Il grande successo di Switch sta spingendo molti sviluppatori a voler proporre i loro giochi sulla “nuova” macchina Nintendo, cercando di saltare sul carro dei vincitori e sfruttare l’affinità che sembra esserci fra nintendari e indies. Proliferano quindi i casi di porting  di titoli (anche non recentissimi) nati altrove, non per forza su console. Il rischio è che, nella frenesia del processo, questo trasloco venga fatto senza considerare le particolarità che differenziano la periferica di partenza da quella di arrivo. Sarà riuscito Simulacra ad evitare questa trappola nel trasferimento da smartphone a Switch?

Mettiamo subito in chiaro un aspetto di “genere”: guardando le immagini qui attorno potreste pensare che si tratti di un FMV game, ovvero un gioco che utilizzi attori in carne e ossa con riprese dal vivo. Ed è vero, ci sono filmati con persone reali, ma questa è solo una componente del gioco. Infatti, trovo sia più accurato pensarlo come un’avventura testuale (in inglese) intervallata con video recitati. Se questa distinzione può sembrare una questione di lana caprina, in realtà è fondamentale se si considera la fruizione e l’interazione. In un FMV game – almeno, in quelli ben fatti – i filmati costituiscono il fulcro del gameplay stesso e il giocatore ha spesso possibilità di interagire con esso. In questo caso, invece, gran parte del tempo lo si passa leggendo testi scritti, intervallati saltuariamente da brevi video da visionare in maniera piuttosto passiva: aiutano a inquadrare la situazione e l’atmosfera, ma non hanno una componente propriamente ludica.

Sia dai testi che dai filmati si capisce però che c’è qualcosa che non quadra. Il gioco si apre infatti con il ritrovamento di un telefono cellulare fuori dalla nostra porta: non passa molto tempo prima che inizino ad accadere eventi quantomeno bizzarri. Pian piano scopriamo che il cellulare appartiene ad una certa Anna, una ragazza sulla ventina che non sta vivendo un periodo molto felice. A metà strada tra valorosi eroi della giustizia e portinai impiccioni, iniziamo a curiosare tra messaggi e quant’altro per ricostruire l’accaduto e riconsegnare il telefono al suo legittimo proprietario. Peccato che siamo all’interno di un gioco horror e che quindi ad un certo punto inizino a spuntare magagne un po’ ovunque, in un intrecciarsi di relazioni amorose fallimentari e segnali apparentemente paranormali.

L’interfaccia di gioco è costituita dallo schermo dello smartphone, fornito di diverse app che potremmo normalmente trovare sui nostri dispositivi: chat, mail, browser, social media e persino un’app di appuntamenti. Il gameplay consiste nell’interagire via messaggio con determinate persone legate in diverso modo con Anna cercando di trovare indizi utili navigando tra un’app e l’altra ed incrociando le varie informazioni che riusciamo a scoprire. Bisogna ammettere che il primo impatto è decisamente positivo, con gli sviluppatori che sono riusciti a ricreare la sensazione e la complessità di avere un telefono in mano. Ad esempio, le conversazioni via chat contengono errori ortografici e grammaticali come avviene sovente quando ci si scrive con gli amici, oppure i siti web, seppur fittizi, sono strutturati come se fossero reali.

Gli sviluppatori hanno cercato di combattere il rischio di passività e monotonia delle avventure testuali, incentrate solitamente sulla lettura di testi, consentendo ad ogni nostra risposta di scegliere tra diverse opzioni di dialogo. Sebbene la maggior parte portino esattamente allo stesso risultato vanificandone l’intento, alcune interazioni sono in grado di modificare il corso degli eventi. Sono infatti quattro i finali possibili, più o meno lieti a seconda di come saremo riusciti ad interagire con i diversi personaggi con cui abbiamo chattato. Se sulla carta è un’aggiunta molto gradita (se non indispensabile nel genere), bisogna però ammettere che arrivati alla fine non ho provato un gran desiderio di scoprire altre possibili sorti di Anna e compagnia (ed una rapida ricerca online mi ha confermato che non mi sono poi perso nulla di così sconvolgente).

Le ragioni di questo scarso incentivo sono innumerevoli, ma prima su tutte è proprio la componente FMV. Ho avuto il piacere di provare diversi giochi appartenenti a questo genere, ma questo li batte per il basso livello di recitazione degli attori: se un personaggio secondario non è poi da buttar via, l’attrice che impersona Anna – la protagonista, il personaggio cardine intorno al quale ruota l’intera storia – risulta decisamente poco convincente e la sua performance non è in grado di reggere una sceneggiatura che già di per sé appare traballante se analizzata con le lenti di logica e verosimiglianza. Ci sono alcuni messaggi vocali e chiamate telefoniche recitati talmente male da risultare involontariamente comici, cosa che non dovrebbe accadere in un gioco horror. Tra l’altro, anche l’elemento di spavento è per lo più affidato superficialmente ai cosiddetti jumpscare piuttosto che alla costruzione di un vero senso di angoscia.

Infine, la risposta alla domanda di inizio recensione. Purtroppo la conversione da smartphone a Switch non è delle più riuscite. Il titolo è perfettamente giocabile, ma diverse accortezze sarebbero potuto essere tenute in considerazione per una fruizione migliore. Se giocando al televisore effettivamente è difficile immaginare una visuale diversa da quella proposta (lo schermo del telefono mostrato in verticale), in modalità portatile sarebbe risultata perfetta la possibilità di ruotare la console e giocare “in verticale”, riproducendo proprio le proporzioni tipiche di uno smartphone. Oltre al potenziale elemento di immedesimazione, avrebbe giovato anche alla giocabilità, considerando la dimensione ridotta del font dei testi a scapito della gran parte dello schermo di Switch che rimane inutilizzato. Altro problema tecnico è rappresentato dai comandi, decisamente legnosi e poco intuitivi, compresa una modalità touchscreen che non risponde in maniera così efficiente ai nostri tocchi.

 

E’ proprio questa poca cura apparentemente messa nei dettagli a penalizzare Simulacra. L’idea di base di un gioco via telefono, per quanto cominci ad essere leggermente inflazionata, è accattivante, così come la struttura in app alla ricerca di indizi. Sebbene affronti una tematica interessante e attuale legata alla tecnologia e al nostro utilizzo quotidiano che facciamo di essa, la sceneggiatura non riesce a sostenere 5 ore di gioco senza risultare raffazzonata, mentre il cast di attori ammazza quel che di buono si potrebbe trovare nei dialoghi. Un’occasione sprecata che spero funga almeno da simulacro ai porting fatti alla bell’e meglio.