strumenti professionali, ma contrariamente ad altre produzioni pubblicate da Tiny Build su Switch non abbiamo riscontrato alcuna difficoltà alla fruizione del gioco, relativamente fluido e dall’impatto visivo sgargiante. Quello che emerge sopra a tutto però è la direzione artistica complessiva che, da un lato presenta uno stile alla Hyper Light Drifter, con una pixel art post moderna, fatta di colori neon sparati e un look di forme geometriche in contraddizione con le forme volutamente organiche spesso rappresentate; dall’altro un comparto sonoro di altissimo livello, non solo per la colonna sonora, davvero capace di sorprendere in positivo, ma anche per gli effetti audio programmati per il gioco. Molti titoli consigliano di fruire il prodotto con apposite cuffie, ma pochi hanno trovato il nostro reale apprezzamento in questa modalità: i sound effect utilizzati nel mondo di gioco, infatti, sanno davvero trasmettere un senso di coinvolgimento notevole, facendoci “sentire” al meglio non solo il contesto, ma persino il controllo sulle nostre azioni virtuali.

Phantom Trigger convince: parte senza troppe spiegazioni, ci getta tra le fauci di un mondo hack & slash senza pietà, ma insistendo sa ricompensare con un comparto audiovisivo di livello, un arco narrativo intrigante e una giocabilita ostica ma soddisfacente, fatta di combo e schivate. A volte la calibrazione delle “hit box” non appare perfetta; forse l’equilibrio tra le mosse poteva dare maggior peso al danno dell’attacco potente; senza dubbio le arene a tempo andrebbero ristudiate come meccanica di gioco e i tempi di caricamento iniziale andrebbero patchati. Ma nel complesso il gioco diverte e intrattiene, con un ritmo serrato e un livello di sfida più che significativo. E il tutto è arricchito non poco da una modalità multigiocatore in locale per due persone, giocabili con JoyCon singoli separati, con una struttura che consente in qualsiasi momento di aggiungere o togliere il secondo giocatore. Il prodotto semplicemente sdoppia l’eroe di riferimento, mantenendo intatte le sue caratteristiche di gioco, per affrontare l’avventura in modalità cooperativa. Una modalità esclusiva per Switch che sottolinea l’impegno profuso nello sviluppo di quello che potrebbe essere ad oggi uno dei migliori titoli per lo store digitale della console. A patto di non lasciarsi scoraggiare dal l’elevata difficoltà, ovviamente.

4 Commenti

  1. Ha la mia attenzione.
    Lo stile grafico mi piace poco (gusto personale) e il fatto che ogni nemico sia vulnerabile a un solo tipo di attacco un po’ mi smontano, per il resto da come lo descrivi sembra un buon prodotto, credo che lo recupereró piú in lá.
    A longevitá come siamo messi?

    • Attorno alle 6 o 7 ore soprattutto considerando la difficoltà. Una specifica: non tutti i nemici sono vulnerabili a uno solo degli attacchi. Il sistema di combattimento è davvero buono. Pecca nella frequenza delle aree “chiuse”, secondo me.