Piuttosto semplici ma altrettanto efficaci risultano essere le trame dei due giochi in questione: partendo da presupposto (apparentemente) molto diversi, Langrisser I e II ci metteranno al centro di filoni narrativi non intricati o complessi, ma capaci di intrattenere grazie a punti salienti che oggi riterremmo cardini del genere, tra rapimenti e assassinii, vendette e senso di giustizia, tra bene e male contrapposti sia sul piano umano che su quello sovrannaturale. Dame e cavalieri, insomma, senza dimenticare i draghi. Non resterete sorpresi da un approccio cinematografico, quanto piuttosto cartoonesco, arrivando però ad apprezzare gli intermezzi animati o dialogati grazie a personaggi forse non eccessivi né sopra le righe, ma senza dubbio ben delineati e capaci di farci affezionare alle loro disavventure. Senza contare come la non eccessiva invasività dell’aspetto narrativo finisca per lasciarvi il tempo di godere appieno dell’aspetto più importante di uno strategico a turni: l’estrema cura riposta nel bilanciamento delle dinamiche di combattimento.

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Dal punto di vista tecnico, il gioco alterna ai momenti narrativi (dove le illustrazioni dialogati con testi scritti rappresentano la maggioranza di questo aspetto, con solo pochi filmati animati) le fasi di battaglia: esse presentano mappe da esplorare a “bit”, con uno stile visivo che oggi definiremmo pixel art, mischiate con attimi di zoom-in a telecamera ravvicinata per gli scontri armati, dove le illustrazioni 2D sono disposte lungo l’asse orizzontale tra i due schieramenti; le barre di energia non subiscono un unico danno complessivo (visto che gli scontri avvengono molto spesso in massa, con mercenari e soldati a fianco dei nostri paladini), ma continui danni progressivi fino al termine del turno, con una interfaccia semplice e pulita, di chiara lettura anche in modalità portatile. L’accompagnamento musicale e di effetti sonori è più che discreto, anche se l’impatto visivo delle illustrazioni dell’epoca tirare a lucido rappresenta il picco delle produzioni sotto il versante artistico. La tecnica in una produzione di questo stampo ovviamente passa in secondo piano, partendo dal presupposto che gli sviluppatori hanno fatto il compitino, ma in maniera ordinata.

Langrisser I e II è una buona operazione, soprattutto se dovesse essere in grado di riportare un po’ di varietà nell’ambito degli strategici a turni (che ormai sembrano essere affidati al solo Fire Emblem, saltuariamente accompagnato da Valkyria Chronicles di SEGA), magari rilanciando la serie con nuovi capitoli inediti, al passo coi tempi. Il gameplay è seminale, ma ancora efficace; il comparto grafico presenta due approcci diversi, capaci di rispondere a pubblici potenzialmente diversi. Il respiro è quello di remake a basso profilo tecnico e di budget, ma il risultato è che il gioco…anzi, i giochi valgono la candela.