Koei-Tecmo merita davvero parecchia attenzione da parte dei possessori di Nintendo Switch. Non solo è stata tra le prime software house a puntare sull’hardware ibrido della casa di Kyoto, ma ha sia partecipato allo sviluppo di titoli in esclusiva collaborando con Nintendo (ad esempio per Fire Emblem Warriors) che contribuito alla programmazione di giochi di altre software house in vista del loro approdo sulla console in questione (ad esempio prendendo in mano lo sviluppo di Persona 5 Scramble o One Piece Pirate Warriors 4). Il tutto senza dimenticare le proprie produzioni interne, tra le quali spicca ovviamente la saga “Mosou” o “Warriors”, lasciata spesso nelle ormai sapienti mani del team Omega Force. L’ultimo illustre rappresentante di questo filone è Warriors Orochi 4 Ultimate, che andiamo ora ad analizzare tutti assieme.

Accanto ai Dinasty Warriors (prevalentemente incentrarti sull’interpretazione a base action delle vicende storiche cinesi) e Samurai Warriors (invece focalizzato sul Giappone feudale), la casa di sviluppo del Sol Levante ha da tempo offerto un approccio più fantasy ed eterogeneo con la serie Warriors Orochi, dove le vicende e le figure storiche realmente esistenti che sono alla base delle altre serie vengono affiancate da numerosi elementi mitologici, siano essi personaggi, luoghi, divinità o reliquie. Anche nel caso del quarto capitolo il presupposto narrativo affonda le sue origini in contesto più fantasy, capace di gettare le basi per il contesto crossover alla base della saga: Zeus, infatti, decide di sfruttare il potere di alcuni bracciali magici per creare uno snodo spazio-temporale dove far fluire gli eroi di entrambe le saghe, così da generare un nuovo universo proprio dallo scontro dei due preesistenti. Peccato che suo figlio Perseo, spaventato dalle conseguenze delle azioni del folle padre, rubi uno di questi talismani e che, sulla terra, alcune figure decidano di impossessarsene in modo da sfruttare questo potente talismano a proprio vantaggio. Ed è in questo convulso scenario di guerra che gli eroi di entrambe le saghe scendono sul terreno di guerra, al fianco degli dei.

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Dal punto di vista del gameplay questo approccio ancor più bizzarro del solito non apporta grandissime novità: che i “super colpi” eseguibili dopo li caricamento di una certa barra riportino la dicitura tipica dei capitoli Dinasty oppure Samurai, all’utente finale poco cambia. Ancora una volta ci troveremo a indossare i panni di un avatar estremamente potente, schierato in battaglie contro centinaia e centinaia di nemici in ogni mappa, da sconfiggere a ondate per conquistare diverse aree del livello e, così facendo, triggerare i numerosi eventi-missione che li compongono (solitamente legati all’apparizione di particolari nemici o al mantenimento temporaneo di alcune posizioni difensive, o ancora alla conquista di uno specifico spazio della mappa). Insomma, non è la novità né un netto stacco col passato, quello che caratterizza questo quarto capitolo, bensì al contrario la capacità di ammassare tutto quello che ci si aspetterebbe da un Mosou. Una summa, quasi fossimo davanti a un compendio. Soprattutto in questa versione “Ultimate”.