Lo steampunk è uno dei miei generi (estetici, letterari, videoludici) preferiti, e l’arrivo di Vaporum (capace di legare questo approccio diegetico alla giocabilità del dungeon crawler) prometteva grandi cose. Purtroppo, a volte i sogni che si realizzano si tramutano in incubi!

Il titolo è un forte richiamo al passato, ai tempi dei primi dungeon crawler, per certi aspetti anche vicini alle produzioni “cartacee” dei giochi di ruolo o dei libri game. Protagonisti anonimi e senza memoria del nostro passato, ci svegliamo in prossimità di un labirinto titanico e misterioso, attratti da esso pur senza conoscerne né l’origine né i tesori celati al suo interno. Sospinti da questa misteriosa attrazione, magnetica sino al punto di apparire quasi mistica o predestinata, decidiamo di avventurarci al suo interno: e così ha inizio l’avventura!

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Dal punto di vista puramente ludico, il gioco ci mette nei panni di un eroe senza volto, con una telecamera in prima persona tramite la quale dovremo esplorare il dungeon che si dipana davanti ai nostri occhi. Numerosissimi sono i richiami nostalgici, sia dal punto di vista estetico, con una direzione artistica fortemente improntata allo steampunk, accompagnata da una UI prevalentemente testuale, con componenti iconografiche descritte da numerosi testi a schermo, che di interfaccia. Anche il sistema di movimento è “arcaico”, con l’ambiente di gioco diviso in invisibili “riquadri” lungo i quali è possibile spostarsi in maniera “analogica”: con un colpo di levetta ci si sposta avanti, indietro, a destra o sinistra, mentre con l’altra leva è possibile ruotare su se stessi. Il risultato è una relazione con l’ambiente macchinosa e lenta, ma anche condita da elementi strategici, poiché anche gli elementi contestuali seguiranno il medesimo schema rigido, capace quindi di offrire un lasso di tempo per lo studio della situazione, visto che l’azione non risulta né fluida né irrequieta.

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