La componente di gestione del nostro equipaggiamento è preponderante, all’interno dell’area “urbana” del reame, laddove il villaggio presenta diversi punti di interesse legati ai vari aspetti del nostro profilo: se il Castello è la sede primaria per l’assegnazione delle varie missioni, i vari negozi permettono di acquistare bei di varia natura, piuttosto che di partecipare alle “lotterie” di armi, elemento legato nella precedente versione alla scasione degli oggetti reali/giocattoli (limitata ora a una semplice interazione virtuale con la fortuna digitalizzata della “pesca” di paese). Non mancano locande e NPC sparsi in giro per le strade della contrada, capaci di offrire una versione alleggerita delle tipiche dinamiche da RPG di stampo giapponese. Al di fuori delle mura, invece, il titolo si suddivide in due momenti e tipologie di aree principali: un overworld da scoprire missione dopo missione e i “dungeon”, dove affrontare i boss di “livello”, caratterizzati ovviamente da difficoltà sempre crescenti. La giocabilità pura è sostanzialmente quella di un action rpg basilare (come molte delle produzione Level 5), privo di grandissimi spunti e di profondità, per un ritmo blando che vede nella varietà dei nemici e, soprattutto, delle armi a nostra disposizione le variabili maggiori: peccato, anche qui, aver ridotto l’equipaggiamento a mero elemento virtuale, andando di fatto a togliere mordente alla curiosa interazione tra mondo reale e mondo virtuale. Il sistema di combattimento fiacco, quindi, finirà per risultare in breve tempo piuttosto ripetitivo.

La visuale a volo di uccello isometrica si sposa piuttosto bene con lo stile grafico adottato, davvero molto “chibi”, per un comparto grafico evidentemente mutuato da 3DS (per quanto ottimizzato in termini di risoluzione e comunque capace di un frame rate piuttosto stabile, anche se lontano dai 60fps sia in modalità portatile che home). Il colpo d’occhio non è particolarmente abbagliante, per così dire, seppur va ammessa la sempre evidente cura di Level 5 per due aspetti: da un lato la palette di colori, vivida e plasticosa al punto giusto per questa tipologia di offerta, e dall’altro la caratterizzazione dei vari elementi che compongono il mondo di gioco, dai bizzarri ma simpatici nemici alle armi chiaramente studiate (in termini di proporzioni e caratteristiche estetiche) per prendere vita sotto forma di portachiavi nel mondo reale. Inutile ripeterlo: peccato aver mozzato metà della ragion d’essere di così tanti elementi costituenti l’universo finzionale di riferimento.

Risultato immagini per snack world switch

Snack World: Esploratori di Dungeon Gold è emblema delle difficoltà (creativa e gestionali) incontrate da Level 5 nel corso degli ultimi anni. Come Layton’s Mistery Journey è un prodotto nato e pensato originariamente per un hardware diverso. Non si tratta soltanto di una questione meramente tecnica o grafica, ma dellai natura stessa del titolo: per strada si è perso l’elemento distintivo cardine alla base del gioco (quell’interazione NFC tra mondo reale e virtuale che sarebbe stata in grado di offrire novità a una produzione altrimenti piuttosto banale), ma anche il fulcro identificativo legato al target di riferimento. Privo del sostegno forte di un entertainment capace di soffiare linfa vitale a personaggi altrimenti poco approfonditi, resta piacevolmente fruibile come “rpg-lite”, per un pubblico presumibilmente alle prime armi con giochi di ruolo di stampo orientale, soltanto lievemente arricchiti da un po’ di action e un po’ di direzione artistica. Speriamo di cuore che i prossimi Yo-Kai Watch, Inazuma Eleven e Megaton Musashi sappiamo rinverdire i fasti di una casa di produzione che, ci auguriamo, possa ritrovare originalità, freschezza, valori di produzione adeguati all’hardware di riferimento e quel pizzico di follia che tanti successi hanno saputo offrire su DS e 3DS negli anni passati.