Dandara è un titolo disponibile su Switch da ormai diverso tempo ma abbiamo recentemente avuto la fortuna di entrare in contatto con gli sviluppatori e ci tenevamo a dare ancora un po’ di visibilità al progetto. Ed eccoci qui, all’interno della nostra iniziativa “Late to the Party”, in cui andiamo a ripescare produzioni non recentissime ma che vale la pena mettere sotto i nostri riflettori. Accompagnateci, quindi, in questo interessante viaggio alla scoperta di Dandara, un “metroidvania” tutto particolare. Non c’era momento migliore, visto l’annuncio della versione “Trials of fear”, che ricordiamo offrirà tutta una serie di contenuti esclusivi per i possessori del gioco base.

Il team di sviluppo è un talentuoso gruppo di lavoro brasiliano, chiamato “Long Hat House”, che ha deciso di fondare la protagonista delle vicende qui narrate sulla figura omonima: Dandara è infatti stata un personaggio reale, vissuto nel XVII secolo in Sud America, al centro di complicate vicende di ribellione dalla schiavitù, politica, lotta al potere e, infine suicidio scelto come estrema fuga dal gioco degli invasori imperialisti. Allo stesso modo, il nostro avatar femminile e dalla pelle scura sarà al centro di un viaggio fantasioso ed onirico in un mondo soggiogato dalla forza di poteri troppo grandi per essere persino compresi, ma senza dubbio animati da intenzioni malvagie e desiderosi di opprimere i più deboli e i diversi. Pur praticamente priva di dialoghi, l’opera risulta capace di un grande potere comunicativo, fatto di narrazione non verbale, di splendidi scenari evocativi ed inquietanti e di una certa qual poetica di fondo. Una storia quindi affascinante, vuoi per la direzione artistica scelta, vuoi per le profonde radici antropologiche, etniche e storiche alla base delle scelte degli sviluppatori. 

Scoperte le radici motivazionali di determinate scelte legate tanto all’arco narrativo quanto alle caratteristiche fondanti della protagonista, passiamo ora al gameplay. Il prodotto nasce originariamente come produzione per l’ambito mobile e, lo ammettiamo senza patemi: in determinati elementi questo fatto si vede, si fa notare e non passa del tutto inosservato. La struttura fondante del gioco è quella di un “metroidvania”, con moltissimi elementi di esplorazione progressiva di un mondo complesso e complicato, non di facilissima lettura, dove il backtracking e la scoperta graduale dei collegamenti tra aree è imprescindibile. Come la pazienza del giocatore che, inutile negarlo, dovrà dedicarsi con attenzione a diversi aspetti di interazione ambientale per potersi districare tra piattaforme e puzzle ambientali.

Risultato immagini per dandara switch

La particolarità del tutto è dettata proprio dal metodo di spostamento e di movimento dell’avatar: in un ambiente ostile e privo di direzione, Dandara potrà avanzare soltanto balzando da una piattaforma all’altra, secondo un modo direzionale in linea retta, regolato da elementi quali l’angolazione e la distanza. L’analogico, sostanzialmente, servirà a indirizzare la freccia direzionale lungo cui il personaggio potrà eseguire il balzo, senza poter controllare direttamente il movimento del personaggio stesso. Se nelle fasi iniziali il tutto risulta piuttosto semplice, avanzando nel gioco anche di poco ci troveremo a dover riflettere più del previsto per capire quali spostamenti effettuare e, progredendo nell’avventura, ci troveremo davanti a situazioni dove non solo il cervello ma anche il coordinamento occhio-mano verranno messi a dura prova. Il secondo (e ultimo, in pratica) comando di gioco è poi legato alla possibilità di Dandara di sparare dei dardi, capaci di attivare elementi interattivi da un lato o di infliggere danni ai nemici, tramite la pressione di un altro tasto, con traiettorie sempre direzionate allo stesso modo. Il tutto è piuttosto ben calibrato per i controlli dei JoyCon, mentre quella che parrebbe essere la soluzione più ovvia (essendo il gioco di derivazione mobile) risulta essere il sistema di controllo meno convincente: il touch screen è infatti utilizzabile in modalità portatile, ma non sembra rispondere in maniera consona in diverse occasioni. Peccato.