Marvelous continua il suo supporto a Switch, nel caso specifico con il secondo episodio di Fate/EXTELLA: con Link, infatti, i titoli d’azione dedicati al famoso marchio di intrattenimento giapponese salgono a due, questa volta con Switch in mente sin dall’inizio. Il gioco arriva con tanto di edizioni speciali per appassionati anche sul mercato occidentale, ricco come sempre di contenuti e, questa volta, anche più curato sotto il profilo ludico. Le radici “VITAli” del primo episodio per Switch, infatti, questa volta non sono presenti e il risultato è un prodotto simile ma migliore al precedente. Ma andiamo con ordine.

Il gioco in questione si fonda in maniera totale su un universo narrativo preesistente, derivante da manga e anime giapponesi piuttosto famosi e apprezzati da diversi fan sparsi in tutto il mondo. La contrapposizione tra mondo reale e mondo virtuale, situato sui server di una super AI locata sulla Luna, suonano bizzarri ai più, senza ombra di dubbio, mentre risulteranno proverbialmente familiari agli appassionati della saga. La replica di mondi antichi e passati, la ripresa di nomi e riferimenti delle antiche civiltà europee, dai greci ai romani passando per i miti della tavola rotonda, si mescolano in un contesto narrativo particolare, dove il post moderno getta sguardi confusi al passato, attraverso il filtro superficiale, ma leggero, dell’intrattenimento “anime” tipico del Sol Levante. Diciamoci la verità: proprio la cornice narrativa che fa da canovaccio all’avventura qui rappresentata è croce e delizia del progetto. Chi, infatti, arriva da una conoscenza affermata del contesto, ne trarrà godimento, più che semplice beneficio; chi, al contrario, è a digiuno delle stramberie del brand, si troverà in difficoltà a seguire le arzigogolate vicissitudini presentate a schermo.

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Un “difetto” comune a tutte le produzioni “a licenza”, ovviamente, ma che nel caso specifico si pone come snodo di fruizione davvero significativo, per diversi aspetti: da un lato, la modalità di narrazione è purtroppo ancora troppo ancorata a vecchi e semplicistici crismi orientali (con “wall text” piuttosto impegnativi e senza dubbio scarsamente dinamici, per cui se non si è già appassionati a questi personaggi e alle loro vicissitudini, difficilmente ne verremo coinvolti da questa rappresentazione); dall’altro va ammesso un notevole grado di complessità dell’intreccio stesso, visto l’enorme numero di personaggi e l’intricata avventura che li unisce. Ovviamente, però, questo aspetti possono anche essere visti come approfonditi e ricchi, qualora si riuscisse a farsi ammaliare dai loro contenuti. Pertanto, giudizio non sospeso, ma a metà strada tra l’ammirazione di una resa così fedele alla complessità dell’anime originario, e la difficoltà di fruizione che molti potranno oggettivamente trovarsi ad affrontare.