Con un’ottima curva di apprendimento, la difficoltà non è mai proibitiva, anche se la sfida diventa nettamente più avvincente se si cerca di soddisfare i tre obiettivi supplementari in ogni livello: svignarsela senza essere nemmeno visti da un agente, raccogliere una stella bonus posizionata sulla scacchiera (solitamente in un luogo di difficile accesso) e completare il livello in un numero massimo di turni. Per quanto sia sempre possibile, trovare la soluzione che permetta di completare tutti i requisiti contemporaneamente richiede un livello di acume non da poco. Queste sfide aggiuntive – il cui completamento consente di sbloccare alcuni livelli extra – aiutano anche dal punto di vista della longevità, buona (soprattutto considerato il prezzo proposto) ma comunque contenuta. Il gioco nasce infatti come app per dispositivi mobili, origine che, insieme alla suddivisione in livelli, rende il gioco perfetto anche per sessioni mordi-e-fuggi (evitando che venga a noia).

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Anche i comandi risentono di questa provenienza: i tradizionalisti possono utilizzare i controlli analogici, i movimentati possono brandire un Joy-con come puntatore (ben calibrato, anche se sicuramente non la configurazione più adatta), mentre gli altri possono sfruttare la modalità portatile della console e il suo touchscreen. Quest’ultima è a mio avviso la scelta più intuitiva, picchiettando o strisciando direttamente sullo schermo, anche se ogni tanto può capitare qualche imprecisione o movimento non voluto.

Immagine correlataRispetto a quanto abbiamo avuto da ridire su Homo Machina, questa volta la componente pedagogica viene sviscerata in maniera dettagliata attraverso quaranta schede completamente in italiano che ci raccontano la storia della street art. Totalmente opzionali, dopo essere riusciti a scovarle all’interno dei vari livelli, facciamo la conoscenza di artisti che hanno segnato la storia del graffitismo (se non dell’intera società): Blek Le Rat, Keith Haring, Lady Pink sono solo alcuni degli artisti di cui scopriamo le vite, a volte decisamente travagliate. Attraverso fotografie o riproduzioni veniamo anche in contatto con decine di stili e tecniche: la filosofia delle tag, i graffiti adesivi, gli acrobati del rullo, la bicromia dei throw-up, le provocazioni al sistema politico e alla tecnologia moderna.

In un viaggio lungo mezzo secolo, viaggiamo e approfondiamo l’arte di cinque grandi metropoli mondiali: Parigi, Berlino, New York, San Paolo e Tokyo. Peccato che gli scenari sono veramente troppo simili e non offrono variazioni così evidenti. Per fortuna ci possiamo pensare noi a ravvivare il tutto: nella casella in cui il nostro alter ego deve fare la sua opera d’arte, noi giocatori dobbiamo effettivamente decorare la parete in questione. Con una decina di colori e tre diversi getti di bomboletta spray possiamo liberare la nostra fantasia e disegnare tutto quello che ci pare (magari ispirati dalle varie tecniche presentate nelle schede informative). Per chi non si sentisse particolarmente portato, è possibile affidarsi ad una serie di scritte predefinite per avere in automatico la tag personalizzata con il proprio nickname.

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Questa commistione di divulgazione culturale e divertimento puro si può definire pienamente riuscita. Il gioco è fruibile di per sé ed è di ottima qualità, mentre per i più curiosi gli approfondimenti sull’arte di strada offrono spaccati sociali e artistici interessanti, senza essere troppo invadenti o prolissi. Si poteva forse fare di più dal punto di vista della differenziazione dei paesaggi urbani, ma in compenso un’azzeccata e curata colonna sonora urban immerge in un’atmosfera coerente con il resto della proposta. Fare i vandali non è mai stato così divertente e culturalmente stimolante.