Se la maggior parte del nostro tempo e delle nostre energie verranno spese tra campi, stalle e cave, non va dimenticato nemmeno la componente cittadina, dove come dicevamo risiedono gli altri personaggi, capaci di popolare le ambientazioni con il loro carattere, le loro storie e le loro richieste. Sì perché come in ogni videogioco che si rispetti, ciascuno avrà preferenze o necessità, soddisfacendo le quali il nostro personaggio potrà rinsaldare il suo rapporto con questo piuttosto che con quell’altro abitante. Se è vero che la dinamica di gestione e investimento delle risorse nella fattoria è senza dubbio il gancio principale della produzione qui presa in esame, è altrettanto vero che tra luoghi, minigiochi, attività, eventi e NPC coi quali approfondire il legame anche l’aspetto più “social” del titolo riesce a mantenere alto l’interesse e a offrire una discreta varietà alla fasi di puro “lavoro”, differenziando il ritmo di gioco e riuscendo in questo modo ad allontanare il possibile spauracchio della ripetitività. E scusate se è poco!

La componente tecnica del gioco senza dubbio denota una produzione di non altissimo budget, pur non sfigurando. Partendo dalla base del titolo originario, si passa qui a un motore grafico completamente tridimensionale, molto pulito e minimalista sia per quanto concerne la mole poligonale che il lavoro di texture ed effetti di luce e superficie. Lo stile adottato appare molto fedele al gioco che lo ispira, con modelli super deformed a una impostazione sia stilistica che tecnica (a partire ad esempio dalla telecamera utilizzata) che restituiscono la sensazione di un prodotto simpatico, colorato, piacevole alla vista ma evidentemente poco ambizioso. La semplicità del tutto quantomeno si traduce in una pulizia dell’immagine evidente e in performance stabili in termini di fluidità. La colonna sonora rappresenta un piacevole accompagnamento a chiosa di un prodotto dalle pretese limitate, ma dall’effetto conciliante. Probabilmente molti avrebbero preferito un approccio stilistico e tecnico più vicino a Doraemon: Story of Seasons, anche lui piuttosto umile ma al contempo forse più moderno per quanto concerne l’aspetto puramente visivo, e non possiamo che augurarci che prossimi possibili (probabili) episodi riescano a fare un salto di qualità dal punto di vista grafico, per meglio adattarsi alle potenzialità della console di Nintendo.

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Story Of Seasons: Friends of Mineral Town è un buon inizio della serie per molti appassionati che vogliano rituffarsi nelle atmosfere classiche e tradizionali di un “farming simulator” con molti punti in comune anche con il più famoso ed apprezzato Animal Crossing ed è capace, assieme a Stardew Valley, di formare una discreta trinità di simulatori di vita agreste sull’hardware ibrido della casa di Kyoto. Forse troppo adeso stilisticamente e tecnicamente al titolo originario di cui si fa remake, apprezziamo invece con positività il suo restare fedele alle radici (e mai similitudine fu più azzeccata!) del brand (di cui ha perso il nome) sotto il versante della giocabilità. Le migliorie grafiche e di gestione di menu, interfacce e inventari rispetto alla versione per Gameboy Advance fanno di questa versione Switch quella definita di un’esperienza di gioco che, però, speriamo possa fare un balzo in avanti per quanto riguarda i valori di produzione con i futuri nuovi e inediti capitoli. Che sia in salsa “Doraemon” o verso il più ambizioso Atelier di Gust e facendoci lo stesso augurio anche per la serie Rune Factory, non vediamo l’ora di mettere le mani su un Harvest Moon veramente al passo coi tempi, nel prossimo futuro.