Per superare ogni livello della modalità storia è necessario raggiungere un punteggio decisamente accessibile, al quale è collegato un voto (per chi ama perfezionarsi). Il sistema di punteggio è anch’esso molto stimolante, dato che incentiva a riprodurre schemi sempre diversi e a creare combo su combo senza perdere il ritmo. Inoltre, esiste un manuale online (che potete trovare qui) che ne spiega l’incredibile stratificazione: le canzoni sono suddivise in sezioni e riproducendo all’interno di una di esse schemi appartenenti ad una determinata lista per almeno la metà del tempo, a quella sezione viene assegnato il colore corrispondente allo stile. Per chi volesse raggiungere i grandi punteggi (pur non potendosi vantare con classifiche online), l’obiettivo è riprodurre la stessa tipologia di ritmi in sezioni analoghe, variando le liste seguendo le dinamiche del brano. E’ un sistema piuttosto complesso, ma sono sicuro che stimolerà i batteristi più esperti, soprattutto nella modalità libera, dove i punteggi da superare sono decisamente più alti.

Può quindi tornare utile allenare le proprie abilità, intese non solo come pratica, ma anche come statistiche. Proprio come se fossimo in un RPG, è possibile incrementare alcuni parametri che fanno guadagnare bonus nel calcolo del punteggio: con Morality avrai punti aggiuntivi suonando a ritmo, con Activity vengono premiate le combo più lunghe, mentre con Creativity si ottengono bonus scoprendo nuovi ritmi durante una canzone. Infatti, oltre alla lista di schemi già proposti dal gioco, ce ne sono tanti altri che possono essere sbloccati riproducendoli durante un’esibizione, incentivando a provare cose nuove e lasciarsi andare alla creatività. Le statistiche possono essere migliorate fra una performance e l’altra svolgendo delle attività pomeridiane dopo la scuola ed interagendo con le altre compagne di band. A seconda dell’attività scelta, i parametri cambieranno di conseguenza, e nel caso renderanno più forte l’intesa con le compagne. L’idea di per sé è molto carina all’inizio, ma a forza di ripetere e ripetere le stesse azioni, alla lunga diventa davvero stancante. Ci sono anche dei simpatici siparietti sbloccabili dopo aver legato abbastanza con un’amica, però in alcuni momenti ero tentato di provare giusto i nuovi schemi ritmici e buttarmi subito all’esibizione. E’ infatti possibile saltare questa fase, come anche una chat fra amiche che inizialmente ha il compito di introdurre in maniera leggera alcune regole, ma che giorno dopo giorno sono così poco interattive che la lettura appesantisce il ritmo di gioco (soprattutto se incerti con la lingua inglese). E io sono un giocatore che di solito non si vuole perdere nemmeno una virgola!

Il fatto è che i momenti musicali sono così divertenti che, appena finita una sessione, si vuole giusto leggere la piacevole storia manga per fiondarsi direttamente all’esecuzione successiva. Il merito di questo coinvolgimento è dato anche dai sistemi di controllo, visto che è possibile trasformare i propri Joy-Con in bacchette da batterista. Basta agitare in aria i due controller per riprodurre i suoni di cassa, rullante o piatti, proprio come se li stessimo colpendo realmente. C’è una modalità semplificata che richiede movimenti minimi, ma per chi si vuole invece scatenare, la modalità avanzata permette di dare tutto se stesso. Se l’idea è vincente, lo è un po’ meno la realizzazione, dato che i sensori di movimento non riescono sempre a riprodurre alla perfezione i nostri movimenti. E’ possibile regolare la sensibilità dei controller (anche singolarmente), ma quando gli schemi ritmici diventano più complessi e frenetici, diventa molto difficile far leggere al gioco tutti i movimenti. Se volete maggiore precisione, sono compatibili anche altre impostazioni che permettono di sfruttare il touchscreen in modalità portatile oppure i pulsanti dei controlli tradizionali. Queste configurazioni permettono di variare ancora di più il proprio sound con l’aggiunta di diversi componenti della batteria, anche se forse si perde il coinvolgimento dato dallo scatenarsi realmente. L’aspetto più scomodo è il fatto di poter cambiare lo stile di gioco solamente dalla schermata delle opzioni, costringendoci a dover fare avanti e indietro fra i menu.

 

In conclusione, sebbene ci sia qualche aspetto un po’ meno curato nella gestione dei tempi della modalità avventura o nell’implementazione dei comandi, Gal Metal rimane comunque un gioco estremamente originale che si fa perdonare i suoi difetti. La sua estrema libertà può risultare forse una lama a doppio taglio: da un lato consente di scalare la difficoltà a proprio piacimento e secondo il proprio punto di partenza, dall’altro può lasciare disorientati i giocatori abituati a seguire schemi predefiniti, dovendo contare molto sulla capacità di memorizzare gli schemi ritmici. Sicuramente non può mancare nella collezione di chi, in pieno stile metal, non vuole sentirsi dire cosa fare.