Nintendo e Platinum Games sono ormai un connubio in grado di esaltare i veri appassionati di videogame di tutto il mondo. Sin dal rilancio di Bayonetta, con il secondo capitolo rilanciato grazie ai finanziamenti della casa di Kyoto, passando per il mitico Wonderful 101 per Wii U, la partnership ha saputo regalare produzioni di alto livello ludico per palati assetati d’azione e frenesia interattiva. Ed è con tripudio che, dopo la conferma ufficiale di Bayonetta 3, i possessori di Switch hanno accolto anche l’arrivo di una nuova IP: Astral Chain. Titolo fatto sia di avventura che di azione, arricchito dalla direzione artistica di uno dei più famosi mangaka di sempre (quel Masakazu Katsura padre sia di Video Girl Ai che di Zetman) e impreziosito da una componente visiva di grandissimo impatto, l’esclusiva Switch è finalmente arrivata sugli scaffali…e nelle nostre mani.

Il gioco in questione ha cominciato lo sviluppo ben 5 anni fa, addirittura prima di Nier: Autonamata e l’enorme sforzo produttivo alle sue spalle si vede tutto, da svariati punti di vista. Innanzitutto, sotto il profilo della struttura di gioco: contrariamente ad altre produzioni Platinum Games, infatti, Astral Chain non è un “semplice” action fatto di combattimento e combo mozzafiato. Con questo non intendiamo né sminuire la complessità e la qualità di giochi come Bayonetta, né evidenziare particolari lacune nelle fasi di lotta della nuova produzione Switch. Ma è innegabile come in questo titolo ci siano più varietà e stratificazione che in altri prodotti seguiti da Kamiya & company. Il gioco infatti ha da un lato una componente narrativa piuttosto marcata, fatta sia di intermezzi animati che di sessioni dialogate che, unitamente ai diversi tutorial presenti soprattutto nelle parti iniziali, guidano il giocatore attraverso un’esperienza di gioco dal ritmo diverso. Non lento, soprattutto grazie a due aspetti presenti sin da subito: l’ottima regia delle cut scene e le fasi di combattimento comunque presenti e inizialmente quasi soverchianti, per via delle numerose possibilità di interazione messe in mano al giocatore sin dalle prime battute.

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Il secondo aspetto per cui Astral Chain risulta differente da tante altre produzioni Platinum è quello tecnico. Il gioco, infatti, contrariamente ad esempio a Bayonetta non punta ai 60fps, ma ai 30 frame per secondo; attenzione, il risultato è una giocabilità comunque molto fluida, grazie soprattutto a due fattori piuttosto importanti: da un lato la stabilità del frame rate, dall’altro l’estrema attenzione posta alle animazioni dei modelli presenti a schermo. Un altro versante da analizzare è poi la cosmesi visiva: il lungo tempo di sviluppo dedicato all’opera in questione ha finito per dare i suoi frutti; graficamente infatti il gioco stupisce per l’estrema pulizia dell’immagine, per la complessità poligonale messa a schermo e per il colpo d’occhio d’insieme, semplicemente sublime. Certo, non si parla di un open world; come detto si sono sacrificati i frame; la telecamera è furba nella gestione dei caricamenti delle aree di gioco…ma queste sono piccolezze. La verità è che in Astral Chain l’occhio non solo vuole la sua parte, ma la ottiene a pieni voti!

8 Commenti

  1. Cavoli, è difficile a Platinum normale.
    Ero arrivato a fine capitolo ma senza pozioni e ho spento e mi ha salvato li.
    La sera dopo ero stanco e non riuscivo a terminare lo scontro senza pozioni e ho provato a reiniziare il capitolo per vedere cosa succede…mi ha sovrascritto il salvataggio.
    Ora devo rifare il capitolo ma farò prima scorta di pozioni. Non voglio assolutamente abbassare la difficoltà.
    Che fregatura però non poter salvare dove si vuole