Nintendo è famosa per riuscire a trasportare i videogiocatori in mondi fantastici a tuttotondo nei quali poter immergersi e perdersi, qualunque sia la vostra età. Ovviamente non è l’unica a riuscire a compiere questa magia. Se ci spostiamo all’ambito cinematografico, gli animi più dolcemente malinconici si rivolgeranno immediatamente allo Studio Ghibli, studio d’animazione giapponese celebre soprattutto per i capolavori del regista Hayao Miyazaki (premio Oscar nel 2003 per La città incantata). Immaginate ora che la poesia dei film Ghibli venga tradotta in videogioco: il risultato è Ni no Kuni: La minaccia della strega Cinerea.

I ben informati sapranno che in realtà si tratta di un titolo sviluppato da Level-5 e uscito originariamente proprio su console Nintendo, pubblicato a fine 2010 su DS, ma solo in Giappone. Si è dovuto aspettare fino al 2013 per vederne l’approdo in Europa in una versione ampliata e migliorata, anche se esclusiva per PS3. Questa versione per Switch segna dunque la prima volta del gioco per i Nintendari nostrani, trovando nella nuova console ibrida la sua dimora e un pubblico ideali. Le vicende vedono al centro il giovanissimo Oliver il quale, a seguito di un tragico incidente, si vedrà costretto ad imbarcarsi in un’epica avventura per riabbracciare una persona a lui cara. Ad accompagnarlo c’è Lucciconio, una fata (o come preferisce definirsi lui, un “fato”) che gli aprirà le porte di “ni no kuni”, ovvero “un altro mondo” abitato da creature straordinarie e intessuto di magia.

Risultati immagini per ni no kuniIl giudizio sulla trama non è immediato: è vero che si tratta di un RPG fantasy e quindi sono rari i casi in cui si possa trovare qualcosa di più della solita lotta tra il Bene e il Male, però qualcosa di più poteva essere fatto. Le premesse sono ottime, così come l’inserimento di alcune tematiche non così scontate, però il susseguirsi delle vicende ha diversi alti e bassi: a passaggi particolarmente ispirati si alternano cali di ritmo non indifferenti tipici del genere, con ricerca di oggetti magici tramite una mappa del tesoro e altri riempitivi che non aiutano ad avere una fluida progressione del gioco. La sensazione generale è quella di star assistendo ad una favola dai toni vagamente epici che, più o meno intenzionalmente, non vuole stupire. Da grande estimatore dei lungometraggi Ghibli, bisogna ammettere che la cifra stilistica dello studio (soprattutto nelle produzioni più recenti) è quello della quotidianità con uno sbuffo di magia, però in questo caso rimane il dubbio se sia un gioco con una storia semplice o sempliciotta.

La caratterizzazione dei personaggi è comunque generalmente ben riuscita, protagonisti e comprimari: alcuni possono risultare un po’ tagliati con l’accetta, però le relazioni risultano comunque divertenti. Fra tutti spicca sicuramente Lucciconio, una fata dalla lanterna al naso che in originale parla con un particolare accento giapponese. La localizzazione italiana ha avuto la geniale idea di farlo parlare in dialetto romanesco, dando una forte connotazione verace che a mio dire lo rende un personaggio irresistibile fra un “mortacci” e un “anvedi”. Il rischio è che qualcuno possa trovare faticosa la lettura della resa ortografica di un vernacolo efficace più nel parlato che nello scritto, soprattutto nelle scene animate dove il tempo per leggere i sottotitoli è automatico e limitato – il doppiaggio è disponibile nella doppia opzione inglese o giapponese. Resta però il fatto che le risate sorte durante il gioco siano arrivate proprio dallo sboccato Lucciconio, merito anche di un character design complessivamente ispirato e in pieno stile Ghibli.

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Così come è impossibile rimanere impassibili davanti alle pregevoli cutscene realizzate a mano dallo studio d’animazione davanti alle quali sembra di star assistendo ad un vero e proprio lungometraggio (con tanto di immancabili scene ambientate in cucina). Purtroppo, la maggior parte delle scene d’intermezzo sono riprodotte invece utilizzando il motore grafico del gioco che, bisogna essere obiettivi, risente un po’ degli anni passati, con animazioni a tratti legnose. La necessità di una revisione dal lato tecnico trova riscontro nel fatto che PS4 e PC abbiano ricevuto, a differenza di Switch, una versione remastered con migliorie tecniche, anche se tutto quello che potrebbe perdere in grafica è più che ampiamente guadagnato in stile.