Xbox Series S: Mafia: the old country: la recensione

Dalla Sicilia del primo Novecento prende vita il capitolo più autentico e viscerale della saga: Mafia torna alle origini, tra polvere, onore e sangue.

Dal punto di vista del gameplay, il nuovo capitolo si allontana consapevolmente dalle ambizioni open world di Mafia III, che pur nella sua vastità finiva per diluire la forza della narrazione in attività secondarie poco incisive. The Old Country preferisce invece una struttura più lineare, che privilegia il ritmo e la coerenza della storia, riportando il giocatore in un’esperienza dal respiro più cinematografico, dove ogni missione si sviluppa come un capitolo denso, privo di inutili dispersioni. Pur apprezzando la dinamiche più lineare e guidata rispetto ai capitoli precedenti la sensazione è quella di essere talvolta un po’ troppo limitati. Nel muoverci vedremo diverse case, cascine, villaggi, che ci piacerebbe esplorare ma non potremo, in quanto al di fuori del perimetro di interazione della missione, peccato, speriamo si possa allargare il raggio d’azione con un eventuale DLC. Le meccaniche di combattimento, dal canto loro, riscoprono la semplicità strategica dei primi capitoli: coperture, scontri ravvicinati brutali, e un sistema stealth che, pur senza rivoluzionare il genere, valorizza la pazienza, l’osservazione e la lettura degli spazi. Non si tratta di infilarsi nei cespugli in stile “predatore invisibile”, ma di ragionare come farebbe un uomo costretto a muoversi in ambienti angusti e senza il lusso dell’arsenale a portata di mano. L’approccio diretto è crudo, sporco, volutamente fisico: ogni colluttazione trasmette la sensazione di fatica, e ogni colpo, che sia a mani nude o con armi bianche, ha un peso che si fa quasi sentire sulle dita. Nel combattimento avremo la possibilità di fare un set di azioni basiche come attacco leggero, attacco potente, schivata, contrattacco. Nelle sparatorie invece avremo un basico sistema di copertura e fuoco, comunque in grado di rendere bene la drammaticità del momento.

La verticalità degli ambienti, seppur limitata rispetto ad altri sandbox moderni, viene sfruttata con intelligenza in alcuni segmenti più chiusi, come i vicoli stretti o gli interni di edifici, per creare situazioni di caccia al topo dove la tensione cresce per la mancanza di vie di fuga. Non mancano sezioni a bordo di veicoli o a cavallo, ma anche qui l’intento non è il free roaming, bensì sequenze guidate che si inseriscono organicamente nel racconto, mantenendo il focus sul contesto narrativo (si veda ad esempio il palio di San Celeste nelle primissime battute del gioco). Il comparto tecnico, affidato all’Unreal Engine 5, consente di elevare il livello di dettaglio a standard visivi davvero notevoli, ma la grandezza di questa scelta non risiede tanto nella spettacolarità grafica, quanto nella capacità di rendere tangibile l’ambiente. Le superfici scrostate dei muri, i volti segnati dalla fatica, la polvere che si solleva al passaggio, la luce calda che filtra tra le persiane socchiuse: ogni elemento concorre a creare un senso di materialità palpabile. Anche i suoni — dalle grida dei mercanti al rimbombo secco degli spari nei vicoli — sono progettati per immergere il giocatore in un mondo che non vuole stupire con effetti speciali, ma coinvolgere, trascinandolo in una realtà che sembra respirare. Nulla è superfluo, ogni azione ha un significato, ogni angolo di San Celeste racconta una storia.

La durata complessiva dell’avventura si attesta attorno alle dodici-quattordici ore, un tempo piuttosto contenuto se paragonato a molti altri titoli concorrenti. È una scelta che da un lato limita la sensazione di grande respiro, ma dall’altro restituisce un’esperienza più compatta e cinematografica, senza missioni riempitive o sezioni superflue. Seppur legittimo desiderare un arco narrativo più lungo, va compreso che la forza di Mafia: The Old Country sta proprio nella capacità di non disperdere il racconto, mantenendolo teso e coeso fino all’ultimo capitolo.  Al netto di qualche limite — un’impostazione a tratti fin troppo guidata, qualche sezione di gameplay ripetitiva e una durata non particolarmente estesa — il nuovo capitolo convince grazie a ciò che mette davvero al centro: l’ambientazione storica, la resa visiva di grande impatto, l’autenticità della lingua e soprattutto una narrazione che riesce a restituire profondità umana a un tema spesso banalizzato. Mafia: The Old Country è un titolo che, pur con qualche inciampo, si impone come un’esperienza da non perdere per chi cerca storie intense e atmosfere indimenticabili.

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La recensione

8 Il voto

Mafia: The Old Country non è un open world sconfinato, ma un racconto compatto e cinematografico che ci trascina nella Sicilia di inizio Novecento. La scelta del doppiaggio in siciliano, l’impatto visivo dell’Unreal Engine 5 e l’attenzione al dettaglio storico creano un’atmosfera unica e coinvolgente. Qualche limite c’è: durata contenuta, struttura guidata e sezioni di gameplay non sempre ispirate. Ma la forza della narrazione e l’autenticità dell’ambientazione rendono questi difetti secondari. Un titolo che, pur senza rivoluzionare, si impone come un’esperienza imperdibile per chi cerca storie intense e ben raccontate.

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