Ma come si svolge il tutto, a conti fatti? Ebbene, il gioco si propone coma un titolo a scorrimento, con inquadratura frontale delle diverse aree di gioco, organizzate anche su più livelli; all’interno dell’abitazione in questione gli spazi sono suddivisi in diverse stanze, tra le quali spicca ovviamente il nostro ufficio. Da lì potremo sia contattare le forze dell’ordine, che osservare quanto accade nella palazzina, ma almeno all’inizio sarà difficile riuscire a gestire il tutto rimanendo abbarbicati dietro la nostra porta. Le tecnologie a nostra disposizione sono infatti piuttosto limitate e dovremo spostarci fisicamente nei vari ambienti per poter origliare le conversazioni o controllare l’andirivieni degli inquilini; o addirittura intrufolarci nei loro appartamenti, dopo esserci assicurati che siano stati lasciati incustoditi, per un’uscita improvvisa piuttosto che per un impegno lontano dall’abitazione. Rovistando tra i beni e gli averi dei nostri dirimpettai, potremo entrare in possesso di prove, vere o presunte, che ci consentiranno di ricattarli o di denunciarli. Progredendo nell’avventura, ingraziandoci le lodi e le ricompense del “partito”, il nostro armamentario tenderà a crescere e ad arricchirsi, consentendoci di osservare o ascoltare movimenti e discussioni anche da remoto, grazie a un sistema di videosorveglianza degno degli odierni apparati di telecamere di sicurezza a circuito chiuso da cui anche noi siamo realmente circondati.

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Al di là del conflitto morale, la vera sfida offerta dal gioco però è proprio quella della gestione dei vari elementi ludici; la struttura dell’UI è piuttosto pesante ed invasiva; gli elementi da tenere sotto controllo molteplici; i diversi menu di gestione complicati. Pur facendo crescere l’equipaggiamento a nostra disposizione, il volume di informazioni da tenere sotto controllo e i diversi valori (economici, di corruzione, di reportistica…) che infarciscono il titolo finiranno per schiacciarvi con la loro mole, anche per colpa di un sistema di controllo senza dubbio non ottimizzato per la console Nintendo. Mouse e tastiera ci immaginiamo che possano essere più funzionali, nella gestione e nel controllo di questa tipologia di gioco, quantomeno a fronte di questo tipo di impostazione, davvero poco digeribile su Switch. Anche il comparto tecnico non brilla particolarmente: lo stile scelto è curioso e simpatico, ma forse poco distintivo ormai; la colonna sonora e gli effetti ambientali piuttosto semplificati; il frame rate non soffre, ma allo stesso tempo è difficile definire il titolo come fluido e ottimizzato per l’hardware di riferimento. Insomma, la produzione evidenzia in più di un frangente la natura poco ambiziosa del budget dedicato al progetto.

Beholder è un titolo molto bizzarro, esemplificativo della varietà e dell’originalità di tematiche, struttura e contenuti che si può ormai trovare su eShop. Il ribaltamento etico e morale del punto di vista, che ci mette nei panni di un avatar che non solo non dovrà per una volta opporsi al “male” ma anzi cercare di adattarvisi per trarne vantaggio è senza dubbio intrigante. La struttura di gioco, però, soffre di un’estrema tendenza alla complicazione e alla macchinosità, anche per via di un’interfaccia utente e un sistema di controllo probabilmente poco adatti a una console, essendo chiaramente di derivazione PC.