Square-Enix non molla più la sua presa sul portafoglio degli appassionati videogiocatori di Nintendo Switch e ci propone il suo ennesimo JRPG (Japanese-role-playing-game), questa volta sotto l’egida di una vecchia gloria dei tempi andati: Trials of Mana, remake del terzo capitolo della famosa serie “Seiken Densetsu”, per altro mai arrivato in occidente fino a pochissimo tempo fa (grazie alla “Collection” sempre per Switch). Un rifacimento completo, completamente tridimensionale, in Unreal Engine e con tanta azione nel suo sistema di combattimento, pronto a far appassionare tanti nuovi giocatori in tutto il mondo alla serie dell’Albero di Mana e alle sue Pietre Magiche. Un’avventura a cavallo tra vecchio e nuovo, tra tradizione e modernità, a metà di un guado pericoloso: quello che dalle origine su Snes cerca di trasportare canovaccio e dinamiche dei tempi andati nel pieno della “next gen” 2020. L’esperimento sarà riuscito?

Pur affondando le radici nel passato, resta che il gioco ha una struttura molto particolare per quanto riguarda il dipanarsi delle vicende, strettamente correlato alla scelta del “party”: contrariamente a molte altre produzione del genere, infatti, dove il protagonista principale è predeterminato e, lungo il proprio percorso di formazione, finisce per incontrare diversi compagni di viaggio, in questo caso l’approccio è differente. Le vicende si svolgono all’interno di un mondo dove la minaccia del male è stata respinta dalla Dea del Mana, capace di imprigionare l’incontrollabile energia fatata all’interno di 8 pietre magiche, imprigionando in questo modo gli spiriti malvagi. Purtroppo però, col passare del tempo, la forza dei sigilli si sta indebolendo e l’intera regione rischia di ripiombare nel caos della guerra, anche per colpa dei seguaci del male, che cospirano per ripopolare queste regioni con i loro malvagi padroni. In questo contesto, però, si muovono anche le vicende più terrene di alcuni giovani personaggi (6 in tutto), i cui destini sono legati tanto alle problematiche sociali dei loro rispettivi regni d’origine, quanto (a loro insaputa) al grande Male che rischia di sprigionarsi a causa dell’indebolimento del Grande Albero (in cui la Dea del Mana si era tramutata tanto tempo addietro, sfiancata dagli sforzi perpetrati per imprigionare gli spiriti all’interno delle pietre).

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La caratteristica più singolare è quella secondo la quale l’avventura principale, pur coprendo un arco narrativo condiviso tra i diversi protagonisti, verrà raccontata secondo punti di vista molto differenti, con contenuti specifici relativi a ciascuno dei membri del party selezionato. In particolare, all’inizio del gioco dovremo scegliere 3 character tra i 6 presentati, suddivisi in un leader, una spalla e un comprimario; questo determinerà in gran parte numerosi degli eventi presentati a schermo ma non solo: selezionando le giuste “coppie” di personaggi principali e spalle (lasciando al comprimario il solo ruolo di “assistente” durante le battaglie, pur potendone rivivere in ogni caso l’incipit narrativo, vissuto come un flashback nelle parti iniziali del racconto) sarà anche possibile approfondire ulteriormente alcuni aspetti della trama, grazie ad alcuni dialoghi specifici che potranno intercorrere soltanto tra alcuni dei protagonisti del racconto. Per chi volesse saperlo prima di iniziare a giocarci, le coppie suggerite sono Duran e Angela, Hawkeye e Riesz, Kevin e Charlotte. Intendiamoci, sarete liberi di comporre il party selezionando tre personaggi in maniera totalmente arbitraria, riuscendo in ogni caso a godervi il canovaccio fino in fondo, ma qualora le caratteristiche di questi lottatori sopra segnalati vi sembrassero in ogni caso un interessante mix, perché non approfittarne per scoprire anche i lati più nascosti di questa avventura?