Completamente abbandonati a voi stessi, in una magione (con annesso inquietante giardino) popolata da spaventose creature contro le quali sarete totalmente inermi, con l’unica speranza di sopravvivere legata al tentativo di non emettere alcun suono per non richiamare la loro attenzione. Buio, silenzio e impotenza come unici compagni di viaggio. Cosa potrebbe mai andare…dritto? Per chi ha amato “A Quiet Place – Un posto tranquillo” o avesse semplicemente voglia di un survival horror in prima persona da gustarsi con le cuffie, in modalità portatile e sotto le coperte…Maid of Sker arriva finalmente anche su Nintendo Switch!

Ambientato nel Galles del diciannovesimo secolo, in un antico albergo che avremmo preferito poter definire abbandonato, il titolo di Wales Interactive (non nuova ad esperienze a base di paura e orrore, come visto in The Bunker o in Don’t Knock Twice di cui potete trovare le recensioni sul vostro sito preferito) ci mette in panni sporchi e piuttosto scomodi: quelli di una vittima certa, di una persona finita suo malgrado in una situazione senza via di scampo, inerme davanti a un orrore incomprensibile e implacabile, semplicemente troppo grande e forte per poter essere compreso o sconfitto. L’unica soluzione? La fuga, poiché lo scontro è impensabile, improponibile. Troppi gli avversari; troppo forti i nemici; inesistenti i loro punti deboli. Nascondersi, non farsi trovare, e sperare di raggiungere un luogo sicuro: questo dovrà necessariamente essere il vostro obiettivo, il vostro credo, se vorrete aver cara la vita!

Maid of Sker Review | New Game Network

Dal punto di vista videoludico, questa assurda situazione si traduce in un survival horror di impianto fortemente stealth: i mostri da affrontare sono semplicemente implacabili, nonostante la loro completa cecità. Difetto e mancanza cui però sopperiscono con un udito sopraffino, quasi…soprannaturale, tramite il quale saranno in grado di percepire ogni più piccolo suono o rumore, identificandone facilmente direzione di origine e fonte. E, trovata la preda, nulla potrà più fermarli, niente è in grado di frapporsi tra loro e l’esecuzione del mortale (i cui pani sono vestiti, ahimè, proprio dal fruitore del gioco). Situazione ardua, resa ancor più difficoltosa dall’ambiente di gioco: estremamente buio, andando a ridimensionare l’unico concreto vantaggio del giocatore rispetto alle creature, e decrepito. Con tutto quel che ne consegue: assi di legno scricchiolanti, porte cigolanti, fogliame e arbusti sempre pronti a tradirci anche nelle aree aperte, teoricamente meno problematiche delle chiuse e soffocanti stanze dell’albergo. Persino il nostro respiro potrà, in diverse occasioni, ritorcersi contro di noi, per cui fate attenzione: in più di un’occasione durante le fasi di gioco, l’unico modo per sopravvivere sarà proprio quello di tapparsi la bocca per non emettere fiato. Salvo poi scoppiare in un accesso di tosse inopportuno, qualora le polverose aree dell’albergo fossero state troppo sollecitate dai movimenti, nostri o delle creature, riempiendoci i polmoni in maniera sgradevole.