Quando annunciano un gioco e non riuscite a capire esattamente cosa sia…e poi il vostro sito preferito (vero?!) ne fa una recensione e ancora non riuscite a capire esattamente di cosa si tratti…qual è il primo pensiero che vi passa per la testa? Che si tratta di un capolavoro, oppure di una produzione da evitare come la peste, immaginiamo. Ebbene, Manifold Garden non è da evitare, nella maniera più assoluta. Quindi…perdetevi con noi in questa labirintica babele ludica e non ve ne pentirete.

Il gioco in questione è difficilmente decifrabile e interpretabile, ma per cominciare diciamo che ricade nella definizione di puzzle game tridimensionale, con visuale in prima persona e un notevole motore fisico alle spalle. Il nostro compito sarà quello di esplorare gli spazi pensati dagli sviluppatori per trovare il modo di proseguire nell’esplorazione stessa, lungo un percorso di scoperta guidato dalla curiosità, più che da alcun tipo di costrutto narrativo. Sfidando le logiche della gravità comunemente riconosciuta e ponendoci continuamente davanti a una sfida prevalentemente cognitiva, il titolo riesce a catturare l’attenzione del fruitore sin dalle prime battute.

Manifold Garden Review — DarkStation

Spostandoci lungo le misteriose aree di gioco, dovremo identificarne la struttura e i punti cardine, come passaggi o interruttori, per poterli modificare, con lo scopo di riuscire a entrare nell’area successiva. Compito non facile, anzi tutt’altro: il disclaimer principale infatti che vogliamo condividere è quello di armarsi di pazienza, poiché Manifold Garden metterà a dura prova la vostra pazienza sin dalle prime battute di gioco. Sarà per la complessità degli enigmi (principalmente basati sullo spostamento del personaggio nello spazio da un lato, e sul trasporto di alcuni cubi attivanti nelle rispettive aree di attivazione dall’altro), o sarà la struttura del mondo di gioco, profondamente ispirata alle opere di Escher e pertanto profondamente disorientante, ma “uscire” da questi labirinti non sarà affatto semplice.