Faeria è un mondo fatato, ma non per questo privo di pericoli. Anzi, tutt’altro: questo affascinante e magico mondo è un continuo susseguirsi di scontri, per il controllo del territorio. Territorio di gioco, come in un board game o gioco da tavola, mentre gli scontri non avvengono con lame o armi da fuoco, ma con le carte. Carte fatate, ovviamente, capaci di evocare spiriti e creature di ogni tipo, pronte a combattere al nostro comando. Se le premesse vi sembrano interessanti, allora non indugiate: entrate con noi nel mondo fatato di Faeria.

Il titolo in questione è davvero intrigante ma, come ogni mondo che si rispetti, se vorrete trarne il meglio dovrete dedicarvi a lui con passione, pena l’impossibilità di scoprirne i tesori. Questo perché la produzione presa in esame è davvero profonda e strutturata, tanto da non poter nemmeno essere definita un puro card game: la giocabilità infatti è ibridata con numerosi elementi tipici dei giochi di società, andando a creare un prodotto corposo e non banale, capace di offrire grandi soddisfazioni per chi riuscisse davvero a padroneggiarne la struttura, studiandone a fondo le caratteristiche. In un mondo fatato e ricco di abitanti (creature, mostri, maghi, evocatori e chi più ne ha più ne metta), dovrete affrontare un ampio arco narrativo in single player, con centinaia di carte da collezionare per utilizzarle nel corso delle partite, oppure lanciarvi nella mischia del multiplayer online, senza mai il timore di restare a secco di contenuti. Che preferiate l’uno o l’altro aspetto, una cosa è certa: l’universo di Faeria non pecca in longevità o stratificazione.

Faeria: Il TCG degli elementi - Recensione | NextGenTech.it

Il titolo sotto esame è infatti un misto tra un gioco di carte collezionabili (trading card game, come quello dei Pokémon o Magic the Gathering) e un gioco da tavolo come ad esempio Catan: avremo a disposizione diverse carte da gioco, ciascuna capace di evocare creature di varia natura e dotata di specifiche caratteristiche, con lo scopo di lanciare sul terreno di gioco, farle scontrare con quelle dell’avversario, arrivando a sconfiggerlo. Fin qui, tutto piuttosto normale, ma il bello arriva adesso: sì perché il tabellone non è una semplice superficie d’appoggio per le nostre “armi”, bensì un vero e proprio elemento ludico interattivo dotato a sua volta di caratteristiche proprie da tenere in considerazione per poter raggiungere i propri scopi. Il campo infatti va costruito, passo dopo passo, spendendo punti magici a ogni nostro turno, pur di poter creare un appoggio per le carte, tessera dopo tessera; ma non è finita: ciascuna “tile” avrà una sua propria natura, legata a elementi compositivi che potranno vietare il posizionamento di alcune nostre creature, o al contrario potenziarne le statistiche o ancora indebolirle, durante il turno di combattimento. Sarà quindi importante dosare con cura le energie a nostra disposizione per creare un percorso, valutandone attentamente anche l’allineamento a seconda del nostro deck, con lo scopo finale di riuscire a raggiungere l’estremo opposto dell’arena, così da poter indirizzare i nostri attacchi non più ai mostri evocati, ma direttamente contro al deck master avversario.