Direttamente da Apple Arcade, ecco arrivare a pochi mesi di distanza anche su Switch il titolo Oceanhorn 2: Knights of the Lost Realm. Seguito del primo episodio già presente su eShop, l’action adventure fortemente ispirato alla serie di Zelda arriva nella sua “vera casa”, pronto a deliziare i palati innamorati dell’opera originaria di Miyamoto, cercando un confronto difficile da gestire ma, allo stesso tempo, impossibile da ignorare. Innegabile infatti lo sguardo sempre fisso sui titoli dell’eroe in tunica verde (o azzurra, visto il recente successo di Breath of the Wild), sia sotto il profilo estetico che ludico, ma non per questo significa che l’opera indie qui presa in esame non possa avere meriti tutti suoi. Se il primo episodio aveva tradito forse troppo la sua natura di epigono, il balzo in avanti del seguito, quantomeno in termini di ambizione, è piuttosto evidente: basterà un comparto tecnico più moderno, unito a un respiro più ampio, per uscire dall’ombra (ingombrante) di Zelda e ritagliarsi così un po’ di spazio sotto i riflettori di noi appassionati? Scopriamolo assieme…

Il titolo ci mette nei panni di un giovane eroe che, come da tradizione, è in procinto di diventare cavaliere: cresciuto dal nonno su di un’isola sperduta, attraverso le prime missioni verrà in possesso degli artefatti sufficienti e necessari per imbarcarsi successivamente in imprese di ben più ampio respiro e pericolosità, avendo sulle spalle il destino di salvatore del mondo. Seguendo le tracce e i racconti e i consigli della sua vecchia guida, affiancato da un compagno robotico col quale sparigliare orde di nemici e risolvere numerosi enigmi ambientali. Sì perché di base la struttura di gioco presenta questi due aspetti, amalgamati secondo un discreto equilibrio delle parti, capace di alternare con buoni risultati queste due anime (azione e avventure), fortemente legate tra loro. Un mix, come quello di magia e tecnologia che permea tutta la produzione, guidandone scenari, direzione artistica e elementi di interazione ludica.

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Per quanto concerne le nostre possibilità di dialogo con il mondo di gioco, infatti, saremo accompagnati da artefatti (come pistole, spade o scudi) a metà strada tra i manufatti steampunk creati dall’uomo e l’inesplicabile magia dei tempi antichi. Allo stesso modo, anche gli elementi di interazioni ambientale saranno a metà di questo guado che, in qualche modo, richiama alla mente gli scenari del deserto di Ranel di Skyward Sword: pur privi della medesima maestria stilistiac, ammettiamo che la mistura di elementi diversi finisce per dare un minimo di personalità alla produzione qui presa in esame, sia in termini puramente visivi che di realizzazione dell’equipaggiamento. Una personalità che invece manca a tratti sotto altri punti di vista, come quello dell’evolversi di trama e situazioni di gioco, forse troppo adagiate sui tipici cliché proposti, nemmeno a dirlo, nelle produzioni aventi luogo nelle terre di Hyrule. Un peccato, perché sarebbe bastato un pizzico di originalità in più per fornire nerbo alla cornice narrativa e spingere un po’ più in là la curiosità del fruitore.