La fantasia non è una dote che deve mancare quando si è degli sviluppatori, a meno che non si voglia fare dei semplici copia-e-incolla di giochi creati dal talento di qualcun altro. Ma questo non è il momento per essere polemici, dato che i ragazzi di House House – già il nome dello studio è tutto un programma – non hanno sicuramente scelto di prendere una scorciatoia. Nato quasi per scherzo, Untitled Goose Game ha fin da subito attirato l’attenzione dei videogiocatori di tutto il mondo, a metà strada fra dileggio e curiosità. Scopriamo insieme da quale parte di questa sottile linea di demarcazione ci troviamo.

Sicuramente possiamo affermare con una certa sicurezza che non sia mai stato creato nulla di simile. Il gioco ci fa vestire le penne di un’oca dispettosa il cui unico obiettivo è portare scompiglio in una pacifica cittadina di provincia. Le premesse sono oggettivamente strane, ma ciò che fa ancor più strano è il fatto che il tutto funzioni alla perfezione. A partire dai comandi: con le levette analogiche si guidano i movimenti dell’oca e della telecamera, i tasti dorsali sono adibiti allo zoom, mentre con gli altri si corre (a scapito di una manovrabilità più limitata e di cambi di direzione più lenti); si abbassa la testa per consentire di attraversare passaggi più angusti; raccogliere e afferrare oggetti con il becco; starnazzare e persino sbattere le ali (che non ha nessuna utilità al fine del gioco, ma che rende i movimenti ancora più assurdamente divertenti). Per quanto sia necessario un briciolo di coordinazione per premere i diversi pulsanti e muovere le diverse parti del corpo, non si ha mai la sensazione di non poter governare il pennuto, evitando situazioni di nervosismo nel quale si sarebbe potuto facilmente cadere.

Risultati immagini per untitled goose game switchInfatti, il fulcro del gioco rimane la struttura degli enigmi. Dopo una prima sezione in mezzo ad un boschetto per prendere dimestichezza con i comandi, ci ritroviamo in un parco in riva al lago nei pressi dell’orto di un contadino. Comincia così il nostro obiettivo di compiere malefatte senza (apparente?) motivo. All’inizio di ogni nuova area ci viene consegnata una lista di sette azioni da compiere che, il più delle volte, non comprende la diffusione della pace nel mondo. Solitamente ce n’è uno che consiste nel raccogliere e ammucchiare insieme diversi oggetti (ad esempio “prendendo in prestito” il necessario per un picnic), mentre per il resto è davvero difficile riuscire a fare una catalogazione, in quanto gli obiettivi sono davvero molto diversi. Giusto per capire il genere di dispetti, dovremo chiudere il contadino fuori dal cancello del suo orto, oppure infradiciarlo attivando il sistema di irrigazione, oppure ancora rubare gli occhiali di un povero ragazzino miope e, perché no, ingannare qualcuno nel farci indossare un bel fiocco. Una volta svolti almeno sei compiti sui sette dati, ci viene svelato il crimine finale che ci consente in qualche modo di aprirci la strada all’area successiva.

Risultati immagini per untitled goose game switchLa componente più piacevole di questi enigmi è la loro estrema varietà. A volte è possibile farsi largo “usando la forza”, ma la maggior parte delle nostre azioni richiede un attento studio dell’ambiente circostante: in alcuni casi la sfida starà nell’essere bravi a nascondersi o abbastanza rapidi nei movimenti, ma in altri casi solo il ragionamento permetterà di collegare tutti i passaggi necessari per raggiungere il risultato finale. Già solo il fatto che la nostra corsa sia più lenta dei nostri nemici umani ci obbliga ad utilizzare più la materia grigia che la velocità dei polpastrelli. Buttarsi nella mischia può avere i suoi vantaggi, ma spesso è questione di attendere il momento giusto e sfruttare una disattenzione del malcapitato di turno.

Di fondo è sempre comunque presente uno spirito goliardico davanti al quale è impossibile rimanere impassibili. La libertà di poter combinare marachelle in giro è irresistibile, soprattutto quando i crimini commessi sono comunque per lo più innocui (sorridere dopo aver fatto uno sgambetto ad un ragazzino con il risultato di farlo cadere di faccia in una pozzanghera non conduce all’Inferno, vero?). Anche le reazioni degli abitanti sono esilaranti, riuscendo a trasmettere sentimenti di stupore, timore, rabbia e quant’altro nonostante lo stile minimalista scelto dagli sviluppatori: l’ampio utilizzo di colori piatti senza sfumature rende l’ambiente, i personaggi e la situazione ancora più farseschi. Davvero apprezzabile come gli sviluppatori siano riusciti a dare carattere ai personaggi senza fargli proferire nemmeno una parola: le uniche interazioni avvengono con dei segni grafici minimi (punti interrogativi, esclamativi e linee d’azione) o nuvolette per sapere a quale oggetto stiano pensando le vittime, oltre ovviamente alle esilaranti reazioni fisiche. Pur non essendoci dialoghi da tradurre, è comunque lodabile il fatto che le liste dei crimini siano tradotte completamente in un italiano perfetto.

 

Ma il comparto audio rimane comunque uno degli aspetti più riusciti del gioco, anch’esso conforme allo stile minimalista adottato. Tanto stilizzato da essere anche assente per lunghi frangenti, lasciando di sottofondo solamente i rumori ambientali (compreso il “ciaff ciaff” della camminata dell’oca). Ad accompagnarci nelle nostre marachelle ci sono i Préludes di Debussy, i quali però iniziano a suonare al pianoforte solamente in determinati momenti più concitati, ad esempio quando stiamo correndo via perché abbiamo “preso in prestito” qualcosa da qualcuno (e non stiamo assolutissimamente scappando, sia ben inteso) oppure mentre siamo alle prese con una delle nostre azioni misericordiose. L’effetto è un po’ quello delle comiche, dove l’accompagnamento musicale si adatta alle immagini su schermo, sottolineando ancora di più il carattere paradossale del gioco.

Se bisogna trovare un difetto è però la scarsa longevità: per arrivare ai titoli di coda mi sono servite un paio di ore. Gli sviluppatori asseriscono che, secondo i loro test effettuati, la media dovrebbe assestarsi sulle 4 ore circa, quindi le possibilità sono tre: o io sono un genio del crimine, o sono stato un’oca in una vita passata, oppure gli sviluppatori si sono tenuti larghi coi tempi. In ogni caso, anche una volta compiuta l’ultima epica missione finale, il gioco fornisce un’ulteriore lista di enigmi extra da compiere che richiedono anche l’interazione fra oggetti e persone dei diversi ambienti esplorati durante l’avventura principale. A completare il gioco al 100% (comprese le sfida di velocità), la durata del gioco incrementa notevolmente, garantendo divertimento anche ben oltre le 5 ore.

Tanto liberatorio quanto ben congegnato, Untitled Goose Game propone un’esperienza davvero unica. Scorrazzare in giro a seminare il panico nella tranquilla quotidianità dei poveri malcapitati dà soddisfazione senza troppi sensi di colpa. Combinando enigmi particolarmente ispirati e una sempre presente atmosfera goliardica, è davvero difficile trovare motivi per non consigliare questo buffo gioco. E poi, invece di tante parole, bastava dire questo: SIAMO UN’OCA!!!