La curva di apprendimento è ben gestita dagli sviluppatori, mettendo il giocatore davanti a situazioni di crescente difficoltà ma raggruppate dal medesimo crisma di giocabilità di fondo: sostanzialmente, trattasi di situazioni di movimento prima, di interazione poi, fino ad arrivare a elementi di scontro o contro il tempo o contro l’interattività di elementi esterni a noi, tutti da affrontare con i due comandi di base prima descritti. È come se il team ci mettesse in mano i principali strumenti di controllo per poi costringerci tramite il mero game design a sperimentare con essi, in maniera non esplicita ma al contempo mai criptica, dandoci il bagaglio di elementi necessari per la risoluzione di ogni momento di gioco per poi lasciarci camminare con le nostre gambe. O, in questo caso, le nostre mani. Una continua crescita che ricorda in qualche modo i vecchi capolavori proprio di Nintendo, maestra nelle spiegazioni intra-diegetiche in molti dei suoi titoli.

Risultato immagini per dandara

Due sono i difetti principali del gioco, dal mio punto di vista (oltre ai comandi touch davvero poco convincenti): la ripetitività e la longevità. Due elementi per altro interconnessi tra loro, ovviamente. La varietà delle situazioni tende ad esaurirsi troppo presto, nonostante le prime promettenti fasi iniziali, tradendo forse i limiti di un sistema di controllo fresco, ma al contempo non poi così profondo, probabilmente a causa delle origini mobile dell’opera. Il senso di noia non subentra in maniera troppo invasiva, però, soprattutto a causa di un’esperienza di gioco più breve di quanto l’universo di riferimento avrebbe forse meritato. Il titolo, infatti, saprà coinvolgere il fruitore in questa onirica e artistica avventura, grazie anche allo stile adottato, tanto dal punto di vista grafico quanto da quello sonoro. Il risultato finale è infatti quello di un contesto narrativo funzionale intrigante, di grande atmosfera, con fondali e scenari, ma anche suoni e silenzi, sapientemente gestiti dal team creativo.

Dandara è davvero un esperimento interessante, riuscito in gran parte e con solo alcuni elementi non pienamente soddisfacenti. Elementi che non consentono al gioco di eccellere, ma che al contempo non affliggono troppo l’opera. Il titolo infatti risulta in ogni caso ben definito e caratterizzato, per certi aspetti unico. E pertanto, meritevole della vostra attenzione.